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Coronavirus, è “folle” la tesi del laboratorio

Due giovani donne attraversano la strada a un incrocio attorniato da grattacieli, di cui uno a trapezio.
La sede della China Central Television (CCTV) situata nel distretto degli affari a Pechino, in un'immagine d'archivio. Keystone / Wu Hong

I media ufficiali cinesi hanno definito folle la tesi degli Stati Uniti secondo cui il nuovo coronavirus ha avuto origine in un laboratorio in Cina, ribadita dal segretario di Stato americano Mike Pompeo domenica in un'intervista alla ABC. Lunedì, in un editoriale, il tabloid del Partito comunista cinese Global Times ha incalzato il capo della diplomazia USA a presentare le prove, accusandolo di bluffare.
 

Con la Cina ferma per le festività del Primo maggio, è stata la televisione statale CCTV a riferire nell’edizione serale delle notizie, la più seguita, delle “osservazioni folli ed evasive” formulate da Mike Pompeo sulle origini della pandemia di Covid-19. 

Le accuse ribadite dal segretario di Stato USA sono benzina sul fuoco nelle già complesse relazioni tra Pechino e Washington.

Pompeo dichiara che “prove enormi” dimostrano che il virus ha avuto origine in un laboratorio in Cina e definisce “non all’altezza” le strutture di ricerca cinesi, inasprendo così le precedenti affermazioni su quella che a metà aprile gli Stati Uniti presentavano come un’ipotesi oggetto di indagini da parte dei servizi segreti. 

Un’ipotesi respinta dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e da vari esperti: la comunità scientifica propende per un virus proveniente dagli animali e non da provetta.  

Il cinese Global Times -tabloid del Quotidiano del Popolo, voce del Partito comunista- ha incalzato lunedì Mike Pompeo a “presentare queste cosiddette prove al mondo, in particolare al pubblico americano che cerca di ingannare di continuo. La verità è che Pompeo non ha alcuna prova e nell’intervista stava bluffando”.
 

Interno di laboratorio con due laboratoriste completamente coperte da indumenti di protezione e casco ventilato di protezione
Nel 2018, diplomatici USA hanno visitato il Wuhan institute of virology e riferito di inadeguate condizioni di sicurezza (nell’immagine d’archivio, due collaboratrici del Wiv con casco ventilato di protezione da microgocce). Keystone / Shepherd Hou

L’amministrazione del presidente Donald Trump, si legge ancora nell’editoriale, “continua a impegnarsi in una guerra di propaganda senza precedenti mentre cerca di impedire gli sforzi globali nella lotta” alla pandemia.
 

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