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Quello che è successo dopo l’insorgere del coronavirus

L elica del DNA in 3D
L'elica del DNA in 3D. Keystone / P4444/_abbvie Deutschland Gmbh &

L'allerta nella "rete virologica" della presenza del Covid-19 è stata lanciata tra il 30 e il 31 dicembre 2019. La Cina ha immediatamente sequenziato il genoma del nuovo coronavirus e lo ha messo in rete il 7 gennaio 2020. Da quel momento, la comunità scientifica ha saputo che che si trattava di un virus nuovo, simile alla Sars ma diverso. Solo una settimana dopo, al Policlinico di Pavia era già pronto il test. 

Come il virus, anche chi li studia – la comunità scientifica – non conosce frontiere. Scienziati di tutto il mondo hanno contribuito alla scoperta del Covid-19, sequenziato il genoma, isolato il virus. Altri ancora stanno studiando possibili cure e vaccini (stando all’Oms in questo caso dovremo aspettare almeno 12 se non 18 mesi: in Cina comunque sarebbero pronti a fine aprile per gli studi clinici. Vedremo). 

Anche in Italia, all’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, al polo universitario Luigi Sacco di Milano e al Policlinico San Matteo di Pavia, solo per citare i primi istituti che hanno studiato il caso, il Covid-19 non è uno sconosciuto.

Così, due settimane dopo l’insorgere ufficiale della malattia, i primi possibili casi di coronavirus sono stati analizzati al Policlinico di Pavia. Era il 16 gennaio. Come ci racconta il virologo Fausto Baldanti, i test sono stati effettuati su persone di ritorno dalla Cina. Tutti sono risultati negativi.

Dopo i due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani di Roma, nella notte tra il 20 e il 21 febbraio è stato infine identificato il primo paziente italiano a Codogno, in provincia di Lodi. Il risultato positivo del test è arrivato dopo una “corsa” durata tutta la notte. L’identificazione del virus è stata condotta a Pavia e al Sacco di Milano “trattandosi di un dato sensibile, la Regione Lombardia ha voluto fare due verifiche parallele per essere sicuri del risultato”, sottolinea il virologo Fausto Baldanti.

Da allora, a Pavia come in altri istituti simili in Italia, si continua a fare analisi. In questi momenti cruciali arrivano campioni da ogni dove. E il personale è decisamente sotto pressione. Per fortuna – racconta Baldanti – abbiamo reclutato tutti gli specializzandi: nessuno si è tirato indietro.

Nel frattempo a Pavia sono stati isolati una ventina di campioni di pazienti lombardi del Covid-19. Questo sarà utile per capire meglio gli effetti sull’essere umano. Il passo successivo sarà quello di studiare lo sviluppo di anticorpi e quindi di vaccini e di cure da parte dei laboratori farmaceutici.

Ecco una breve intervista al virologo Fausto Baldanti sui primi momenti della nascita del coronavirus:


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