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La Svizzera tolta dalla lista nera italiana dei paradisi fiscali

bandiere italiana e svizzera
Dal 1999 la Svizzera figurava sulla lista nera italiana dei paradisi fiscali. Keystone / Karl Mathis

Berna e Roma hanno firmato giovedì una dichiarazione volta a risolvere due questioni fiscali ancora aperte. La Svizzera sarà così tolta dalla black list del 1999. È inoltre stata trovata una soluzione transitoria in merito all'imposizione del telelavoro per la manodopera frontaliera.

L’accordo sottoscritto dalla ministra delle finanze Karin Keller-Sutter e dal suo omologo italiano Giancarlo Giorgetti “elimina un ostacolo amministrativo nelle relazioni fiscali tra i due Paesi”, sottolinea in un comunicatoCollegamento esterno la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali.

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Da anni la Svizzera chiedeva di essere rimossa dalla lista nera dei paradisi fiscali istituita dall’Italia nel 1999. Questa lista è stata pensata per scovare ricchi contribuenti che dichiarano una residenza fittizia all’estero per evitare di pagare le tasse in Italia e prevede un’inversione della prova. In altre parole, spetta al contribuente – e non alle autorità fiscali – dimostrare che la residenza all’estero è veramente quella permanente.

In ottica elvetica, questo provvedimento non ha ragione d’essere, soprattutto dal momento in cui tra Svizzera e Italia esiste (dal 2017) lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale.

Un gesto anche simbolico

Il fatto di figurare su questa lista non comportava problemi particolari né per la Svizzera né per la sua piazza finanziaria (il discorso è invece diverso per quanto concerne l’onere amministrativo per le persone di nazionalità italiana residenti in Svizzera). Tuttavia, come aveva fatto notare il consigliere federale Ignazio Cassis durante la visita di Sergio Mattarella nella Confederazione lo scorso novembre, “è un disturbo inutile, che non ha più ragione di esistere”. “Essere cancellati da questa black list – aveva sottolineato Cassis – è molto importante non sul piano materiale ma simbolico”.

In un tweet, il Partito liberale radicale (PLR, destra) ha salutato il “successo” raggiunto dalla sua consigliera federale, fortemente criticata nelle ultime settimane in relazione alla vicenda Credit Suisse: “Dopo 24 anni di blocco, risolve le questioni fiscali tra Svizzera e Italia”. L’accordo “è un passo positivo nel rapporto con uno dei principali partner del nostro Paese”, prosegue il PLR.

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“La dichiarazione firmata dirime finalmente due importanti questioni fiscali aperte tra Svizzera e Italia”, ha dal canto suo dichiarato Karin Keller-Sutter.

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Soluzione per il telelavoro

I due Paesi hanno infatti deciso di attuare una soluzione provvisoria, che sarà in vigore retroattivamente dal primo febbraio 2023 fino al 30 giugno prossimo, per disciplinare la tassazione del telelavoro per la manodopera frontaliera.

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La volontà è di raggiungere in un secondo tempo un’intesa duratura in materia di telelavoro. Questo accordo amichevole – precisa Berna – “sarà firmato non appena l’Italia avrà varato le basi legali per lo stralcio della Svizzera dalla black list”.

Durante la pandemia di coronavirus, nel giugno del 2020, Berna e Roma avevano concluso un accordo che prevedeva norme speciali sulla tassazione del telelavoro su base “eccezionale e provvisoria”. In estrema sintesi, la manodopera residente in Italia poteva lavorare da casa senza implicazioni di tipo fiscale.

+ Per saperne di più sul tema telelavoro e manodopera frontaliera

Contrariamente a quanto successo con la Francia, l’accordo non è però stato prorogato oltre il 31 gennaio di quest’anno.

Durante il colloquio, si legge ancora nel comunicato stampa, il ministro delle finanze italiano Giancarlo Giorgetti “si è dimostrato fiducioso che nelle prossime settimane il Parlamento italiano ratificherà il nuovo accordo relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri sottoscritto nel 2020”.

+ In cosa consiste l’accordo fiscale tra Svizzera e Italia

Il testo è stato convalidato dal Senato all’inizio di febbraio, ma la Camera deve ancora esprimersi. In Svizzera il trattato è stato approvato dal Parlamento già nel marzo del 2022.

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