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Accordo sui frontalieri, “negoziati costruttivi”

Due uomini in abito formali scambiano si passano la parola nei pressi di un pulpito con scritta TI
Il consigliere federale Ueli Maurer e il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi. Keystone / Alessandro Crinari

Il consigliere federale Ueli Maurer ha incontrato venerdì a Bellinzona il Consiglio di Stato ticinese. Il ministro delle finanze ha aggiornato l'esecutivo cantonale sui negoziati con l'Italia per arrivare a un nuovo accordo sull'imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri, una trattativa che ha definito come favorevole al Canton Ticino, per un accordo che, ipotizza, potrà entrare in vigore nel 2023.

Nel dicembre 2015, Svizzera e Italia hanno parafato -significa che l’intesa è stata siglata dai negoziatori ma mai firmata dai ministri- un nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri per sostituire l’accordo in vigore dal 1974.

Secondo il nuovo testo, i frontalieri saranno tassati in linea di principio sia in Svizzera, Paese nel quale svolgono l’attività lavorativa, sia in Italia, lo Stato di residenza. L’obiettivo di Berna e del Canton Ticino era non solo ottenere una percentuale maggiore sull’imposizione, ma anche rendere meno allettanti -per i lavoratori- i bassi salari.

“A causa di diversi nuovi sviluppi”, ricorda un comunicato congiunto del Dipartimento federale delle finanze (DFF) e del Canton Ticino, “finora non è stato possibile firmare l’accordo parafato nel 2015”. Nondimeno, lo scorso 28 settembre il consigliere federale Ignazio Cassis, ministro degli esteri, aveva indicato ai governi ticinese e grigionese che negli ultimi mesi erano stati compiuti progressi in vista della conclusione dell’accordo.

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Frontalieri in marcia nel 2016 per avere un accordo equo.

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Le novità del nuovo accordo sui frontalieri

Questo contenuto è stato pubblicato al Non un euro in meno ai comuni, non un euro in più di tasse ai frontalieri. Parola del segretario della Commissione Esteri del Senato Alfieri.

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Cosa cambia

A sbloccare l’impasse sarebbero in particolare due grandi modifiche: la nuova tassazione non si applicherebbe a chi già lavora in Svizzera e, come anticipato da tvsvizzera.it, la Confederazione riceverebbe in contropartita una quota maggiore delle tasse pagate dai futuri frontalieri, ovvero l’80% (contro l’attuale 61,2 e il 70% del testo parafato nel 2015).

Maggiori dettagli sulla transizione da “vecchi” a “nuovi” frontalieri in questo articolo.

All’indomani delle dichiarazioni di Cassis, la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga era uscita da un incontro con il premier italiano Giuseppe Conte a Roma parlando di un “avanzamento” nelle discussioni e indicando di aver potuto “concretizzare e definire i parametri di una soluzione”. Sommaruga aveva ventilato una firma dell’accordo entro fine anno e lo stesso aveva fatto Conte, salutando “con favore i progressi fatti dal Ministero [italiano] dell’economia [e delle finanze] e dalla Svizzera”.

Pochi dettagli

Nella sua visita a Bellinzona, il consigliere federale Maurer ha illustrato al Governo ticinese i risultati emersi dai contatti più recenti con l’Italia. L’esecutivo, da parte sua, ha esposto il proprio parere sui principali contenuti dell’accordo, ma poco è trapelato all’esterno.

Le richieste del Ticino sono state trattate in “maniera costruttiva”, ha detto il ministro, precisando che dopo aver concluso l’accordo sui frontalieri vorrà anche risolvere la questione dell’accesso al mercato finanziario italiano per gli operatori svizzeri.

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Tassare i frontalieri di domani in maniera diversa rispetto a chi è frontaliere già oggi potrebbe dunque sbloccare un’impasse durata anni, ma anche riservare brutte sorprese. 

Il rischio è di creare una concorrenza sleale tra lavoratori con due differenti regimi fiscali. Il Quotidiano della RSI ha raccolto le reazioni dei sindacati e del mondo economico.

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tvsvizzera.it/ATS/ri con RSI (News e Quotidiano del 16.10.2020)

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