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Dj Fabo ha scelto la Svizzera per morire

Keystone

Alla fine Dj Fabo ha scelto la Svizzera per morire. E lo ha fatto oggi alle 11 e 40. ''Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un paese che non è il suo''. Lo scrive Marco Cappato dell'associazione Coscioni nel suo profilo Facebook.

“Lo Stato obbliga a emigrare” per poterci “liberare da una tortura insopportabile e infinita”. Così si è espresso Fabiano Antoniani, noto come DJ Fabo, cieco e tetraplegico in seguito ad un incidente d’auto tre anni fa.

In Svizzera c’erano la mamma, la fidanzata e alcuni amici. I suoi cari, si è appreso, lo hanno raggiunto dove era arrivato accompagnato da Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni.   

Sono 232 le persone che, dal 2015, si sono rivolte all’Associazione Luca Coscioni per chiedere informazioni su come ottenere l’eutanasia all’estero: di queste, 115 si sono poi effettivamente rivolte a cliniche in Svizzera ma alcuni tra questi malati hanno poi cambiato idea.

Non è la prima volta che l’Associazione Coscioni interviene, e Antoniani è il sesto di cui si ha notizia. Cappato ha annunciato di aver accettato di aiutarlo su Facebook, ricevendo subito centinaia di commenti e condivisioni. 

Tutti messaggi per DJ Fabio, anche sul suo profilo social, di saluto, affetto, commozione, tristezza, “auguri di buon viaggio”. Ma anche critiche allo “Stato sordo”. A questi sono aggiunti però anche gli appelli come quelli di Dj Aniceto, “per favore vivi”, e di Matteo Nassigh, 19 anni, disabile gravissimo dalla nascita, pubblicato sull’Avvenire: “non chiedere di morire, noi non possiamo correre ma siamo pensiero, e il pensiero migliora il mondo”.

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Dibattito sull’eutanasia

In Italia il dibattito sulle norme in materia di eutanasia è stato avviato in Parlamento per la prima volta nel marzo 2013 e attualmente vi sono sei proposte di legge (una di iniziativa popolare presentata proprio dalla Coscioni) che dovrebbero confluire in un unico testo di legge, ma è tutto fermo da un anno. Va invece un po’ più spedito il ddl sul Biotestamento, ma è stato proprio il terzo rinvio all’approdo in Aula alla Camera a determinare l’appello di due giorni fa di DJ Fabo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per “sbloccare lo Stato di impasse voluto dai parlamentari”. Da parte del Quirinale, però, finora non sono arrivati commenti.

In un video-appello del mese scorso “Fabo per vivere #LiberiFinoAllaFine”, Antoniani, che si era rivolto all’Associazione Luca Coscioni per arrivare “al cuore della politica”, spiegava di “non essere depresso e di mantenere tutt’ora il senso dell’ironia”, ma di sentirsi umiliato dalle proprie condizioni: “immobile e al buio, considera la propria condizione insopportabile, consapevole che potrebbe durare per decenni”.

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Cappato in un video sul suo profilo Facebook ha spiegato ieri sera di essere “in Svizzera con Fabiano Antoniani che domenica ha avuto la sua prima visita medica e oggi, lunedì mattina farà la seconda, per controllare le sue condizioni fisiche e anche per confermare eventualmente la sua volontà di ottenere l’assistenza medica alla morte volontaria”. 

“Un tipo di aiuto e di assistenza – ha sottolineato – che dovrebbe essere riconosciuta a tutti i cittadini ovunque invece di condannare e costringere persone a questa sorta di esilio della morte che ritengo debba essere al più presto superato”.

E alla fine DJ Fabo ha deciso di morire. In Svizzera.

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Daniela è partita

La trasmissione “Storie” della Radiotelevisione svizzera ha presentato, in un racconto del regista Marco Tagliabue, il suo personale ricordo di un’amica speciale che aveva poco più di sessant’anni quando decise di farla finita. Daniela dopo un intervento chirurgico di routine era rimasta semiparalizzata. Faticava a muoversi. Usciva di rado di casa. Un giorno sorprese Marco proponendogli di vedersi a Lugano. “Voleva parlarmi di una “cosa”. Non ci sono andato all’appuntamento. E non sentirò mai quelle sue ultime parole”. Alla ricerca di un senso che, a distanza di anni, ancora sembra mancare, Marco si mette sulle tracce della sua amica, cercando di ricostruire il suo ultimo miglio. Un percorso doloroso ma pieno di affetto che è seguito in studio dall’esperienza attenta di uno psicanalista e psichiatra come Graziano Martignoni, abituato per sensibilità e per lavoro a sciogliere i tanti lutti – anche metaforici – che segnano la vita umana. 

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