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Zurigo: elezioni all'insegna dell'incertezza

La piazza finanziaria di Zurigo brilla un po' meno negli ultimi tempi Schweiz Tourismus

Nel canton Zurigo si rinnova, questa fine settimana, governo e parlamento in un clima caratterizzato da sentimenti di sfiducia in campo politico ed economico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 aprile 2003 - 19:09

Da numerosi anni, la situazione della capitale economica svizzera non appariva infatti così fragile e incerta.

La campagna elettorale, insolitamente tesa, prova che gli elementi di frizione a livello politico non mancano. Le questioni centrali, intorno alle quali ha ruotato nei mesi scorsi il dibattito elettorale, sono sostanzialmente quattro: l'economia, il trasporto aereo, le finanze cantonali, la sicurezza.

Con oltre 1,2 milioni di abitanti e un reddito medio pro capite superiore ai 60.000 franchi, Zurigo è il polo economico più importante della Svizzera e una delle regioni più sviluppate d'Europa, oltre che una delle più potenti piazze finanziarie mondiali.

Da un anno e mezzo, tuttavia, questa fortezza dell'economia sta incassando una serie di duri colpi, anche se la situazione non può essere sicuramente definita castastrofica.

Il primo è stato il crollo della Swissair, con tutti i suoi pesanti strascichi sociali (migliaia di licenziamenti), finanziari (miliardi di franchi "bruciati") e politici (coinvolgimento di esponenti del Partito liberale-radicale). Il pronto investimento del cantone (oltre 300 milioni di franchi) nella nuova compagnia di bandiera Swiss, non è stato salutato da tutti come una decisione saggia.

Crisi del settore bancario

Lo sgonfiamento della bolla speculativa delle borse ha poi fatto sentire pesantemente i suoi effetti sul settore bancario e parabancario che, secondo diversi osservatori, l'anno scorso ha perso un buon 5 per cento dei 40 mila posti di lavoro che conta la piazza finanziaria zurighese.

E c'è chi afferma che la cura dimagrante dovrà superare il 10 per cento, poiché occorre ridurre ancora i costi: un modo indiretto per dire che gli affari non vanno più così bene.

Alla crisi occupazionale di questo settore - aggravata dalla sfiducia generata dagli errori commessi, ai vertici di banche ed assicurazioni, nella gestione degli investimenti finanziari - si deve tuttavia aggiungere il rallentamento generale dell'economia subentrato l'anno scorso.

Una tendenza che ha fatto salire il tasso di disoccupazione al 4,6 per cento, ben sopra la media nazionale del 3,9 per cento. Questa situazione, unita alla carenza di posti d'apprendistato per i giovani, preoccupa molto l'opinione pubblica.

Voltafaccia dell'UDC

Ma se il ministro cantonale dell'economia, il radicale Ruedi Jecker, non dorme sonni tranquilli in vista delle elezioni, è soprattutto per la forte contestazione mossagli dall'Unione democratica di centro (il partito di Christoph Blocher) a proposito dell'aeroporto intercontinentale di Zurigo-Koten e della compagnia aerea Swiss.

Rinnegando le proprie precedenti opinioni, l'Udc ha proclamato in piena campagna elettorale che l'"hub" zurighese è troppo grande, va ridimensionato a livello di scalo regionale e che il cantone deve ridurre i suoi investimenti e la sua quota azionaria nell'azienda di gestione aeroportuale.

Naturalmente, i radicali ed i socialisti difendono il mantenimento dell'impegno pubblico in questo settore, un po' per questioni di prestigio, un po' perché sono davvero convinti dell'importanza economica di un aeroporto intercontinentale e un po' per non lasciare che scompaiano altre migliaia di posti di lavoro.

Risparmi e tagli fiscali

Un altro elemento di forte contrasto tra i partiti zurighesi è la politica finanziaria del cantone. L'Udc ha insistito a lungo per una riduzione del 17 per cento della pressione fiscale e, non riuscendo ad ottenerla, ha messo in difficoltà lo stesso ministro delle finanze, che è un suo rappresentante in governo, opponendosi all'approvazione del preventivo.

