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Condannati in appello gli attivisti per il clima

Sostenitori di Lausanne Action Climat manifestano durante il processo d appello contro 12 loro compagni a Renens.
Sostenitori di Lausanne Action Climat manifestano durante il processo d'appello contro 12 loro compagni a Renens. Keystone / Laurent Gillieron

Ribaltata in appello la sentenza nei confronti degli attivisti di Action Climat che nel novembre del 2018 hanno manifestato pacificamente, ma senza permesso, all'interno di una filiale del Credit Suisse a Losanna per il suo coinvolgimento finanziario nel settore delle energie fossili.

La corte cantonale ha condannato giovedì i dodici imputati a pene pecuniarie variabili (da 20 e 10 aliquote giornaliere di 20 franchi) sospese condizionalmente, e a multe tra i 100 e 150 franchi, oltre alle spese procedurali, sconfessando il verdetto di assoluzione di primo grado emesso lo scorso 13 gennaio dal Tribunale distrettuale di Renans (Vaud).

In quell’occasione il giudice unico aveva riconosciuto lo stato di legittima necessità in cui gli ambientalisti hanno agito e aveva giudicato l’azione “necessaria e proporzionata” in relazione all’emergenza climatica.

Vestiti da tennisti i giovani avevano inscenato una partita di tennis nei locali della banca per denunciare l’utilizzo dell’immagine positiva di Roger Federer, testimonial del Credit Suisse, per occultare i cospicui investimenti dannosi per l’ambiente effettuati dal gruppo finanziario.

Il Credit Suisse aveva sporto denuncia e nella primavera del 2019 i dodici erano stati condannati con decreto d’accusa a 30 aliquote giornaliere sospese per due anni e a multe dai 400 ai 600 franchi ciascuno, convertibili in 13-20 giorni di reclusione, per violazione di domicilio e resistenza agli ordini della polizia. Gli attivisti avevano però presentato ricorso e si era quindi celebrato il processo che li aveva mandati assolti per i motivi citati.

Questo verdetto – il primo in Svizzera e uno dei pochi al mondo a riconoscere lo stato di emergenza in relazione al riscaldamento globale – è stato impugnato dalla procura vodese che ha ottenuto soddisfazione in appello. Il Tribunale cantonale, pur riconoscendo l’imminenza del pericolo in ambito climatico, ha infatti ritenuto che l’azione dei dodici attivisti “non fosse idonea a ridurre o frenare” le emissioni di gas a effetto serra.

Secondo la corte essi avrebbero potuto agire in maniera lecita per denunciare gli investimenti della banca nelle energie fossili, invece che occupare illegalmente la succursale losannese. Contrariamente al giudice di prima istanza, la corte d’appello ha concluso che gli imputati non hanno agito in stato di legittima necessità.

Ma gli avvocati dei giovani hanno già fatto sapere che ricorreranno al Tribunale federale ed eventualmente alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

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tvsvizzera/ats/spal con RSI (TG del 24.9.2020)

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