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Berna verso la ratifica dell’Accordo sul clima

Il Consiglio nazionale, la camera bassa del Parlamento svizzero, ha accolto la ratifica dell’Accordo sul clima raggiunto a Parigi nel 2015. A nulla sono valsi i tentativi del partito di destra UDC di non entrare in materia, e del PLR (centro-destra) di limitare l’obiettivo di riduzione dei gas a effetto serra per il quale Berna si è impegnata. Entro il 2030, dovranno calare del 50% rispetto a quelli emessi nel 1990.

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L’accordo di Parigi, approvato da oltre 190 Stati, mira a contenere entro i 2 gradi l’aumento della temperatura del pianeta rispetto all’epoca pre-industriale. Obbliga tutti gli Stati firmatari a presentare ogni cinque anni obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e adottare misure nazionali in merito.

Se anche il Consiglio degli Stati, la camera alta, darà il suo via libera entro la prossima estate, la Svizzera potrà partecipare alla prima conferenza in programma nell’autunno del 2017.

Le modifiche legislative che l’accordo richiede saranno invece discusse nella revisione della legge sul CO2 che il Governo presenterà alle Camere a fine anno.

L’UDC proponeva di non entrare nel merito del progetto poiché ritiene che la Svizzera possa adottare misure a protezione del clima a prescindere dall’accordo: “La Confederazione si nasconde dietro questo trattato per sviluppare tutta una serie di tasse e di regolamentazioni”, ha sostenuto –invano- il consigliere nazionale sangallese Toni Brunner.

“Non ratificare l’accordo, significherebbe negare 25 anni di impegni della Svizzera”, ha invece rilevato la verde Adèle Thorens, a nome della commissione, “e prendere il rischio di mettersi al bando della comunità internazionale”.



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