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Infiltrazioni mafiose, controffensiva grigionese

Bucalettere intestate a numerose società
Un unico recapito per decine di società. © Keystone / Alexandra Wey

Le autorità grigionesi sembrano prendere sul serio il rischio di infiltrazioni mafiose e dopo anni di immobilismo hanno iniziato ad affinare gli strumenti per combattere il fenomeno delle cosiddette società bucalettere.


Dando seguito a una lettera inviatale dalla parlamentare grigionese e sindaca di San Vittore Nicoletta Noi-Togni, Coira intende partecipare al Piano d’azione antimafia previsto nella strategia di lotta alla criminalità 2020-2023Collegamento esterno della Confederazione. La responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter si è detta favorevole lo scorso 13 dicembre alla richiesta della granconsigliera retica e ha trasmesso l’istanza alla responsabile della polizia federale (FedPol), Nicoletta Della Valle.

Piano d’azione antimafia

Da parte sua la titolare dell’Ufficio federale di polizia ha voluto precisare in proposito che prende “molto seriamente la minaccia rappresentata dalle mafie italiane” e che il piano operativo contro le organizzazioni criminali “racchiude “diverse misure che non sono circoscritte al Ticino. Il cantone italofono, vista anche la sua posizione geografica, resta centrale nei programmi di contrasto della criminalità di Berna ma la direttrice della FedPol si è rallegrata per l’imminente partecipazione di Coira che apporterebbe “un valore aggiunto alla lotta contro le mafie italiane”.

Le società bucalettere sono imprese commerciali che dispongono solo di un indirizzo postale ma sono prive di una reale sede o di un’amministrazione (o più in generale di personale). Vengono costituite soprattutto per motivi fiscali o di anonimato e non sono di per sé, in base alle norme federali, illegali anche se in alcuni casi possono celare attività delittuose (riciclaggio, frode fiscale). 

Nel frattempo il responsabile della sicurezza grigionese Peter Peyer ha voluto confermare l’adesione del cantone al piano federale durante la sessione parlamentare di dicembre. Dopo anni di inerzia, insomma, sembra che le autorità federali e cantonali abbiano cambiato decisamente atteggiamento: del resto – è ormai cronaca quotidiana – è accertata la massiccia presenza di clan calabresi in Lombardia – a sud della frontiera ticinese – che attraverso società locali gestiscono una miriade di attività nella ristorazione, nell’edilizia e nel settore dello smaltimento dei rifiuti al fine di reinvestire nell’economia legale i proventi dei loro traffici criminali. E gli inquirenti italiani segnalano periodicamente ai loro omologhi confederati possibili sconfinamenti, più o meno discreti, di soggetti legati alle organizzazioni mafiose.


Le mafie nella Confederazione
Da oltre 40 anni varie indagini hanno accertato la presenta di organizzazioni mafiose nella Confederazione, e in modo particolare in Ticino. La scoperta nel 1994 di 2 milioni di dollari in un cascinale nel Luganese, in seguito alle confessioni del pentito Salvatore Cancemi del clan dei Corleonesi, certificò le infiltrazioni di Cosa Nostra su suolo elvetico, che era già stato coinvolto nell’inchiesta internazionale Pizza Connection. 

Successivamente furono invece attestate a più riprese soprattutto ramificazioni della ‘ndrangheta calabrese. La Svizzera funge soprattutto da retrovia logistica dove trovano rifugio latitanti e capitali. Le cose sono cambiate con l’introduzione nell’ordinamento penale elvetico dei reati di riciclaggio (305 bis cp) nel 1990 e di organizzazione criminale nel 1994 (260 ter cp). Ma è stata soprattutto la recente soppressione del segreto bancario (per i non residenti) a rendere più complicata l’attività delle cosche nel paese.   

