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E infine la Gran Bretagna andrà al voto anticipato

Boris Johnson in parlamento il 29 ottobre mentre chiede lo scioglimento delle camere.
Keystone / House Of Commons

Sarà un voto prima di Natale, a patto che lo stallo non si riproduca anche nelle urne, a decidere della Brexit e del futuro del Regno Unito nei prossimi anni. Le elezioni anticipate invocate come ultima spiaggia dal governo Tory di Boris Johnson hanno finalmente ricevuto il via libera anche delle opposizioni. Incluso il Labour di Jeremy Corbyn.

Si andrà dunque alle urne entro il 12 dicembre, secondo la modifica legislativa ordinaria messa ai voti ai Comuni. Legge da approvare a maggioranza semplice, dopo i tentativi a vuoto di una mozione d’auto-scioglimento che avrebbe richiesto i quorum dei due terzi. E messa in discesa dalla fine dell’ostruzionismo dei vari partiti d’opposizione, entrati ormai in competizione fra loro, oltre che con i conservatori: dapprima con lo spiraglio aperto a sorpresa dagli indipendentisti e dai liberaldemocratici, i due partiti pro Remain più radicali; poi col sì del governo ombra laburista, bellicoso quanto sofferto.

La vera sfida è adesso quella della campagna elettorale. Una sfida che parte con i favori dei sondaggi per Boris Johnson, oggi battagliero a Westminster e pronto a rigettare ancora una volta sull’ostinato ostruzionismo del Parlamento e sul rifiuto delle opposizioni di accettare il risultato del referendum del 2016 il mancato rispetto del suo impegno di far uscire il Regno dall’Ue il 31 ottobre come una questione “di vita o di morte”. E deciso a invocare ora il giudizio del popolo sullo slogan ‘Get Brexit done’.

Sondaggi a favore di Johnson

L’ultimo sondaggio YouGov lo incoraggia, dando il suo partito conservatore al 36%, con ben 13 punti di vantaggio sul 23% assegnato ai laburisti. I liberaldemocratici di Jo Swinson si attestano al 18, i concorrenti del Brexit Party di Nigel Farage al 12. Mentre in termini di popolarità personale, Johnson è indicato come primo ministro preferito addirittura da un 43% d’intervistati, con Corbyn secondo, ma lontanissimo al 20%. Sky News nota peraltro come sondaggi simili dominassero la scena anche prima delle elezioni del 2017, salvo essere smentiti dai voti veri. Il problema di Boris sarà soprattutto quello di riuscire a portare a casa una maggioranza assoluta di seggi, per garantirsi la permanenza a Downing Street, se vorrà davvero realizzare la sua Brexit a urne chiuse: impresa per nulla scontata.

Arriva la proroga formale dall’Ue

“Ai miei amici britannici: l’Ue a 27 ha formalmente approvato l’estensione. Potrebbe essere l’ultima. Vi prego di usare al meglio questo tempo”. Così su Twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. 

L’adozione formale dell’estensione della Brexit da parte del Consiglio europeo è avvenuta, come preannunciato nei giorni scorsi da Tusk, seguendo la procedura scritta. Il Regno unito resterà quindi uno Stato membro dell’Unione fino al 31 gennaio 2020, “con tutti i diritti e gli obblighi previsti dai trattati e dalla legislazione Ue”. 

L’estensione è stata accordata “per concedere più tempo alla ratifica dell’accordo di ritiro” ma, se l’intesa verrà approvata da entrambe le parti, la Brexit potrà avvenire anche il primo dicembre 2019 o il primo gennaio 2020. Cioè il primo giorno del mese successivo rispetto a quello in cui verrà conclusa la procedura.

Il nostro inviato da Londra

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