A questo punto, però, la questione centrale è la ripartizione dei tagli da 600 milioni di franchi all'anno, richiesti dalla necessità di risparmiare e dalla riduzione delle imposte (alla fine decisa nella misura del 5 per cento). Per le forze politiche è un duro esercizio che coinvolge molti settori della società: dall'assistenza sociale alla promozione della cultura, dai trasporti pubblici alla sicurezza, dalla scuola alla sanità, e così via.

Sicurezza e richiedenti l'asilo

La sicurezza, infine, è il tema di confronto politico nel quale si fanno confluire questioni come la gestione dei richiedenti l'asilo e degli stranieri in generale, la politica sociale e dell'integrazione, la lotta alla droga e alla criminalità, la gestione dei corpi di polizia. Sono tutti argomenti sui quali lo scontro tra destra e sinistra è alquanto vivace, alimentato soprattutto dall'intransigenza dell'Udc.

Sul tema dell'asilo, il dibattito ruota intorno all'appello lanciato di recente dal Municipio di Zurigo, che chiede una migliore integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro. Le posizioni dei partiti sono distanti: la sinistra condivide in pieno le proposte fatte dal sindaco della maggiore città svizzera; la destra non vuole sentir parlare di togliere il divieto di lavoro imposto agli asilanti.

A questa destra blocheriana e populista, la consigliera nazionale socialista Regine Aeppli, candidata al governo cantonale, ha replicato: «Nei prossimi anni avremo bisogno di migliaia di lavoratori provenienti dai cosiddetti Stati terzi, cioè non appartenenti all'Unione europea. Dovremmo allora non autorizzare gli asilanti, e far venire ancora altri stranieri a lavorare?»

La guerra delle polizie

Ma lo scontro tra destra e sinistra non si esaurisce qui. Tocca anche altri temi delicati, come la liberalizzazione del consumo di droghe leggere, e prosegue su questioni come la gestione dei corpi di polizia. Quest'ultima, è una querelle che si trascina da anni tra l'assessore socialista (una donna) responsabile della polizia cittadina, ed il consigliere di Stato (un'altra donna, dell'Udc) a cui è sottoposto il corpo della polizia cantonale.

La contesa è nata qualche anno fa per ragioni finanziarie (come il costo della famosa polizia scientifica della città di Zurigo), ma è sfociata poi in questioni di prestigio e di puntiglio. Sta di fatto che alla città non piace la divisione delle competenze di polizia che il cantone le vuole imporre, ed al cantone non piace la politica della città nel campo della sicurezza.

È in questo clima teso che i cittadini del canton Zurigo s'apprestano ad eleggere i propri rappresentanti. E l'impressione è che questa volta terranno conto più del solito dei problemi reali che i loro eletti dovranno affrontare.

swissinfo, Silvano De Pietro, Zurigo

Fatti e cifre

12 gli aspiranti alle 7 poltrone dell'esecutivo cantonale.
Oltre 1900 i candidati per i 180 seggi del parlamento.
Ripartizione attuale: UDC 61 seggi, PS 44, PLR 35, PPD 13.

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In breve

La situazione economica del canton Zurigo, il più ricco della Svizzera, ha cominciato a deteriorarsi dall'inizio del 2002, in seguito anche al crollo della Swissair.

La crisi ha coinvolto questa volta anche il settore bancario e assicurativo, fiore all'occhiello della piazza finanziaria internazionale.

Diverse storiche aziende del settore terziario hanno subito pesanti perdite l'anno scorso, tra cui Credit Suisse, Swiss Life, Zurich, Winterthur, ecc.

Il tasso di disoccupazione figura tra i più alti in Svizzera (4,6% contro il 3,9% su scala nazionale).

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