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In Afghanistan prosegue la cancellazione dei diritti delle donne

Studentesse in protesta a Kabul.
Studentesse in protesta a Kabul. Keystone / Stringer

I talebani hanno deciso di riaprire le scuole dopo un mese di pausa dovuto al ritiro americano e alla conquista del Paese. Le aule saranno però accessibili solo agli studenti maschi.

Le ragazze afghane sono state private del diritto all’istruzione a tutti i livelli: elementari, medie e superiori. Ma oltre a ciò, nemmeno le professoresse potranno riprendere l’insegnamento nei loro istituti. 

La Catena della Solidarietà ha lanciato una raccolta fondi per la crisi in Afghanistan.

Le donazioni con la menzione “Afghanistan” possono essere effettuate online su www.catena-della-solidarieta.chCollegamento esterno o tramite e-banking al numero di conto IBAN CH82 0900 0000 1001 5000 6.

La Catena della solidarietà è un’istituzione incaricata di raccogliere fondi in casi di crisi e grave bisogno, creata dalla Società svizzera di radiotelevisione (SRG-SSR, di cui fa parte anche swissinfo.ch) e sostenuta da altri media.

Il regime ha anche chiuso il ministero per la promozione delle donne sostituendolo con il “ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio”. In sostanza questo ministero non proteggerà più i diritti delle donne ma controllerà che la popolazione afghana si comporti secondo le regole promosse dal nuovo regime. 

Qualche giorno fa, i talebani avevano dichiarato che le donne non possono fare le ministre perché è meglio che restino a casa a fare figli. È ormai chiaro che il proposito di mantenere intatti i diritti delle donne -annunciato dai talebani appena conquistato il paese- sta via via naufragando. 

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