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Coronavirus, è rivolta nelle carceri italiane

Poliziotti in tenuta antisommossa davanti a stabile con scritta Casa circondariale ; una donna urla
Poggioreale, Napoli. Keystone / Cesare Abbate

In diverse carceri italiane, la sospensione dei colloqui visivi con i detenuti (imposta dal decreto del governo per contrastare l'epidemia da coronavirus) ha dato vita domenica a proteste e rivolte. A Poggioreale, Napoli, la sommossa di un migliaio di reclusi ha distrutto quattro reparti e causato danni per milioni di euro. Nel carcere di Foggia, in quello milanese di San Vittore e quello romano di Rebibbia, disordini sono ancora in corso lunedì.

A quanto si apprende, alcuni detenuti dell’istituto penitenziario pugliese sono riusciti a evadere ma sono stati bloccati all’esterno da polizia, carabinieri e militari dell’esercito, disposti attorno alla struttura. Molti reclusi si sono arrampicati sui cancelli del perimetro; uno di essi è stato divelto.

A San Vittore, una quindicina di uomini si trova sul tetto della casa circondariale. Sulla strada adiacente si vedono carta e stracci a cui è stato dato fuoco attaccati alle grate di una finestra e getti d’acqua per contenere le fiamme. Sul posto sono arrivate le volanti della polizia.

Un tentativo di evasione è stato segnalato all’Ucciardone di Palermo. Anche qui, di fronte ai tentativi di alcuni detenuti di sfondare la recinzione al grido di “indulto, indulto”, il vecchio carcere è stato circondato da forze dell’ordine in tenuta antisommossa e le strade attorno chiuse.

A Rebibbia, oltre a bruciare diversi materassi, alcuni reclusi avrebbero preso d’assalto le infermerie.

Gruppo di otto uomini su un tetto di vecchio edificio giallo con grandi vetrate e grate; visti da lontano
Il carcere di San Vittore, in pieno centro a Milano. I detenuti sul tetto hanno in buona parte il cappuccio della felpa alzato o il volto nascosto da una sciarpa. Lapresse

In tutto, sono 27 gli istituti di pena dove si stanno svolgendo proteste. Parte dei detenuti chiede l’amnistia a causa dell’emergenza Covid-19.

Morti per overdose

Nel carcere di Modena si registrano tre decessi, che non sarebbero però riconducibili alla sollevazione. La morte di due uomini sarebbe correlata a un abuso di stupefacenti o farmaci; il terzo è perito per un arresto respiratorio di cui non si conoscono le cause.

Altri tre detenuti -trasferiti da Modena a Parma, Verona e Alessandria- sono morti per overdose di psicofarmaci. Avrebbero approfittato dell’esplosione delle proteste per sottrarre sostanze all’infermeria.

La limitazione dei colloqui visivi ha subito creato malcontento. “I detenuti hanno paura e vivono con angoscia la solitudine”, spiega il presidente dell’associazione AntigoneCollegamento esterno Patrizio Gonnella, che riferisce come in molte carceri siano anche “impediti gli accessi ai volontari”. Le indicazioni emanate dall’Amministrazione Penitenziaria per prevenire il diffondersi dell’epidemia non sarebbero applicate in modo omogeneo sul territorio nazionale.

La struttura modenese riporta danni ingenti. Lunedì mattina era ancora in corso la bonifica dei locali e il trasferimento di gran parte dei detenuti in altre strutture. Altri 18 reclusi sono invece stati portati in ospedale; quattro sono in prognosi riservata e ricoverati in terapia intensiva, spiega l’Azienda sanitaria locale in un bollettino. Ferite, lievi, anche per tre guardie e sette sanitari.

Protesta anche pacifica

A Poggioreale, numerosi tentativi di mediazione sono falliti. A essere devastata è stata l’ala destra del carcere, mentre i detenuti dell’ala sinistra hanno mostrato pacificamente il loro dissenso per la sospensione dei colloqui. Lo spiega un portavoce dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), secondo cui la rivolta è stata sedata anche grazie alla disponibilità di agenti di custodia che si trovavano fuori servizio.

Contenuto esterno

Nella tarda serata di domenica sono rientrati nelle celle, dopo una trattativa, i detenuti di Pavia, che pure avevano devastato il loro carcere.

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