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Sempre più persone dipendono dall’aiuto sociale

L’anno scorso il numero di beneficiari dell’aiuto sociale è cresciuto in media del 5,2% nelle città svizzere.

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L’aumento registrato nel 2016 è considerevolmente superiore rispetto a quello degli anni precedenti, quando la progressione era di circa il 3%. È uno dei dati contenuti nel rapportoCollegamento esterno elaborato dalla Scuola universitaria professionale di Berna e dall’Iniziativa delle città per la politica sociale, presentato martedì a Berna. Per lo studio sono state prese in considerazione 14 città, che riuniscono circa un quarto dei beneficiari dell’aiuto sociale iscritti in Svizzera.

Anche se in tutte le località si registra una progressione, l’aumento è più marcato nelle località di media dimensione e negli agglomerati. Tra le cause: la crescita della popolazione, della disoccupazione e del numero di disoccupati che non hanno più diritto alle indennità. Particolarmente colpite sono le persone poco qualificate, che fanno molta fatica a trovare un lavoro, ha spiegato Michelle Beyeler, autrice del rapporto.

A ricevere un sostegno sono sempre più spesso anche i cittadini extra-europei, in particolare persone che hanno ottenuto lo statuto di rifugiato o un’ammissione provvisoria. La maggioranza dei beneficiari è tuttavia di cittadinanza svizzera, eccetto in quattro città (Losanna, Bienne, Basilea e Schlieren).

Giovani donne sole con figli le più colpite

A rischio povertà sono naturalmente soprattutto le famiglie monoparentali (dal 15 al 21,5% dei dossier) e in particolare le madri sole di meno di 25 anni: in media oltre l’80% di loro deve ricorrere all’aiuto sociale.

Diverse città, come Berna e Basilea, sono già corse ai ripari, attuando programmi specifici per le famiglie monoparentali. La consulenza individuale e il recupero di una formazione professionale permettono spesso agli interessati di uscire dal circolo della povertà. Soprattutto se tutto ciò è accompagnato da strutture di accoglienza extra-famigliare a prezzo abbordabile per garantire la compatibilità tra lavoro e famiglia, sottolinea il rapporto odierno. È pure utile garantire buone opportunità di educazione per i bambini socialmente sfavoriti. 

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