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Il giorno decisivo per il Partito democratico

Ha preso il via stamane a Roma l'assemblea nazionale del Partito democratico (PD), che potrebbe sancire la scissione del partito a dieci anni dalla sua nascita. Ieri sempre a Roma si è tenuta la contro-assemblea della minoranza, che ha presentato le sue richieste al presidente del partito Matteo Renzi: conferenza programmatica, congresso in autunno e garanzia di durata del governo Gentiloni fino al 2018.

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Lungo e più volte applaudito il discorso del segretario dimissionario Matteo Renzi all’assemblea nazionale del Partito democratico (PD), che potrebbe sancire la scissione del partito a dieci anni dalla sua nascita.
“Peggio della parola scissione, c’è la parola ricatto”, ha detto Renzi: “non è accettabile che si blocchi un partito per i diktat della minoranza”, ha affermato, facendo riferimento alle richieste emerse dalla contro-assemblea tenutasi ieri sempre a Roma da una frangia del PD. La minoranza ha chiesto in particolare una conferenza programmatica, il congresso in autunno e la garanzia di durata del governo Gentiloni fino al 2018.

Citando Pascal, il leader ha affermato che la scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce, e ha invitato tutti al senso di responsabilità verso il Paese: “Si discuta oggi, ma ci si rimetta in cammino”, anche perché chi guarda da fuori non capisce, “ci prende per matti”.

Fermo sull’opportunità del congresso, Renzi ha definito un errore trasformarlo in un ‘congresso sul governo’. Poi ha ammesso di aver pensato seriamente a fare un passo indietro. Una riflessione sfociata nella convinzione che “non si sta in un partito contro qualcuno ma per qualcosa”. E, rivolto alla minoranza: “Non è democratico chiedere a me di non candidarmi per evitare la scissione”.

Stando agli statuti del Pd, dopo che il segretario ha rassegnato le dimissioni, nell’assemblea del partito entro le 13.30 sarà possibile presentare candidature per eleggere un successore già in giornata.
Le regole dispongono infatti che sia possibile eleggere subito in assemblea un altro segretario e a quel punto il congresso si terrebbe alla scadenza naturale, a dicembre. 

Servono 117 firme di delegati per presentare una candidatura. Se non ci saranno candidati o se nessuno riuscirà ad avere una maggioranza, il presidente del Pd procederà alla convocazione del congresso anticipato, che deve concludersi entro 4 mesi da oggi.

I sondaggi sono a favore di Renzi

Intanto, secondo un sondaggio dell’Istituto Ixè, illustrato oggi ad Agorà (Raitre), per il 76% degli elettori Pd la scissione del partito sarebbe un male. Solo il 19% pensa che sia un bene. Il 64%, inoltre, vorrebbe che Matteo Renzi rimanesse segretario. In vista del congresso, il 18% punta invece su Andrea Orlando e il 12% su Michele Emiliano.

La rilevazione è stata effettuata dall’Istituto Ixè in data 15/2/2017 per Agorà-RAI 3 e ha interessato un campione di 1000 soggetti maggiorenni. Il margine d’errore massimo: +/- 3,1%.

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