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I partiti svizzeri spingono per più controlli alle frontiere

guardia di confine controlla una persona
Chi entra in Svizzera dovrebbe presentare un test PCR effettuato in precedenza o sottoporsi a un test rapido, chiedono i sei più importanti partiti svizzeri. Keystone / Gian Ehrenzeller

Per frenare la propagazione del coronavirus sono necessari più controlli alle frontiere e test regolari ai frontalieri. È quanto chiedono in una lettera indirizzata al Governo federale i presidenti di tutti i grandi partiti elvetici.

Finora ad insistere per introdurre misure più severe alle frontiere era stata l’Unione democratica di centro, ma stando a quanto riportato domenica dalla SonntagsZeitung, ora su questa posizione si sono allineati anche gli altri tre partiti di Governo (socialisti, liberali radicali e centristi) nonché Verdi e Verdi Liberali.

In una lettera congiunta inviata al Consiglio federale, i presidenti dei sei partiti chiedono in particolare che chi desidera entrare in Svizzera, via terra o via aerea, presenti il risultato di un test PCR effettuato in precedenza o si sottoponga a un test rapido sul posto.

Questa misura dovrebbe applicarsi ai cittadini di praticamente tutti i Paesi, sostiene il presidente dei Verdi Liberali Jürg Grossen, tra i promotori della lettera, citato dal giornale. Ciò scoraggerà i turisti a venire in Svizzera per le vacanze, ma si tratta di un passo definito necessario “perché solo in questo modo possiamo proteggere la salute della popolazione e l’effetto delle nostre misure. L’esperienza delle ultime settimane lo ha dimostrato”, aggiunge Grossen.

Secondo la co-presidente del Partito socialista, Mattea Meyer, il sistema deve essere molto “più severo delle regole di quarantena attualmente in vigore”. Per la presidente del Partito liberale radicale Petra Gössi “il Consiglio federale deve finalmente creare regole chiare per le persone che entrano in Svizzera”. Quest’ultima rimane tuttavia dell’idea che le frontiere non debbano restare chiuse. È però importante effettuare molti più test rapidi ai confini “per la sicurezza della Svizzera e per ridurre il numero di casi”.

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Quarantene “light”

Il sistema proposto nella lettera dai presidenti dei partiti prevede anche l’introduzione di una quarantena “light” a seconda della situazione epidemiologica. “L’obbligo significa che, a parte i frontalieri e i viaggiatori d’affari giornalieri, chiunque entri in Svizzera deve mettersi in quarantena per almeno cinque giorni”, precisa Grossen.

Tra questi rientrano anche i residenti svizzeri di ritorno dall’estero. I presidenti dei partiti chiedono in questi casi una quarantena di cinque giorni, che può però essere revocata dopo un test PCT negativo.

Nel regime di quarantena “light” sarebbe comunque possibile uscire di casa per fare movimento, sport, o anche solo “per prendere un po’ di aria fresca”, ma non per fare acquisti.

Tamponi sistematici ai frontalieri

Le misure più severe alle dogane devono colpire anche i frontalieri che ogni giorno varcano il confine per lavorare in Svizzera, seppur provenienti da aree ad alto rischio. Finora tutti i partiti nazionali, tranne l’UDC (e in Ticino la Lega), hanno respinto con forza l’idea di imporre regole anche ai frontalieri: nella lettera inviata al Consiglio federale, tuttavia, i presidenti dei partiti hanno ora concordato che essi devono essere sistematicamente testati.

Per Grossen “le aziende che impiegano pendolari transfrontalieri dovrebbero essere obbligate a far testare i loro dipendenti ogni tre giorni. Lo stesso dovrebbe valere per gli hotel che ospitano viaggiatori d’affari”.

Un tema in molti Paesi

Il tema di una maggiore sorveglianza delle frontiere per evitare il diffondersi delle nuove varianti del coronavirus è d’attualità in diversi Paesi.

Sempre più Stati si muovono infatti in questa direzione. Da lunedì, ad esempio, la Germania effettua controlli a campione e sistematici per chi arriva da Paesi considerati ad alto rischio.

La Francia ha adottato la stessa linea e obbliga tutti i viaggiatori provenienti dall’UE a mostrare un tampone negativo. Una misura, questa, già in vigore da tempo in Italia.

Il punto della situazione nel servizio della RSI:

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tvsvizzera.it/mar/ats con RSI (TG del 24.1.2021)

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