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Vietare il velo integrale? Solo in alcuni casi

Il Consiglio degli Stati ha respinto giovedì l'iniziativa popolare che chiede di introdurre a livello nazionale il divieto di dissimulare il viso nello spazio pubblico. Accolto invece il controprogetto del Governo.



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L’iniziativaCollegamento esterno lanciata dal comitato di Egerkingen, già all’origine dell’iniziativa anti-minareti accettata dieci anni fa dai votanti, non menziona espressamente burqa o niqab. Ma naturalmente sono proprio questi copricapi, considerati da alcuni come un’espressione di correnti fondamentaliste dell’Islam, ad essere presi di mira dal testo.

L’iniziativa “Sì al divieto di dissimulazione del viso” è stata depositata il 15 settembre 2017. I promotori hanno raccolto 105’553 firme valide a sostegno del testo.

Esso chiede che su tutto il territorio nazionale non si possa più dissimulare il proprio volto nei luoghi pubblici. Eccezioni sono possibili soltanto per motivi inerenti alla sicurezza, alla salute, alle condizioni climatiche e alle usanze locali.

Attualmente, Zurigo, Soletta, Svitto, Basilea Città e Glarona hanno respinto questo divieto, mentre il Ticino e il parlamento sangallese lo hanno approvato.

Un testo che giovedì non ha convinto la maggioranza del Consiglio degli Stati, che lo ha respinto per 34 voti contro nove e due astenuti. Secondo i ‘senatori’ contrari, l’iniziativa si spinge troppo lontano.

Nel caso in cui venisse accolta, le soluzioni differenziate a livello cantonale non sarebbero più possibili. In particolare, i singoli Cantoni non potrebbero più nemmeno stabilire liberamente come procedere con le turiste da Paesi arabi che tengono il volto celato, hanno sottolineato vari oratori.

Inoltre, la maggior parte dei cantoni – in particolare il Ticino, che nel 2013 aveva approvato un’iniziativa anti-burqa – hanno già disposizioni in materia di dissimulazione del viso, in particolare per lottare contro gli hooligan, ha ricordato la ministra di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter.

Islamizzazione

Il dibattitoCollegamento esterno in aula è stato acceso. Secondo l’indipendente Thomas Minder, è necessario intervenire poiché la Svizzera deve far fronte a un’islamizzazione strisciante. “Il burqa e il niqab riflettono correnti fondamentaliste dell’islam, che non corrispondono ai valori della nostra democrazia”, gli ha fatto eco Peter Föhn, dell’Unione democratica di centro.

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Seppur per motivi diversi, Géraldine Savary – unica a sinistra a votare per l’iniziativa – ha ammesso che il testo le poneva dei seri problemi di coscienza. In uno dei suoi ultimi voti a Berna, la socialista vodese che non si ripresenta per un ulteriore mandato alle prossime elezioni federali, ha preferito seguire i suoi valori femministi: “nessun Dio può esigere che le donne si debbano coprire con un lenzuolo nero”, ha dichiarato.

Obbligo di mostrare il viso in certe circostanze

Consapevole del fatto che la dissimulazione del volto può in singoli casi essere problematica, il Governo ha però proposto un controprogetto – accettato dal Consiglio degli Stati – che prevede l’obbligo di mostrare il viso se necessario ai fini dell’identificazione come avviene ad esempio nei settori della migrazione, delle dogane, delle assicurazioni sociali e del trasporto delle persone. Non da ultimo, questa soluzione consentirebbe ai cantoni di avere la scelta di legiferare autonomamente sulla dissimulazione del viso.

Chi non dà seguito all’ingiunzione ripetuta di mostrare il viso verrebbe punito con la multa fino a 10’000 franchi. Stabilendo regole chiare a livello nazionale, si dovrebbero così evitare tensioni e garantire che le autorità possano adempiere i propri compiti.

Strada in salita per il controprogetto

Diversi oratori hanno sottolineato come il velo integrale non costituisca un problema in Svizzera e il fatto di sostenere un divieto senza sfumature equivarrebbe a una misura discriminatoria contro i musulmani, contravvenendo alla libertà di religione e costituirebbe una violazione alla libertà individuale.

Dal canto suo, il “senatore” ticinese Filippo Lombardi, del Partito popolare democratico, pur essendo a favore del controprogetto, ha dichiarato che quest’ultimo non lo convince pienamente. “Sarà estremamente difficile, ve lo assicuro, difendere il controprogetto quando sarà sottoposto in votazione contro l’iniziativa”, ha detto.

Lombardi ha auspicato che “il Consiglio nazionale possa chinarsi a sua volta sul controprogetto e renderlo più adatto a contrastare efficacemente l’iniziativa popolare”, ricordando come in Ticino alla controproposta del Parlamento era stata preferita un’iniziativa simile a quella del comitato di Egerkingen.

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