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Brasile, Lula sempre più vicino alla prigione

L'ex presidente brasiliano potrebbe essere incarcerato nei prossimi giorni. La Corte suprema ha infatti respinto la domanda di habeas corpus presentata dai suoi avvocati.

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I legali dell’ex capo di Stato, al potere tra il 2003 e il 2010, chiedevano che Lula non venisse incarcerato prima che si esaurisse l’iter di tutti gli appelli presentati contro la condanna per corruzione. Per sei voti contro cinque, la Corte suprema ha però deciso altrimenti.

In teoria, le porte del carcere potrebbero spalancarsi ad ogni momento per l’icona della sinistra brasiliana. Prima la procura dello Stato di Paranà dovrà emanare l’ordine d’arresto. Secondo diversi giuristi, ciò potrebbe avvenire settimana prossima.

Lula, 72 anni, è stato condannato nel luglio dello scorso anno a 12 anni di prigione per corruzione e riciclaggio. In cambio di alcuni favori per l’ottenimento di appalti pubblici, un’azienda attiva nell’edilizia avrebbe offerto all’ex presidente un lussuoso appartamento in riva al mare.

Il leader del Partito dei lavoratori ha sempre respinto le accuse, invocando la mancanza di prove e denunciando un complotto per impedirgli di candidarsi per un terzo mandato, otto anni dopo aver lasciato il potere.

Favorito delle presidenziali

Stando a tutti i sondaggi, Lula è il grande favorito delle presidenziali in programma in ottobre. La probabile incarcerazione rappresenterebbe però la fine delle sue ambizioni.

La decisione della Corte suprema rischia di ravvivare le tensioni in un paese già profondamente diviso.

“Il popolo brasiliano ha il diritto di votare per Lula, il candidato della speranza. La sua candidatura sarà difesa nelle strade e in tutte le istanze, fino alle ultime conseguenze”, ha indicato il Partito dei lavoratori, fondato proprio da Lula negli anni ’80.

Anche se Lula gode ancora di una grande popolarità, soprattutto nelle regioni più sfavorite del paese e tra le classi meno abbienti, vi è però anche una consistente fetta della popolazione che lo detesta.

Martedì sera, prima che la Corte suprema comunicasse la sua decisione, diverse decine di migliaia di persone avevano manifestato nelle principali città brasiliane per chiederne l’incarcerazione.

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