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L’equivalenza borsistica sempre più a rischio

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Per la Borsa di Zurigo i tempi rischiano di farsi più difficili. © Keystone / Thomas Delley

Vista la "mancanza di progressi" con Berna in merito all'accordo quadro istituzionale, la Commissione europea potrebbe non prolungare l'equivalenza borsistica che scade il 30 giugno.

Riunita martedì, la Commissione europea non ha per ora preso nessuna decisione. Interrogato da un giornalista, il vicepresidente della Commissione Maros Sefcovic ha però dichiarato che l’equivalenza scadrà automaticamente il 30 giugno, a meno che Bruxelles “decida esplicitamente il contrario”. “Penso che sia una dichiarazione molto, molto, molto chiara”, ha aggiunto.

Nel dicembre 2017, l’UE aveva limitato questa equivalenza a un anno. Bruxelles aveva espressamente motivato questa decisione con il fatto che erano stati fatti “progressi insufficienti” nell’ambito dell’accordo quadro istituzionale tra Svizzera e UE. Il Governo svizzero, dal canto suo, ha denunciato quella che considera una “chiara discriminazione”.Collegamento esterno Inoltre, per Berna “vincolare questo dossier tecnico alle questioni istituzionali è inopportuno e inaccettabile”.

+ cos’è l’accordo quadro istituzionale?

Bruxelles comincia a perdere la pazienza

La Commissione europea, il presidente Jean-Claude Juncker e il commissario europeo Johannes Hahn hanno fatto tutto il possibile per raggiungere un risultato sull’accordo quadro istituzionale. Sefcovic ha sottolineato che ci sono state “innumerevoli trattative” con Berna. Juncker ha parlato personalmente 23 volte con quattro presidenti svizzeri, ci sono stati 32 cicli di negoziati e il commissario europeo Hahn, responsabile della politica di vicinato e dei negoziati per l’allargamento, ha perso il conto degli incontri con i rappresentanti elvetici, ha detto aggiungendo: “Abbiamo fatto del nostro meglio”.

Il servizio da Bruxelles:

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Le porte della Commissione europea comunque rimarranno aperte fino alla fine del suo mandato, ha assicurato Sefcovic. Il mandato dell’attuale Commissione scade ufficialmente il 31 ottobre.

Esattamente una settimana fa, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si era detto pronto a fornire “chiarimenti” sull’accordo quadro istituzionale, a seguito della richiesta svizzera. Ma aveva indicato che la richiesta di precisazioni doveva giungere entro oggi, 18 giugno, data della riunione della Commissione europea.

Non è ancora troppo tardi per estendere l’equivalenza borsistica. Secondo le informazioni fornite dalla Commissione, gli Stati membri potrebbero prendere una decisione entro cinque giorni, ma hanno bisogno di una raccomandazione positiva da parte dell’esecutivo UE. 

La reazione del ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis:

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Cos’è l’equivalenza borsistica?

La direttiva europea e il regolamento relativi ai mercati di strumenti finanziari (MiFID II/MiFIR), applicati nell’UE da gennaio 2018, prevedono che i commercianti di valori mobiliari e gli investitori europei hanno l’obbligo di negoziare i titoli nelle sedi di negoziazione europee o in un paese terzo giudicato equivalente.

Il riconoscimento di questa equivalenza borsistica permette così ai commercianti europei di valori mobiliari (titoli) di negoziare azioni svizzere valutate nelle borse svizzere. L’accesso diretto alla borsa svizzera è importante poiché si può così normalmente ottenere il miglior corso possibile.

Alla Svizzera questa equivalenza è stata accordata temporaneamente sino a fine giugno 2019.

Cosa succede se l’equivalenza non è più in vigore?

In questo caso i commercianti europei non saranno più autorizzati a trattare azioni svizzere in Borse svizzere se questi titoli sono negoziati anche in altre borse europee. “Questo accade praticamente per tutte le azioni delle grandi aziende emittenti svizzere”, rileva SwissBankingCollegamento esterno, l’Associazione svizzera dei banchieri.

Ciò avrebbe un impatto “considerevole” sulla piazza borsistica svizzera, il cui volume di negozio diminuirebbe notevolmente. Dovendo far capo a borse europee, i commercianti di titoli non potrebbero inoltre garantire di potere ottenere il migliore corso possibile.

Quali contromisure può prendere la Svizzera?

Per evitare “una perdita drammatica di volume di negozio”, il Governo svizzero ha approvato un’ordinanza che prevede – in caso di mancata concessione dell’equivalenza – che i titoli svizzeri non possano più essere negoziati nelle borse e nei sistemi di scambio UE.

I negozianti europei potrebbero così continuare ad avere accesso praticamente illimitato alla Borsa svizzera. Le aziende emittenti svizzere per contro non potrebbero più andare a ‘pescare’ capitali in altre borse dell’UE.

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