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Incandidabilità di Berlusconi, niente sentenza a Strasburgo

Cala il sipario su una lunga vicenda giudiziaria che ha visto per protagonista Silvio Berlusconi.

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L’ex premier era stato estromesso nel 2013 dal Senato – e dichiarato incandidabile alle elezioni politiche – in applicazione della legge Severino, in seguito a una sua condanna per frode fiscale.

La Corte di giustizia dei diritti dell’uomo di Strasburgo, accogliendo la richiesta dello stesso Cavaliere inoltrata in luglio, ha deciso a maggioranza di non emettere la sentenza nell’ambito del procedimento con cui il leader di Forza Italia contestava la legge Severino.

Data la sua riabilitazione da parte del Tribunale di Milano, aveva argomentato Silvio Berlusconi, una sentenza della Corte di Strasburgo sul suo ricorso non avrebbe avuto alcun effetto, dal momento che ora può di nuovo candidarsi alle elezioni e in ogni caso non è più possibile rimediare alla sua decadenza da senatore e all’incandidabilità. Accogliendo la tesi del Cavaliere la corte europea da parte sua ha sottolineato di non ravvisare “circostanze speciali relative al rispetto dei diritti umani che richiedano di continuare l’esame del ricorso”.

Processo Mediaset

La sua decadenza da senatore era stata votata da Palazzo Madama il 27 novembre 2013, dopo che la Cassazione in agosto aveva confermato la condanna a 4 anni di detenzione (ridotti successivamente a un anno in virtù del condono) per frode fiscale nell’ambito del processo Mediaset che riguardava la costituzione di fondi neri in relazione alla compravendita di diritti di film statunitensi (lo scorso mese di maggio, come detto, il Tribunale di sorveglianza di Milano lo aveva riabilitato da questa pena).

Alla fine quindi non si potrà sapere se l’ex presidente del Consiglio ha subito una violazione dei suoi diritti in virtù della contestata legge Severino.

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