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Una caserma “Swiss made” in Vaticano

Immagine di sintesi della corte interna della caserma delle guardie svizzere
La corte della nuova caserma delle guardie svizzere dovrebbe essere così (immagine di sintesi). Studio Durisch+Nolli

I locali della Guardia Svizzera Pontificia al Vaticano sono ormai vetusti e vanno rinnovati. Una fondazione svizzera deve riunire 50 milioni di franchi per ricostruire la caserma. 

La Svizzera svolge un ruolo chiave nella ristrutturazione della caserma della Guardia Svizzera PontificiaCollegamento esterno (GSP), operazione che potrebbe durare sino al 2024.

L’ex presidente della Banca nazionale svizzera Jean-Pierre Roth – di cui vi proponiamo l’intervista realizzata dal quotidiano della Svizzera francese La LibertéCollegamento esterno – presiede la Fondazione per il restauro della casermaCollegamento esterno della GSP, creata a Soletta, che gestisce il progetto e ha per missione di riunire i soldi per il finanziamento. L’iniziativa è assai dispendiosa: si tratta infatti di raccogliere 50 milioni di franchi per radere al suolo e ricostruire degli edifici vetusti, risalenti al XIX e XX secolo.

La raccolta fondi è pronta ad iniziare?

Jean-Pierre Roth: Sì. Agli ecclesiastici non piace correre dei rischi finanziari. Prima di lanciarsi bisogna quindi riunire i fondi. La nostra missione per il 2018 è appunto di organizzare questa raccolta. Il denaro potrebbe provenire unicamente dalla Svizzera, ma il finanziamento dovrebbe essere sostenuto dagli amici del Vaticano un po’ dappertutto nel mondo. Sarebbe naturalmente nell’interesse dello Stato pontificio se riuscissimo a riunire l’integralità della somma.

Tuttavia, non è così semplice. Lavoreremo in stretta collaborazione con l’organo di finanziamento del Vaticano.

Qual è il costo stimato per il rinnovo completo?

Circa 50 milioni di franchi. Stiamo comunque parlando di un volume di 50’000 metri cubi per una superficie di 14’200 metri quadrati.

interno della caserma con sedie e scale (immagine di sintesi)
Più che a una caserma il futuro edificio assomiglia a una residenza per studenti (immagine di sintesi) Studio Durisch+Nolli

Avete già ricevuto qualche milione?

No, non ancora, poiché abbiamo appena avuto il nullaosta del cardinale Pietro Parolin, capo della segreteria di Stato (paragonabile a un primo ministro, ndr). Il tutto è avvenuto per lettera, il 17 giugno, appena prima dell’arrivo a Ginevra di Papa Francesco. Durante il volo verso Ginevra, il 21 giugno, il cardinale Parolin ha anche domandato al comandante della guardia, Christoph Graf, se ero contento della sua risposta.

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Le procedure del Vaticano sono lente. E le istanze sono numerose: c’è il governatorato, il ministero dell’interno in un certo senso, diretto dal cardinale Giuseppe Bertello, che deve dare il suo avallo. Poi anche la segreteria di Stato – il “governo” – il cui capo è il cardinale Pietro Parolin. Ha designato dei rappresentanti affinché potessimo lavorare in modo più efficace. Era importante avere il suo nullaosta definitivo prima del 21 giugno e lo abbiamo avuto.

Perché rinnovare la caserma delle guardie svizzere è una priorità?

Chi ha già attraversato la porta Sant’Anna se ne è sicuramente reso conto. I due edifici del XIX secolo, che ospitano gli alabardieri e la mensa, e il terzo edificio, che data degli anni 1920 e dove si trovano i locali amministrativi, non sono mai stati risanati. 

Sono stati ridipinti, il gesso è stato rifatto, ma non sono mai stati veramente rinnovati. I materiali usati all’epoca non erano di buona qualità. L’isolamento è catastrofico. Per questo, in estate fa molto caldo e in inverno si gela. I locali non corrispondono più alle norme di costruzione.

Manca inoltre posto…

Sì, la caserma è diventata troppo piccola. Da un lato, gli effettivi della guardia passeranno da 110 a 135. Dall’altro, il Santo padre ha auspicato una flessibilizzazione delle regole in materia di matrimonio per le guardie. Per questo bisogna prevedere dello spazio per le loro famiglie.

