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Le origini della transizione demografica

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Questo contenuto è stato pubblicato il 14 marzo 2021 - 15:00
Sabina Zanini e Giovanni Speranza, RSI Tempi Moderni

Le tendenze demografiche con cui siamo sempre più confrontati, come aumento della speranza di vita e calo della natalità, hanno un’origine più che secolare. La cosiddetta “transizione demografica” inizia a fine Ottocento, soprattutto grazie ai progressi della medicina. E prosegue per tutto il Novecento fino ad oggi. L’unica parentesi è quella del baby-boom situato dagli anni ’40 fino alla metà del ’60. Poi il tasso di fertilità ricomincia a calare per effetto di diversi fattori economici e sociali. Uno su tutti: l’aumento della quota di donne che entrano nel mondo del lavoro. Ma il Novecento è anche il secolo in cui demografia ed economia non vanno più di pari passo. Questo perché è cambiato il lavoro e la produttività non più è garantita solo dalla forza delle braccia.

La popolazione svizzera

Dall’evoluzione demografica si possono trarre delle previsioni economiche. La proiezione per il 2050 descrive una Svizzera in cui la popolazione aumenterà, concentrandosi soprattutto nei centri urbani. Fanno eccezione Ticino e Grigioni, dove per contro si andrà incontro a un calo di abitanti. Una tendenza che in generale vedremo approfondirsi è l’invecchiamento della popolazione che porterà ad assottigliarsi la quota di persone attive professionalmente, rispetto a quelle al beneficio della rendita. Qui bisognerà trovare delle soluzioni per aumentare la produttività. E a sud delle Alpi imprenditori e politici dovranno ragionare sul come rendere economicamente più attrattivo un Ticino che perde abitanti a causa del calo delle nascite ma anche per un saldo migratorio che non compensa più la denatalità.

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L'intera puntata del magazine di economia sul sitoLink esterno di Tempi Moderni.

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