-Le mafie e le loro infiltrazioni in Svizzera

La recente adozione di criteri di trasparenza in ambito finanziario ha costretto le organizzazioni malavitose a escogitare nuovi sistemi che si possono riassumere essenzialmente in due concetti: denaro contante e società “bucalettere”. “Quando ho assunto la carica di sindaca a San Vittore nel 2017 c’erano nel comune grigionese oltre 200 società, oggi ne abbiamo 107”, ci dice Nicoletta Noi-Togni. “Abbiano chiesto che ne venissero cancellate molte, anche perché nella zona industriale ne contiamo in realtà solo 22”.

Società fantasma

Tutte anomalie su cui si interroga la parlamentare retica, per la quale le autorità comunali non dispongono degli strumenti per contrastare la proliferazione delle società fittizie dietro le quali si possono celare interessi non del tutto chiari: “Sono legali perché le leggi non le proibiscono ma in realtà quali scopi perseguono? Servono a sottrarre soldi al fisco di paesi stranieri o peggio ancora? Inoltre, – continua la sindaca di San Vittore – 19 di queste sono risultate riconducibili a una stessa persona indagata per vari reati in Italia. Noi come autorità abbiamo le mani legate: se ricorriamo per vie legali contro il loro insediamento perdiamo sicuramente”.

Da quando il Canton Ticino intorno al 2014 ha intensificato i controlli, insiste Nicoletta Noi-Togni, si è assistito a una vera e propria migrazione verso il vicino Grigioni, in particolare in Mesolcina e Calanca.

Secondo alcune fonti, dal 2013 al 2017 sono 333 le società che si sono stabilite nei comuni retici, 277 delle quali lungo il corso del fiume Moesa, che scende dal San Bernardino. In totale in questa regione risultano iscritte al registro cantonale di commercio 1’600 società a fronte di una popolazione di 8’300 anime, una ogni cinque abitanti. A sconcertare è però soprattutto il fatto che molte di queste entità economiche – formalmente attive in ambito fiduciario, edilizio e nella ristorazione – hanno indirizzi che risultano fasulli o, nella migliore ipotesi, sedi condivise completamente disabitate.

Società sospette nel Moesano


Meccanismo perverso a danno delle assicurazioni sociali 

Una proliferazione, denuncia sempre Nicoletta Noi-Togni, che non porta nessun beneficio alla regione ma solo costi. Spesso il meccanismo che si può osservare, riferisce la parlamentare, è il seguente: “Uno straniero fonda una ditta, si fa assumere come dipendente della stessa con regolare contratto di lavoro, ottenendo il permesso di residenza. Dopo pochi mesi la società fallisce e il soggetto in questione riceve la rendita di disoccupazione, non senza magari aprire nel frattempo una seconda o terza società. Perché i funzionari del Registro di commercio consentono a questi personaggi di fare tutto questo?”. 

Tutte pratiche (permessi di soggiorno facili e insediamento di società fantasma) che attualmente in Ticino non è facile perpetuare, alla luce dei controlli stringenti condotti dagli organi di vigilanza. Sulla questione il parlamentare grigionese Peter Hans Wellig ha presentato al governo di Coira nel 2017 un’interpellanzaCollegamento esterno, sostenendo che il Moesano è diventato un Eldorado per inutili società bucalettere.

Le precisazioni del governo grigionese

In proposito il governo cantonale ha recentemente osservato, sempre per bocca del consigliere di Stato Peter Peyer, che ha intensificato le ispezioni negando le relative autorizzazioni, dal gennaio 2018, a un centinaio di società e a oltre 30 persone collegate con queste imprese. Da parte sua il collega di governo Marcus Caduff (Economia pubblica e socialità) ha sottolineato che Coira segue “con la massima attenzione” l’evoluzione nel Moesano per prevenire abusi societari.

Dal 2017 l’Ufficio per l’industria , arti e mestieri e lavoro (Uciaml) ha controllato 859 società bucalettere “nelle valli meridionali” del Cantone e in 85 casi le persone indicate non sono state riconosciute come datori di lavoro. Ma anche i Comuni, ha aggiunto Marcus Caduff, devono fare la loro parte, verificando la correttezza degli indirizzi indicati e l’esistenza di locali commerciali per lo svolgimento delle attività menzionate.

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