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Un miliardo all’UE dalla Svizzera, ma con la condizionale

uomo consulta un foglio
L'importo versato dalla Svizzera è impiegato in progetti per sostenere il processo di ripresa economica e sociale nei 13 Paesi che hanno aderito all’UE dal 2004. Nell'immagine il dipendente di una piccola azienda rumena che ha potuto avvalersi dei fondi elvetici. Keystone / Lukas Lehmann

La Confederazione dovrebbe versare circa 1,3 miliardi di franchi per ridurre le disparità economiche e sociali all'interno dell'Unione Europea. Il contributo sarà però verosimilmente sottoposto ad alcune condizioni.

Il Consiglio nazionale, la Camera bassa del Parlamento svizzero, ha accetto lunedì di entrare in materia su questo dossier (125 voti contro 76).

Il contributoCollegamento esterno – il secondo dopo quello approvato dal popolo nel 2006 – è costituito da due crediti distinti su dieci anni. Il primo sarà destinato a finanziare progetti per sostenere il processo di ripresa economica e sociale nei 13 Paesi che hanno aderito all’UE dal 2004. L’accento è posto soprattutto sulla formazione professionale. Il secondo sarà stanziato per far fronte alle sfide migratorie e riguarda tutti i paesi dell’UE fortemente esposti a questi flussi. Contrariamente alla proposta iniziale, i consiglieri nazionali hanno deciso di raddoppiare questo secondo credito, portandolo a 380 milioni di franchi, e di diminuire di conseguenza il primo, che sarà di circa 860 miliardi.

Un piccolo sforzo

Si tratta di un investimento nelle buone relazioni, ha dichiarato il ministro degli esteri Ignazio Cassis a nome del Governo. “Il piccolo sforzo che facciamo crea valore. La Svizzera trae più benefici di quanto paga”, ha argomentato il socialista Samuel Bendahan.

“Oggi – gli ha fatto eco il verde Balthasar Glättli – è un buon momento per inviare un segnale di normalità all’UE”. Cercare il confronto con Bruxelles potrebbe essere controproducente per la Svizzera.

Il contributo elvetico non è un mezzo di pressione nell’ambito dei negoziati sull’accordo quadro, ha sottolineato dal canto suo la popolare democratica (centro) Kathy Riklin, a nome della commissione di politica estera. La somma rappresenta appena lo 0,35% dei contributi a disposizione dell’UE.

Il Consiglio nazionale ha però posto delle condizioni al versamento dei crediti. Al pari dell’altro ramo del Parlamento, il contributo sarà versato solo se l’UE non adotterà misure discriminatorie nei confronti della Svizzera. Uno dei punti controversi tra Berna e Bruxelles è l’equivalenza borsistica, che l’UE ha prorogato solo sino a fine giugno 2019.

Un sì con la condizionale che non piace al Governo. Per il ministro degli esteri, porre delle condizioni significa limitare la libertà di manovra del Governo.

Il servizio della RSI:

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“Il Parlamento ha perso la ragione?”

L’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) si era battuta per respingere il credito. “Il Parlamento ha perso la ragione?”, ha chiesto Roger Köppel ai suoi colleghi, definendo il progetto insensato. “Perché il Governo rifiuta di parafare l’accordo quadro ma vuole il miliardo di coesione?”, gli ha fatto eco Andreas Aebi.

Peter Keller ha dal canto suo esposto l’esempio della Polonia: il paese riceve 400 milioni di franchi per il periodo 2016-2024, pur avendo un tasso di crescita stabile. “La Polonia ha ancora veramente bisogno di aiuti?”.

La proposta di rinviare il dossier al Governo è però stata respinta per 119 voti contro 73.

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