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Novartis cancella oltre 2000 impieghi

Totem di Novartis in primo piano, dietro di esso un accesso veicolare a uno stabilimento industriale con l insegna Novartis
Parte del personale sarà verosimilmente riqualificato per lavorare in un nuovo stabilimento che sorgerà qui. © KEYSTONE / GEORGIOS KEFALAS

La multinazionale farmaceutica Novartis taglierà 2150 posti di lavoro in Svizzera entro il 2022. La misura annunciata martedì riguarda tre siti di produzione a nord delle Alpi e la sede di Locarno, per quasi 1500 impieghi. Altri 700 saranno portati all'estero.

Novartis, in una nota, precisa che la soppressione di impieghi avverrà a tappe e che a sostegno dei dipendenti coinvolti ci saranno un “jobcenter” al ricollocamento all’interno e all’esterno del gruppo, un piano sociale e piani di prepensionamento.

Inoltre, il colosso vuole riqualificare il maggior numero possibile di collaboratori affinché possano lavorare nel previsto sito di produzione per terapie cellulari e genetiche di Stein, Argovia, che dovrebbe creare fino a 450 posti.

Ricerca e sviluppo restano qui

Attualmente, sono circa 125’000 le persone che lavorano per Novartis nel mondo. In Svizzera, dove è attivo circa il 10% degli effettivi, resteranno anche in futuro unità importanti, quali ricerca e sviluppo.

Nel motivare la riduzione di effettivi, l’azienda parla di miglioramento dell’efficienza e riduzione della sovraccapacità. 

Alcuni processi saranno esternalizzati e nuove piattaforme prenderanno il posto degli impianti di fabbricazione tradizionali. Alla fine del piano Novartis avrà chiuso 66 stabilimenti di produzione nel mondo.

Servizi delocalizzati

Nel 2016, Novartis aveva annunciato di voler risparmiare fino a un miliardo di franchi proprio nella rete di produzione. Il trasferimento di compiti amministrativi è invece conseguenza della creazione, nel 2014, dell’entità ‘Business services’.

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Per poter offrire servizi interni a basti costi, la multinazionale aveva allestito cinque centri globali in Irlanda, India, Malaysia, Messico e Repubblica Ceca.

La delocalizzazione annunciata martedì riguarda soprattutto il campus di Basilea.

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