Nel 2016 abbiamo creato una fondazione per finanziare e svolgere questi lavori. Abbiamo incontrato le autorità del Vaticano per valutare le possibilità di rinnovamento. Ci ha ricevuti il cardinale Giuseppe Bertello e non scorderò mai il nostro primo incontro.

altra immagine di sintesi con l interno della nuova caserma, con sedie e tavolini in primo piano
La futura caserma dovrà potere ospitare anche le famiglie delle guardie (immagine di sintesi) Studio Durisch+Nolli

Per quale ragione?

Ci ha detto: “Dio mio! In quale stato terribile si trova questa caserma! Bisogna distruggere tutto! È però terribilmente complicato perché è un sito storico e se bisogna scavare chissà cosa si troverà”.

Inoltre, temeva di scoprirvi dell’amianto, ciò che rende le operazioni molto più care. Abbiamo dovuto rassicurarlo, indicandogli che sarebbe stato fatto uno studio di fattibilità serio per sapere cosa si poteva fare.

La nostra fondazione si è incaricata di trovare uno studio di architettura per realizzare il progetto. Non siamo del settore, anche se nel nostro comitato vi sono dei pesi massimi dell’immobiliare, penso in particolare a Bernhard Hammer, ex presidente della società di gestione immobiliare Swiss Prime Site. Ci siamo fissati come priorità di conoscere lo stato degli edifici e di sapere cosa ci si poteva immaginare di fare.

Cosa ha fatto accelerare il dossier?

Nel gennaio 2018 abbiamo incontrato i cardinali Giuseppe Bertello e Pietro Parolin. Volevamo passare dallo studio di fattibilità al progetto preliminare. Il Vaticano ha accettato di dividere tutte le spese di pianificazione con noi. Tra dodici mesi dovremmo disporre dei risultati dei sondaggi dei terreni e potremo affinare i costi, al fine di avere un budget “alla svizzera”.

Come avete trovato gli architetti incaricati dello studio?

Jean-Pierre Roth: Non abbiamo fatto un concorso, poiché non avevamo abbastanza soldi. Dopo aver valutato diverse opzioni, abbiamo finalmente scelto, nel 2016, lo studio Durisch+NolliCollegamento esterno, di Lugano.

Perché non uno studio italiano?

Perché questo studio ha già un’esperienza nella ristrutturazione di edifici religiosi. Pia Durisch è inoltre membro della commissione federale dei monumenti storici. Questo studio ha poi riattato il Tribunale penale federale di Bellinzona, un edificio di alta sicurezza. Non va poi dimenticato che questi architetti lavorano in italiano e hanno anche esperienza nella progettazione di case per studenti.

Case per studenti?

Sì. Più che un luogo a vocazione militare, la caserma delle guardie svizzere ha un ruolo simile a una residenza per studenti. Le guardie svizzere non hanno equipaggiamenti pesanti e non necessitano di grandi locali per veicoli, armi e munizioni. Non si tratta di creare una vera e propria caserma militare.

Demolire i locali esistenti è un passaggio obbligato?

Recuperare quanto esiste non è possibile, quindi sì, è un passaggio obbligato. Gli edifici del XIX secolo hanno dei grossi problemi di umidità, poiché nel sottosuolo delle colline del Vaticano le acque sono abbondanti e l’umidità penetra nei muri.

Il numero di edifici sarà ridotto?

Sì, da tre a due. La stradina intermedia situata dopo la porta Sant’Anna diverrà il corridoio del nuovo edificio. Ciò permetterà di lasciare intatta la corte d’onore. Infine, la facciata esterna, che dà sull’Italia, sarà mantenuta, poiché è sottoposta a vincoli di protezione.

Non temete di ritrovare vestigia archeologiche?

La nuova costruzione sarà realizzata seguendo lo stesso tracciato dei vecchi muri, ciò che eviterà il problema.

E durante i lavori dove alloggeranno le guardie?

Il Vaticano sta cercando dei locali provvisori. I lavori dovrebbero durare quattro anni e speriamo di potere inaugurare la nuova caserma nel 2023-2024.

Traduzione dal francese di Daniele Mariani

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