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Schettino, in Cassazione pg chiede pena più alta

Si è aperta giovedì mattina alla Corte di Cassazione a Roma l’udienza per il naufragio della nave da crociera Costa Concordia nel quale morirono 32 persone. I giudici dovranno decidere se confermare la sentenza d’appello che condannò l’ex comandante Francesco Schettino a 16 anni e un mese di reclusione.

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A fare ricorso alla Suprema Corte -oltre alla difesa di Schettino, assente dall’aula- è stata la Procura della Corte d’appello di Firenze, che ritiene troppo mite la pena inflitta. La pubblica accusa aveva chiesto 27 anni di carcere.

La prossima udienza è prevista per il 12 maggio e in quella data potrebbe essere emesso il verdetto.

Il pg: Sì a condanna e a pena più elevata

“È stato un naufragio di tali immani proporzioni e connotato da gravissime negligenze e macroscopiche infrazioni delle procedure” -ha detto nella requisitoria il procuratore generale di Cassazione Francesco Salzano- che non è possibile concedere le attenuanti all’ex comandante Francesco Schettino, il quale deliberatamente “non inviò il segnale di falla all’equipaggio per far scattare l’ammaina scialuppa e mettere subito in salvo i passeggeri”.

Il Pg, dopo una ricostruzione della mole di errori, sottovalutazioni, violazioni delle leggi del mare commesse da Schettino e dagli altri ufficiali, ha chiesto la conferma della condanna a sedici anni e un mese di reclusione inflittagli dalla Corte di Appello di Firenze il 31 maggio del 2016. Sentenza che aveva ricalcato quella di primo grado.

Salzano ha poi chiesto di accogliere il ricorso del Procuratore generale di Firenze, che vuole una pena più severa per Schettino con l’applicazione dell’aggravante della previsione dell’evento, dunque della colpa cosciente, per i plurimi omicidi colposi. L’ex comandante rischia dunque, se la condanna dovesse essere confermata il prossimo 12 maggio, di andare incontro a un inasprimento della pena dopo un appello bis che si svolgerebbe a detenzione in corso.

Cinque anni fa, la tragedia

Nel naufragio morirono 32 persone. L’impatto contro gli scogli avvenne alle 21.45 del 13 gennaio 2012 per una maldestra manovra di avvicinamento all’isola Del Giglio, nell’arcipelago toscano.

A bordo della Concordia c’erano 3216 passeggeri e 1013 persone d’equipaggio. La Costa ha risarcito la maggior parte delle parti civili –l’80% dei passeggeri, con 66 milioni e mezzo di euro in totale; 24 ai familiari delle vittime- mentre altre sono ricorse in Cassazione per ottenere indennizzi più alti.

Le condanne

La sentenza di primo grado, poi confermata in appello, condannò Francesco Schettino per disastro colposo, omicidio colposo plurimo e per aver abbandonato la nave con molti passeggeri ancora a bordo.

Altri indagati, tra i quali il comandante in seconda e il timoniere, scelsero di patteggiare, ottenendo pene inferiori a tre anni.

La nave

Due anni e mezzo dopo il naufragio, la Costa Concordia -raddrizzata con una spettacolare operazione pochi mesi prima- tornò in mare per il suo ultimo viaggio. Verso i cantieri navali di Genova.
 

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