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Due svizzeri accusati di legami con l’Isis

Immagine di un (finto) ordigno esplosivo sistemato in un marsupio, dal quale spicca un passaporto svizzero
Sebbene territorialmente l'autoproclamato Stato islamico non esista più, il Servizio attività informative della Confederazione (SIC) continua a monitorare la situazione: nel maggio 2019, ha registrato 92 viaggiatori partiti dalla Svizzera con finalità jihadiste. SRF-SWI

Il Ministero pubblico della Confederazione ha depositato venerdì un atto d'accusa nei confronti di due cittadini svizzeri per presunti legami con l'autoproclamato Stato islamico in Siria. Uno di essi avrebbe appoggiato attivamente l'Isis reclutando diverse persone. I due uomini dovranno comparire davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona.

L’inchiesta è stata avviata poco meno di cinque anni fa nei confronti di un uomo residente a Winterthur (Zurigo), in possesso della doppia cittadinanza svizzera e italiana, e ignoti. È poi stata estesa a uno svizzero-macedone domiciliato a Freauenfeld, Turgovia. Lo si evince da una notaCollegamento esterno della stessa procura federale, diffusa venerdì.

Combattente e reclutatore

Il primo imputato -che si è recato in Siria, nei territori sotto controllo dell’Isis, e si è unito alle milizie di Jaish Al Muhajirin-Wal-Ansar (ovvero: esercito degli emigranti e dei sostenitori)- è accusato di sostegno e partecipazione ad organizzazione criminale come pure di rappresentazione di atti di cruda violenza.

Secondo l’accusa, è praticamente provato che l’uomo, dopo il suo ritorno in Svizzera, ha usato la sua reputazione di combattente rimpatriato per motivare diverse persone ad aderire allo Stato islamico. Per riuscirci, si è eretto a figura di spicco salafita e ha intessuto contatti con diversi reclutatori europei già condannati per sostegno all’organizzazione terroristica.

Un precedente

Nel marzo 2017, il Tribunale federale ha confermato la condanna a 18 mesi di detenzione (sospesi con la condizionale) per uno jihadista di 27 anni, uno svizzero-libanese che aveva tentato di recarsi in Siria nel 2015 per unirsi alle milizie islamiste. Era stato fermato a Zurigo, dove stava per prendere un volo per Istanbul.

Intercettato nei Balcani

Il secondo accusato ha invece tentato di emigrare in Siria passando per la Macedonia, con l’obiettivo di raggiungere le milizie islamiste. I suoi propositi sono tuttavia stati intralciati dalla polizia del suo paese d’origine, che gli ha impedito di proseguire il viaggio.

Secondo il MPC il cittadino svizzero-macedone, anch’egli principalmente accusato di sostegno e partecipazione all’Isis come pure di ripetuta rappresentazione di atti di cruda violenza, avrebbe reclutato almeno una persona: essa si sarebbe dovuta recare in Siria o Iraq per unirsi ai combattenti.

Contenuto esterno

La procura federale accusa entrambi di aver diffuso più volte materiale propagandistico per sostenere l’Isis od organizzazioni analoghe.

Situazione monitorata

Sebbene territorialmente l’autoproclamato Stato islamico con “capitale” Raqqa non esista più, il Servizio attività informative della ConfederazioneCollegamento esterno continua a monitorare la situazione.

Nel maggio 2019, il SIC ha registrato 92 persone partite dalla Svizzera con finalità jihadiste (e che sono state o sono in zone di conflitto) e 66 soggetti che rappresentano un rischio per la sicurezza del Paese.

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