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La Nato compie 70 anni, ma c’è poco da festeggiare

due soldati su un mezzo blindato
Della Nato fanno oggi parte 29 paesi. Nell'immagine due soldati canadesi durante una parata a Riga per celebrare il 101esimo anniversario della dichiarazione d'indipendenza della Lettonia. Keystone / Toms Kalnins

Il vertice dell'Alleanza atlantica si è aperto martedì a Londra. Nei 70 anni di storia della Nato, raramente i suoi leader erano stati così divisi.

La Nato serve ancora a qualcosa? Non è certo il vertice di Londra che fornirà una risposta a questa domanda. Dalla riunione – durante la quale si commemorano i 70 anni dell’alleanza – usciranno però sicuramente delle indicazioni più precise sullo stato di salute dell’organizzazione e sul suo orientamento futuro.

“Morte cerebrale”

Ad aprire le danze è stato il presidente francese Emmanuel Macron, che in una recente intervista all’Economist ha dichiarato che la Nato “è in stato di morte cerebraleCollegamento esterno“. In un secondo tempo, l’inquilino dell’Eliseo ha poi precisato di aver constatato che durante gli ultimi due vertici si è discusso principalmente di come ridurre il costo per gli Stati Uniti, senza interrogarsi su questioni strategiche come la pace in Europa, il rapporto con la Russia, il tema della Turchia o più in generale su “chi è oggi il nemico” della Nato.

Da Londra, dove è giunto martedì, Donald Trump ha risposto al suo omologo francese definendo le sue dichiarazioni “molto offensive” e “molto pericolose” per la Francia, che più di ogni altro ha bisogno della Nato. In un recente passato, però, lo stesso Trump aveva parlato a sua volta della Nato come di un’organizzazione obsoleta e troppo costosa.

In questo balletto di dichiarazioni non poteva mancare il presidente turco Erdogan, che si è scagliato contro Macron, colpevole a suo dire di avere osteggiato l’operazione militare turca in Siria. Erdogan ha pure indicato che Ankara bloccherà i piani della Nato per la difesa della Polonia e dei Paesi baltici se gli alleati non riconosceranno come terroriste le milizie curdo-siriane Ypg.

Solo soldoni

In veste di padrone di casa, il premier britannico Boris Johnson si è dal canto suo fatto interprete del pensiero positivo: “La Nato è in buona salute” ed è un simbolo di “fantastico successo”, che ha portato “pace e prosperità” per 70 anni. Ciò che conta, ha aggiunto, è “affrontare le minacce uniti”.

Un’analisi forse un po’ troppo ottimista quella fatta da Boris Johnson. Ma come riassume un diplomatico (rimasto anonimo) di stanza a Bruxelles intervistato dal quotidiano svizzero Le Temps “non si può accusare la Nato di aver perso la sua ragion d’essere senza riconoscere che oggi non esistono alternative. La sua importanza è anche di garantire la stabilità. Per il resto, si tratta solo di soldoni e di diverbi tra capi di Stato che giocano a fare i duri per impressionare i loro elettori”.

Il servizio della RSI sul vertice di Londra:

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