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Addio a Dean Stanton, attore culto di Hollywood

"Nessun film con Harry Dean Stanton o M. Emmet Walsh sarà mai un fiasco": così il noto critico cinematografico Roger Ebert aveva celebrato Harry Dean Stanton, morto venerdì in un ospedale di Los Angeles all'età di 91 anni. Un attore che con il suo volto scavato e anti eroico ha rubato la scena come 'caratterista' recitando in decine di film indipendenti e cult nonché in produzioni hollywoodiane, amato da registi come David Lynch, Sam Peckinpah, John Milius, Monte Hellman, Ridley Scott, Alex Cox, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Wim Wenders.

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Ma solo quest’ultimo gli affidò un riuscitissimo ruolo da protagonista nel film ‘Paris, Texas’, Palma d’oro al festival di Cannes nel 1984: l’indimenticabile Travis, l’uomo chiuso in un quasi assoluto mutismo che ricongiunge il proprio figlio alla madre dopo averla ritrovata in un peep show e poi torna a vagabondare. “Alla fine ho interpretato la parte che volevo recitare”, confessò poi al Los Angeles Times. All’epoca aveva 58 anni.

Stanton era nato nel 1926 nel Kentucky rurale, figlio di un produttore di tabacco. Dopo aver fatto il cuoco in marina nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale, studiò giornalismo al college prima di dedicarsi alla recitazione. Tra gli anni ’50 e ’60 si assicurò una serie di piccoli ruoli in show televisivi e in film a basso budget, tra cui Rin Tin Tin. 

Una delle sue apparizioni più memorabili in quel periodo fu nei panni di un condannato che canta un gospel nell’auto di Paul Newman, in Nick Mano Fredda. Negli anni ’70 Stanton fece breccia su Hollywood con ruoli di maggior significato, come l’autostoppista gay in Two Lane Blacktop, il road movie esistenziale di Monte Hellman, o comparendo nel western Missouri breaks, a fianco di Marlon Brando e Jack Nicholson. Nel Padrino II Scorsese gli ritagliò il ruolo di un agente Fbi che protegge un testimone.

Nel decennio successivo Stanton supera la sua riluttanza verso i ‘monster movie’ e interpreta un membro d’equipaggio dell’astronave Nostromo in Alien, di Ridley Scott. Poi lavora con la nuova generazione di film-makers degli anni ’80: Fuga da New York di Carpenter, Repo Man di Cox, Bella in rosa di Deutch.

Il successo nel film di Wenders non lo trasformò in un protagonista ma aumentò la sua popolarità nei ruoli di sostegno: da San Paolo nell’Ultima tentazione di Cristo di Scorsese a Toot Toot nel Miglio Verde tratto da un romanzo di Stephen King. Diventò anche uno degli attori preferiti da David Lynch: ha recitato parti piuttosto importanti in Una storia vera, Inland Empire e Twin Peaks.

Ha lavorato sino alla fine. Dal 2006 al 2010 ha fatto parte del cast della serie tv Big Love, con Bill Paxton, prodotta da Hbo. Nel 2011, Stanton ha anche recitato in This Must Be the Place di Paolo Sorrentino. Più recentemente era apparso nel revival del cult classico Twin Peaks. Il suo ultimo film – Lucky, descritto come il viaggio spirituale di un ateo di 90 anni – uscirà negli Stati Uniti il 29 settembre.

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