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Tasse frontalieri, in primavera la decisione di Roma

I due ministri degli Esteri Ignazio Cassis (destra) e Enzo Moavero al termine del loro incontro al Principe Leopoldo a Lugano. tvsvizzera

I rapporti tra Svizzera e Italia “sono globalmente buoni”, come ha avuto modo di dire il ministro degli Esteri Ignazio Cassis al termine dell’incontro a Lugano con il suo omologo italiano Enzo Moavero, ma le posizioni su tassazione dei frontalieri e reciprocità nell’accesso ai rispettivi mercati finanziari restano distanti.


O meglio, Roma non sembra intenzionata ad assecondare le richieste di Berna.

Se ne riparla in primavera

Sulla prima questione il nuovo governo italiano sembra mantenere il suo scetticismo, come hanno ribadito anche di recente numerosi esponenti della maggioranza, e l’unica concessione che il consigliere federale ticinese è riuscito a strappare è la promessa di una decisione di Roma nella prossima primavera “al più tardi”.

L’accordo, che comporta un aggravio fiscale per i lavoratori frontalieri che dovrebbero essere tassati anche nella penisola, “è pronto dal dicembre 2015 e da allora si attende la firma del governo italiano”, ha sottolineato Ignazio Cassis per il quale “è importante che ci sia una posizione chiara da parte italiana e sapere se sia un sì o un no”.

Da parte sua Enzo Moavero ha rilevato che va approfondita la questione del regime di tassazione per valutare gli impatti diretti – sui singoli contribuenti – e quelli indiretti sul sistema. “È una questione delicata che va metabolizzata”, ha affermato il titolare della Farnesina secondo cui sono “necessari tempi che possono apparire lunghi ma – si è in un certo senso giustificato – abbiamo avuto un cambio di governo”. Nel frattempo però restano inalterate le pressioni sul mercato del lavoro ticinese originate in buona parte dal regime fiscale privilegiato di cui godono i lavoratori frontalieri.

Accesso al mercato finanziario problematico

Anche sull’altra controversia riguardante l’accesso al mercato italiano da parte degli intermediari finanziari a Roma non sembra intenzionata a recedere. Come noto la legge d’applicazione della Direttiva 2014/65 dell’Unione europea impone alle banche con sede in un paese non Ue l’obbligo di succursale in Italia. Si tratta di una misura che penalizza enormemente dal profilo dei costi soprattutto i piccoli e medi operatori finanziari del Canton Ticino, i cui interessi sono rivolti verso sud. “Vi è l’interesse reciproco per risolvere questo nodo”, ha indicato Ignazio Cassis ma Roma “non intende rinunciare al modello filiale”. La discussione in corso verte quindi su una definizione condivisa di filiale e su altri aspetti tecnici per ristabilire una certa reciprocità in materia. Sulla tempistica il ministro svizzero ha fornito alcuni ulteriori particolari.

Altri sviluppi

Roma pagherà i debiti a Campione

Meno problematica invece la situazione riguardante la crisi di Campione. In proposito Enzo Moavero ha ribadito l’impegno a proseguire nel pagamento dei debiti dell’amministrazione comunale e delle obbligazioni nei confronti della Svizzera (“L’Italia è un paese che ha sempre onorato i suoi debiti”) mentre riguardo al trattamento doganale vi è la buona volontà di arrivare a un risultato positivo anche se “le maglie dell’Unione europea sono particolarmente strette”.

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Realpolitik elvetica

Ma nonostante le profonde divergenze su punti ritenuti rilevanti soprattutto per Berna i due paesi continuano a professare vicinanza e amicizia anche perché la Confederazione intende garantirsi l’appoggio di Roma nella difficile vertenza riguardante l’accordo quadro istituzionale con l’Ue. “L’Italia è un paese amico che cercherà di far comprendere meglio gli aspetti critici per la Svizzera” dell’intesa e potrà sicuramente “darci un colpo di mano”, ha evidenziato senza tanti giri di parole il titolare del Dipartimento degli Affari Esteri.

A questo scopo i due ministri hanno concordato un meccanismo di consultazione regolare tra i due governi su temi riguardanti le relazioni tra Confederazione e Unione europea. Da parte svizzera insomma sembra prevalere un approccio che potrebbe essere definito di Realpolitik.     

Reazione in Ticino 

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