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Calciomercato, nella serie B inglese si spende più del Milan

È Manuel Iturbe, passato dal Verona alla Roma, l'acquisto più oneroso di questa sessione di calcio mercato ansa

di Antonio Corsa

Quello che si è concluso ieri notte è stato un mercato dai due volti piuttosto sterile e privo di grandi colpi per quanto riguarda le squadre Italiane, mentre i top club europei, ancora una volta, noncuranti del fair play finanziario e delle possibili sanzioni UEFA, hanno continuato a spendere – tantissimo – senza privarsi di nulla.
Personalmente, non amo discutere solamente con le tabelline Excel alla mano, ma certo una discorsetto sulla situazione del calcio italiano andrebbe pur fatto. Un dato su tutti: la squadra che ha riportato il saldo cessioni/acquisti più negativo, nel nostro campionato, è stata la Roma con -25 milioni: in Inghilterra, ci sono 6 squadre che hanno speso di più, in Spagna il Barcellona ha investito il triplo della Roma mentre, in Germania, il Borussia Dortmund si è spinto fino a -51 milioni. Scartando la Roma, poi, il divario si fa ancora più enorme: ci sono infatti persino club di Championship (la Serie B inglese) che hanno investito più di Milan, Inter, Fiorentina, Napoli e, a conti fatti, hanno speso di cartellini quanto la Juventus. Certo, ci sono sempre da considerare gli ingaggi, che pesano (e che, essendo riservati, è difficile quantificare), e le plusvalenze, ma la cosa certa è che di soldi, nel nostro campionato, se ne sono mossi pochini. Lo scenario era anche piuttosto prevedibile, vista la crisi nella quale versa il nostro calcio (e non solo), ma merita comunque una riflessione.
I soldi però, per fortuna, non sono tutto. L’anno scorso, il Monaco ha speso più di tutti in Francia (-172 mln) senza vincere il titolo; in Inghilterra il Manchester United ha chiuso con un saldo negativo di quasi 80 mln per poi non qualificarsi nemmeno per l’Europa League; in Spagna il Real ha speso quasi 100 mln più dell’Atletico finendo però col perdere la Liga al fotofinish; in Italia l’Inter ha investito quasi 50 mln senza vincere nulla, in Russia la Dinamo Mosca ha speso 49 mln per arrivare soltanto in Europa League e in Germania nessuno ha investito quanto il Wolfsburg, alla fine quinto. Ci basti questo, in assenza dei denari, per sperare in un campionato ugualmente competitivo e di livello (certo, l’eliminazione del Napoli dalla Champions League non è un buon inizio, da questo punto di vista).
Ma restiamo a noi, in Italia e in particolare alle cinque squadre che, sulla carta, partono con i favori dei pronostici.
La Juventus era reduce da un campionato stellare, irripetibile, fantastico. Bastava poco per migliorarsi e confermarsi come la squadra da battere, e invece è successo quello che nessuno si aspettava – almeno come tempistica – e che rischia di rimettere in gioco le inseguitrici: Antonio Conte, l’allenatore artefice dei tre successi consecutivi, ha consensualmente rescisso il contratto con la società bianconera accasandosi a Casa Azzurri e lasciando la panchina bianconera a Massimiliano Allegri. Lui, in realtà, un po’ di credito lo meriterebbe pure, se è vero che è l’unico allenatore di Serie A che abbia vinto uno Scudetto tra i 20 che attualmente guidano una squadra italiana. Succede però ad un tecnico che era riuscito a plasmare la Juventus a sua immagine e somiglianza compiendo un lavoro straordinario e il suo sarà, per questo, un cammino in salita dovendo conquistare i propri tifosi (scettici a dir poco) e gli stessi giocatori che con il tecnico salentino ormai giocavano a memoria. La grande incognita del mercato Juve è perciò proprio legata all’allenatore e alla capacità di trovare la chiave giusta per inserirsi in un meccanismo perfetto, per migliorarlo. Dal mercato, sono arrivati Evra (al posto di Peluso), Romulo (al posto di Isla), Pereyra (nonostante la conferma di Vidal), Coman (al posto di Vucinic) e Morata (al posto di Quagliarella). Sono tutti, sulla carta, rinforzi netti per una squadra che già, come organico, era la più forte d’Italia. Se basteranno o meno, lo dirà il campo.
La Roma riparte invece da una certezza, Rudi Garcia, e dalla grande incognita rappresentata dalla Champions League. L’anno scorso, infatti, i giallorossi hanno beneficiato enormemente delle scarse pressioni iniziali (lo scetticismo era tale che si iniziò la stagione con tanto di contestazione a Trigoria) e dal non aver preso parte a competizioni europee, avendo più tempo per preparare le partite e più energie da spendere delle rivali. Quest’anno sarà tutto diverso: si parte con l’obiettivo di vincere in Campionato (e non è la stessa cosa di “fare bene”) e di passare il turno in Champions e non sarà affatto facile. Dal mercato sono arrivati Iturbe, Manolas e Ashley Cole, ma è partito Benatia, forse il miglior difensore del campionato. Ci sarà, inoltre, un Nainggolan in più dall’inizio e uno Strootman in meno, almeno per altri 2-3 mesi. Se sia sufficiente tutto ciò per colmare il gap con i bianconeri lo vedremo: dipenderà dalle incognite in casa Juve e dalla gestione della rosa e delle energie che dovrà consacrare definitivamente Garcia come un allenatore di livello internazionale.
Il Napoli, terzo lo scorso campionato, è l’esempio perfetto di una squadra che non è stata in grado di gestire il doppio impegno Italia/Europa un po’ per la rosa troppo ristretta, un po’ per l’incapacità di reggere le pressioni causa alte aspettative dei propri tifosi. Quest’anno, si riparte con pochi acquisti realmente di qualità e, sulla carta, i partenopei partono dalla seconda fila, dietro Roma e Juventus.
Sempre in seconda fila collocherei l’Inter, che ha speso poco ma l’ha fatto con giudizio, portando a Milano un veterano come Vidic, un giovane interessante come M’Vila e giocatori di sostanza come Osvaldo e Medel, oltre al baby Dodò. Non un grandissimo mercato, ok, ma sufficiente per provare a raggiungere l’obiettivo stagionale, ovvero la qualificazione alla prossima Champions League.
Il Milan, infine, ha continuato l’opera di epurazione dei contratti inutili/troppo onerosi (sono partiti tra gli altri Constant, Robinho, Kakà, Traorè, Emanuelson, Matri ed Amelia), ha piazzato Balotelli al Liverpool sostituendolo con Fernando Torres in prestito biennale e con “Jack” Bonaventura e si è buttato sui parametri zero e sui prestiti come Alex, Armero, Diego Lopez e Menez, confermando Rami. La stagione dipenderà molto dalle condizioni di El Sharaawy, dalla capacità di incidere nel nostro campionato di Torres e dalla capacità di Pippo Inzaghi di ridare credibilità ed entusiasmo ad una squadra che è
lontana parente di quella che a lungo ha dominato in Europa.
Tra le altre, da segnalare il buon mercato di Sassuolo e Verona, oltre a quello della Fiorentina (che ha confermato Cuadrado, e non era facile) e del Cagliari, che ha puntato tutto su Zeman, un allenatore in grado di ridare gioco ed entusiasmo ai sardi.

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