Storie narrate, storia vissuta

Zora del Buono con il suo cane Mica a Berlino. Petra Krimphove

Un giorno il nonno, un italiano, salvò la vita a Tito. Una storia che la piccola Zora sentì raccontare centinaia di volte. Tuttavia, l’autrice svizzera Zora del Buono ha ora eretto un monumento letterario alla figura femminile al suo fianco, la combattiva nonna slovena.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 settembre 2020 - 18:00
Petra Krimphove, Berlino

Zora del Buono si è già fatta un nome come autrice, grazie ai testi poetici per la rivista 'Mare' e ai libri pubblicati. In particolare, la novella 'Gotthard', data alle stampe nel 2015 e la cui trama si snoda in un’unica giornata durante il traforo della galleria di base del San Gottardo, ha convinto la critica sia svizzera che tedesca. Nel suo ultimo romanzo 'Die Marschallin', del Buono scava nei meandri di un passato familiare politicamente molto intricato.

La copertina di 'Die Marschallin'. zvg

La marescialla è la nonna slovena Zora del Bueno, di cui ha ereditato il nome: da giovane,  carattere e coraggio da vendere, abbandona la slovena Bovec per seguire il radiologo italiano Pietro del Buono nella sua città, Bari, partorisce tre figli e prende subito in mano le redini della famiglia, diventando una figura stimata e temuta al tempo stesso. "Era il perno della famiglia",  ricorda la nipote, "ma per lei molti si sono anche rovinati". 

Salvare la vita a Tito?

I suoi nonni erano di ideologia radical chic, e dalla loro villa in Sud Italia sostenevano con impeto la lotta partigiana contro Mussolini e l’esercito fascista. Anche Antonio Gramsci, il padre fondatore del partito comunista italiano, era amico di famiglia. Prove alla mano. Ma cosa c’è di vero nel racconto secondo cui il nonno, con il suo consiglio, avrebbe salvato la vita a Tito?

Aveva infatti consigliato all’eroe jugoslavo di non farsi operare a Mosca, come invece proponevano i compagni di partito. Si trattava forse di un espediente per liberarsi dell’infedele comunista occidentale? E se non si fosse più risvegliato dall’anestesia?

La storia, tra Slovenia e Italia

"Mi piace sentirmi diversa".

Zora del Buono, autrice

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I colloqui confidenziali e gli incontri tra Tito e il dottor del Buono sono documentati. In un acribico lavoro di ricerca con i biografi di Tito l’autrice ha ritrovato le fonti, come ci racconta in un caffè di Berlino. Nel suo libro le vicende politiche della Slovenia si intrecciano a quelle dell’Italia del XX secolo in un accattivante e personale canovaccio di cronaca familiare: grandi segreti ed elementi drammatici compresi.

Personale anche perché durante le sue ricerche Zora del Buono, nata a Zurigo nel 1962, riscopre molte cose sul padre Manfredi, prematuramente scomparso. Il figlio minore della 'marescialla' venne in Svizzera come giovane radiologo e conobbe la madre di Zora del Buono, un’argoviese che a 14 anni aveva lasciato la casa paterna per diventare assistente di radiologia a Zurigo. Un gande amore, che però non ebbe lunga vita.

Otto mesi soltanto dopo la nascita della figlioletta, il padre, appena 33enne, perse la vita in un incidente della circolazione causato da un automobilista spericolato. Zora del Buono conosce il padre solo dai racconti e dalla fotografie; nel suo romanzo lo fa rivivere come simpatico e baldo giovanotto. "In questo modo ho accorciato le distanze tra di noi".

Cresciuta a Zurigo con la madre, nei primi anni visse anche a Bari con la famiglia del padre, proprio nella stessa villa che fa anche da punto fermo del romanzo.

Cofondatrice di 'Mare'

Forse fu un anelito di spirito ribelle ereditato dalla nonna che nel 1987 spinse la nipote Zora fino a Berlino. Zurigo iniziava a stare stretta alla giovane studentessa in architettura. Da allora vive in Germania in una grande comune a Berlino-Kreuzberg, che sempre più spesso ospita anche l’anziana mamma, cui a Zurigo manca il sostegno della figlia.

Anche sua madre, ribadisce Zora del Buono, era una donna forte. Dopo la perdita del marito e con la figlioletta a carico aveva ottenuto la maturità e studiato storia dell’arte a Zurigo. "Era l’unica nuora che godeva dei favori della rigida marescialla".

Per puro caso a Berlino, Zora l’architetta diventa un’autrice di successo: era il 1997 e il suo caro compagno di scuola di Zurigo Nikolaus Gelpke, nel frattempo diventato biologo marittimo a Kiel, ebbe l’idea di lanciare una rivista simile allo 'Spiegel' per gli amanti del mare. Zora del Buono propose invece di ispirarsi piuttosto alla pubblicazione 'DU': e così nacque 'Mare, la rivista dei mari'. "A quei tempi nessuno di noi aveva grande esperienza di giornalismo", ricorda con un sorriso compiaciuto.

'Mare' fu e rimane un progetto di successo. Anche 142 edizioni più tardi le idee continuano a zampillare. Saggi e reportage dallo stile brillante accompagnano il lettore in luoghi suadenti con persone interessanti sulle coste e mari del pianeta.   

"Mi piace sentirmi diversa"

I primi anni, Zora del Buono era membro della redazione centrale, nel frattempo si ritaglia degli spazi per scrivere e fare le sue ricerche. Per il resto, le 57enne gira il mondo per la rivista Mare o si imbarca su una nave container. "E dire che l’acqua non è proprio il mio elemento", ci confida durante una passeggiata al parco con il suo piccolo cane nero Mica, un vivace incrocio siciliano. La maggior parte delle volte viaggia sola, a volte con il cane. Non sarebbe un problema, anzi, un desiderio: "Mi piace sentirmi diversa", afferma. Sì, adora la solitudine di questa condizione.

I cigni al lago di Zurigo

Anche per essere più vicina a sua madre, da alcuni anni passa molto più tempo a Zurigo. Dopo i decenni vissuti a Berlino ora ha affittato un piccolo appartamento. Sono stati anni carichi di vita e di passione a Berlino, racconta con fervore. Nottate intere al bar, dibattiti interminabili al tavolo della cucina, le giornate passate come direttrice lavori in uno studio di architettura, dove si guadagnava da vivere conclusi gli studi.

Dopo la riunificazione e la conseguente centralizzazione la città avrebbe perso molto del suo charme. Le mancano le rotture, la sottocultura e tutto il contesto affatto borghese che l’aveva attirata in quella città allora ancora divisa.

Oltre 30 anni dopo la riunificazione tedesca, Berlino ai suoi occhi è diventata così docile che anche Zurigo non è più da meno. La sua città natale si è infatti sviluppata in direzione opposta, diventando molto più affascinante e poliedrica di come se la ricorda nei suoi anni di gioventù. "Oggi mi ci trovo molto bene, anche se ci sono troppo soldi in giro".

Zurigo è assai più tranquilla e adesso apprezza questa caratteristica. Chissà dove la porterà ancora la vita: "Magari da vecchia sarò qui a gettare il pane ai cigni".

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