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Disoccupazione giovanile Mungere mucche per migliorare il proprio curriculum

In estate sempre più giovani italiani trascorrono qualche settimana in Svizzera per dare una mano a dei contadini. Un modo per racimolare qualche soldo, imparare delle nozioni di tedesco e fare un’esperienza all’estero. Un’attività che sperano possa anche servire in futuro per trovare lavoro in Italia.

mandria di mucche davanti a un gruppo di fattorie nell'emmental

Il latte di queste mucche sarà probabilmente trasformato nel famoso formaggio coi buchi della regione: l'Emmentaler.   

(Keystone)

 “L’aria è così fresca qui”, afferma con entusiasmo Elena Trouché in questo caldo giorno di agosto. Ad affascinare la 18enne di Reggio Emilia è anche il paesaggio collinare con i suoi prati verdi. La incontriamo all’ombra di una pergola davanti a una tipica fattoria dell’Emmental, a Heimiswil, nel canton Berna. Coi suoi fiori, il giardino è uno sfavillio di colori e una piscina invita al rinfresco.

Elena non si trova però nella fattoria per trascorrere le vacanze. Per quattro settimane, aiuta la famiglia Jost a raccogliere i cetrioli e a metterli sotto aceto. A volte deve anche darsi da fare col forcone nella stalla. Non ha però ancora osato mungere le mucche, racconta sorridendo la studentessa liceale.

Non è solo il lavoro ad essere nuovo per lei. La giovane ha anche dovuto abituarsi ad iniziare presto la giornata, al cibo svizzero e alla lingua. Parlare tedesco è difficile e faticoso. Elena non ha comunque molto tempo per chiacchierare. Nella fattoria c’è sempre qualcosa da fare.

Elena fa parte degli oltre 80 giovani italiani che quest’anno danno una mano in una fattoria svizzera, attraverso il programma dall’associazione AgrivivaLink esterno. Negli ultimi anni, il numero di ragazzi provenienti dalla Penisola collocati da questa associazione è quintuplicato. Se nel 2011 un partecipante su sei veniva dall’Italia, oggi è uno su tre.

Qualche soldo, ma non solo

Secondo il responsabile dell’associazione Ueli Bracher, questa evoluzione si spiega da un lato con la vicinanza geografica, dall’altro con le difficili condizioni del mercato del lavoro italiano. “I giovani italiani approfittano di questo progetto per ampliare le loro conoscenze, usare in modo più sensato il loro tempo libero e naturalmente anche per guadagnare qualcosa”.

In Italia la crisi economica ha duramente colpito soprattutto la fascia di popolazione più giovane. Nel 2016 ben 593'000 giovani tra 15 e 24 anni erano senza lavoro, stando ai dati dell’Istat. Il tasso di disoccupazione in questa fascia di età è passato da circa il 20% nel 2007 al 38% nel 2016. Nell’Italia meridionale, la proporzione raggiunge quasi il 50%, il doppio rispetto all’Italia settentrionale.

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Il fatto di potersi mettere in tasca qualche soldo è una delle ragioni che ha spinto Elena a venire qui. Ma non è la sola. La ragazza vuole anche fare un po’ d’esperienza lavorativa all’estero e imparare il tedesco, ciò che fa sempre un bell’effetto sul curriculum vitae. Anche perché – sottolinea Elena – “non sarà facile trovare un lavoro in Italia; nemmeno con un diploma universitario”.

Le necessarie riforme

Una delle cause dell’elevata disoccupazione giovanile in Italia è il mercato del lavoro eccessivamente regolamentato, spiega Patrick Emmenegger, professore di scienze politiche all’Università di San Gallo. Per i datori di lavoro, è molto difficile licenziare dei dipendenti. “Se la giustizia statuisce che un dipendente è stato licenziato in modo ingiustificato, il datore di lavoro incorre in sanzioni pecuniarie che possono raggiungere diversi salari annuali”.

Di fronte a questo timore, i datori di lavoro sono assai restii a assumere nuovi impiegati e spesso preferiscono stipulare contratti a durata determinata, in particolare coi più giovani. “Per questa ragione sono i primi ad essere licenziati in caso di crisi economica”, osserva il professore dell’Università di San Gallo. Sono quindi necessarie delle riforme, ad esempio per regolamentare meglio i contratti a tempo determinato o estendere l’assicurazione contro la disoccupazione. All’Italia mancano però i soldi per farlo e politicamente sono riforme difficili da attuare.

Formazione duale

Jacopo Mancabelli, project manager del Centro europeo per tirocinanti (CET), considera problematico il sistema di formazione in tutta l’Europa meridionale: “Le scuole e le aziende non lavorano insieme. Uno degli obiettivi del CET è di stabilire un dialogo tra le imprese e le scuole in Italia e in Spagna e di sostenere i paesi affinché introducano un sistema di formazione duale”. Un passo più che mai necessario, poiché “i giovani sono sì ben istruiti, ma non per il mercato del lavoro”, sottolinea Mancabelli.

In Italia si sta introducendo un sistema di formazione duale, ma si è appena agli inizi. Il problema è che le scuole non sono abbastanza aperte, osserva Mancabelli. “Inoltre le aziende non hanno dei dipendenti che possono svolgere anche una funzione di ‘insegnanti’. Non sanno cosa far fare agli apprendisti”.

Partenariato sociale inesistente

In Italia, come del resto in Svizzera, il tessuto economico è composto principalmente di piccole e medie imprese. “Non hanno abbastanza soldi da investire nella formazione di lavoratori qualificati”, rileva ancora Mancabelli. Un altro problema è la mancanza di cooperazione tra sindacati e datori di lavoro.

Un’analisi condivisa dal professore Emmenegger: “In Svizzera, oltre alla Confederazione e ai cantoni, sono impegnate nella formazione professionale anche le associazioni professionali, quelle di categoria e le parti sociali”, spiega. In Italia questo partenariato sociale non esiste. “Tra sindacati e datori di lavoro vi è molta diffidenza ed entrambe le parti hanno spesso opinioni molto radicali”, rileva Patrick Emmenegger. Prima che si costituisca una certa fiducia reciproca, ci vorrà quindi un po’ di tempo.

Lavorare in Svizzera per un po’ di tempo potrebbe rappresentare un certo vantaggio per i giovani alla ricerca di un impiego in Italia e soprattutto all’estero, ritiene Mancabelli.

Elena non sa ancora se un giorno avrà voglia di lavorare all’estero. A metà settembre inizia il suo ultimo anno di liceo, dopodiché vuole andare all’università. Le piacerebbe studiare architettura o magari scienze della moda.

Per ora Elena deve però dare una mano alla famiglia Jost e portare un po’ d’Italia nell’Emmental: la prossima settimana il menù prevede penne fatte in casa e tiramisù.


Traduzione di Daniele Mariani

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