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“Una trattativa c’è stata”

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Per il co-autore del libro "Il Patto" Sigfrido Ranucci la testimonianza del presidente della Repubblica non porterà nuovi elementi per il processo in corso a Palermo

Sigfrido Ranucci è sorpreso della convocazione del presidente della Repubblica da parte dei magistrati palermitani?

“In base agli ultimi eventi, da due tre anni a questa parte, da quando è cominciato il vero processo sulla trattativa, diciamo che era nelle cose. Perché c’erano stati vari episodi che avevano anticipato la convocazione del presidente della repubblica, tra cui le intercettazioni tra Nicola Mancino, ministro dell’interno all’epoca delle stragi e il presidente stesso.

Ricordiamo che Mancino era intervenuto affinché il presidente della repubblica attraverso il Consiglio della Magistratura (di cui è pure presidente per Costituzione) facesse da schermo dalle iniziative della Procura di Palermo, tese ad appurare la verità sulle presunte trattative tra stato e mafia. In più c’era stato l’episodio dell’intercettazione delle telefonate tra Nicola Mancino e Loris d’Ambrosio. D’Ambrosio era il consigliere giudiziario di Napolitano, e quelle telefonate erano state fatte sempre con lo stesso scopo: fare da schermo dalle iniziative della Procura di Palermo.

Nel giugno del 2012 , poco prima di morire per infarto, Loris D’Ambrosio scrisse una lettera al presidente Napolitano ricordando che lui era stato testimone, aveva raccolto degli episodi -dall’89 al ’93- che lo avevano inquietato, e aveva parlato di indicibili accordi di cui il presidente era a conoscenza. “Di cui lei sa”, scrive d’Ambrosio.

E anche questa lettera è rimasta un mistero. I magistrati non hanno mai potuto chiedere a D’Ambrosio di quei contenuti, perché d’Ambrosio è morto. Quindi Napolitano è salito sul banco dei testimoni per questa testimonianza, che è la prima testimonianza di un presidente della Repubblica in un processo penale, per spiegare alcuni passaggi di questa misteriosa lettera. Ma dovrà spiegare anche, secondo l’intento dei magistrati, i fatti della notte del 27 luglio del 1993, quando esplosero le bombe di via Palestro a Milano e di Roma, in S. Giovanni in Laterano e S. Giorgio al Velabro. Due posti che secondo alcuni investigatori erano due posti simbolici: ricordiamo che Giovanni era il nome di Spadolini, presidente del Senato all’epoca, e Giorgio era quello dell’allora presidente della camera, che era appunto Napolitano.

Fu una notte particolarmente terribile. Ciampi dichiarò di temere di trovarsi di fronte a un golpe, in quanto i centralini del Viminale praticamente all’improvviso non funzionavano più. Ecco: i magistrati cercheranno di capire che cosa avvenne in quella notte, che cosa Napolitano sapeva di quei terribili atti, di quella folle guerra che Cosa Nostra aveva intentato allo stato”

Lei è co-autore del libro Il Patto, che parla dei rapporti tra mafia e stato. E secondo il libro quel patto c’è stato.

“Secondo noi c’è stata la trattativa. Noi abbiamo raccontato questo libro attraverso il racconto di quello che fu il primo infiltrato di livello in Cosa Nostra, che era un boss del clan Madonia, Luigi Ilardo che poi fu ucciso. Raccontò a un colonnello dei carabinieri, colonnello Riccio, quello che stava avvenendo in quel momento. Tutte le fasi della trattativa praticamente in diretta.

Quando decise all’improvviso di collaborare ufficialmente, di mettere nero su bianco davanti ai magistrati, inspiegabilmente Luigi Ilardo fui ucciso in un agguato di mafia da un clan catanese molto potente che si scoprì in seguito essere legato ai servizi segreti.”

Nel libro si racconta anche di come Amato, che in quel periodo era presidente del governo ad un certo punto sostituì il ministro dell’interno Scotti con Nicola Mancino che poi, sempre stando alle vostre tesi, avrebbe avuto un ruolo importante in questa trattativa.

“Quella decisione apparve strana. Lo stesso Vincenzo Scotti dichiarò che quella sostituzione fui fatta per favorire quella trattativa. Ricordiamo che Mancino ora è imputato nel processo sulla trattativa tra stato e mafia. Qualcosa di strano sicuramente avvenne. Dei contatti sicuramente ci furono. Ci furono probabilmente più trattative condotte da vari governi, trattative che poi all’improvviso si chiusero con il fallito –o meglio mancato- attentato allo Stadio Olimpico.

Ricordiamo che nel settembre del ‘93 era pronta un’autobomba che avrebbe dovuto colpire il pullman dei carabinieri che usciva dalla curva sud dell’Olimpico e non si è mai capito il motivo per cui quell’attentato non avvenne. Probabilmente sarebbe stato il più grande attentato della storia d’Italia, perché sarebbero morte centinaia e centinaia di persone tra militari e tifosi. Quell’attentato secondo molti non avvenne perché attraverso Marcello dell’Utri, Cosa Nostra aveva siglato un patto col partito nascente di Forza Italia”

Nel libro ci sono anche delle tesi sulla morte di Falcone e soprattutto di Borsellino

“Una delle teorie di questo processo è che Borsellino fu ucciso perché era venuto a conoscenza della trattativa tra stato e mafia in quel momento. Quest’ipotesi viene avvalorata dal fatto che ci fu sicuramente un processo di accelerazione dell’uccisione di Borsellino. Vennero chiamati degli uomini da Milano, vennero messe in atto determinate coperture… in soli 53 giorni dalla morte di Falcone venne colpito l’altro grande magistrato che si stava occupando di cosa nostra”

Per concludere: secondo quanto avete potuto appurare Napolitano sapeva o no di questa trattativa?

“Noi questo non lo sappiamo, non lo possiamo ovviamente sapere. Non abbiamo prove. Io non mi aspetto moltissimo da questa testimonianza, anche perché ll presidente della repubblica rivestendo un ruolo importantissimo in un pubblico ufficio può avvalersi della facoltà di non rispondere in base agli articoli 201, 202 e 203 del Codice Penale. Per cui può tutelare il segreto d’ufficio, il segreto di stato e soprattutto può non rispondere su quali sono state le sue fonti in quegli anni che avrebbero potuto rivelare delle scomode verità.”

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