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Schneider-Ammann a Roma, nessuna novità sui frontalieri

Nessun tangibile progresso sulla controversa questione dei frontalieri, almeno per il momento, è scaturita dall’incontro odierno a Roma tra il responsabile del dipartimento federale economia Johann Schneider-Ammann e il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda.

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Il consigliere federale ha sottolineato che la Svizzera soddisfa ormai le due condizioni poste a suo tempo dal governo italiano per la firma dell’accordo che modifica il regime fiscale dei lavoratori residenti in Italia e attivi nella Confederazione.

In giugno infatti il governo ticinese ha annunciato la futura revoca dell’obbligo del casellario giudiziale per l’ottenimento dei permessi di soggiorno per dimoranti e di lavoro per frontalieri, ritenuto discriminante da Roma. E in precedenza, nel dicembre 2016, le Camere federali hanno adottato una legge d’applicazione “eurocompatibile” dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa votata nel febbraio 2014 che rispetta la libera circolazione delle persone.

Per questo motivo, ha osservato Schneider-Ammann, non vi sono più ostacoli tecnici alla firma (“Abbiamo chiarito tutto, facendo compromessi”), che a questo punto “è solo una formalità”. Una formalità che però va a collidere con le scadenze e le dinamiche, non sempre lineari, della politica italiana. Il ministro Calenda in proposito non si è infatti sbilanciato e al suo interlocutore ha detto che l’intesa sarà formalizzata “nei prossimi mesi”.

Ma a questo punto non è sicuro che avverrà prima delle elezioni italiane della prossima primavera. L’appuntamento tra i due ministri è, salvo novità, per gennaio in occasione del Forum economico di Davos.


In base all’accordo del 1974 tuttora in vigore, i frontalieri residenti entro 20 chilometri dal confine elvetico sono tassati alla fonte unicamente in Svizzera. Spetta poi ai cantoni interessati (Ticino, Grigioni e Vallese) ristornare all’Italia il 38,8% delle imposte pagate, una quota che Roma deve riversare poi ai comuni di residenza dei lavoratori. Per i frontalieri italiani, visto che le aliquote d’imposta elvetiche sono inferiori a quelle della Penisola, è particolarmente vantaggioso lavorare in Svizzera dal punto di vista fiscale. Il 22 dicembre 2015 Roma e Berna hanno parafato un nuovo accordo, che però deve ancora essere firmato a livello ministeriale e sottoposto alla ratifica parlamentare. Il testo prevede che in futuro i frontalieri siano tassati in entrambi i Paesi. I tre cantoni di confine dovrebbero incassare ciascuno il 70% al massimo dell’imposta dovuta secondo i loro parametri (il Ticino chiedeva l’80%). L’Italia dal canto suo applicherà in modo graduale (10 anni) le imposte secondo le proprie aliquote e poi, per evitare la doppia imposizione, sottrarrà quanto il frontaliere ha già pagato in Svizzera. Questa categoria di contribuenti beneficia inoltre di una franchigia fiscale pari a 7’500 euro.

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