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Alberi della memoria, navi della legalità… La verità è che la mafia ha vinto

Le fotografie di falcone e Borsellino sulla "Nave della legalita" in partenza da Civitavecchia per Palermo, 22 maggio 2014. ANSA

di Massimo Donelli

Giovanni FalconeCollegamento esterno, Direttore generale degli affari penali presso il ministero di Grazia e Giustizia, ucciso il 23 maggio 1992, a CapaciCollegamento esterno, assieme alla moglie Francesca Morvillo, mentre viaggiava in auto dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo; e Paolo BorsellinoCollegamento esterno, Procuratore della Repubblica aggiunto, ucciso il 19 luglio 1992 assieme a cinque uomini della scorta in via D’AmelioCollegamento esterno, a Palermo, mentre andava in visita alla madre, erano due magistrati rigorosi.

Lavoratori instancabili, perfettamente consapevoli dei rischi cui si esponevano, indagarono per anni sulla mafia siciliana cercando di estirpare dalla loro terra la malapianta che tutto avvolge.

E la mafia, alla fine, li ammazzò entrambi.-

In meno di sessanta giorni.

Con il tritolo.

Vittoria della mafia, quindi?

Sì, diciamolo: vittoria della mafia.

Perché, dopo più di vent’anni, a voler essere intellettualmente onesti (esercizio difficilissimo in un Paese come l’Italia, dove il posizionamento socialmente più sicuro è il luogo comune…), si può dire che il duplice sacrificio di Falcone e Borsellino non è servito a nulla.

Nulla.

Trasparenza negli atti della pubblica amministrazione. Informatizzazione della macchina giudiziaria. Regolarità negli appalti. Tutela (dal racket) dell’industria e del commercio. Efficienza e lotta agli sprechi nei comuni, nelle province e in regione. Sistema bancario al di sopra di ogni sospetto. Incentivi all’iniziativa privata…

Nulla (nulla!) di tutto ciò, nell’arco di oltre vent’anni (vent’anni!) dall’uccisione dei due magistrati è stato realizzato.

Nulla.

Falcone e Borsellino sono diventati oggetto di un culto civile fatto di alberi della memoria, navi della legalità, celebrazioni varieCollegamento esterno dove si riversano tonnellate di parole (poteva mancare un hashtag di Matteo RenziCollegamento esterno? Figuriamoci! Eccolo: #ionondimenticoCollegamento esterno), imbarazzanti polemiche (tutti, senza ritegno, tirano i morti per la giacca) e lacrime di coccodrillo.

Un vuoto a perdere che non aggiunge e non toglie. Utile, tutt’al più, per dare una sciacquatina alle coscienze. Stop.

I numeriCollegamento esterno, impietosi, sono invece lì a certificare che il sacrificio di Falcone e Borsellino è stato, letteralmente, sciupatoCollegamento esterno.

Quali numeri?

I numeri del mercato della drogaCollegamento esterno, delle tangentiCollegamento esterno, dei voti compratiCollegamento esterno, della nuova criminalità digitaleCollegamento esterno; i numeri degli sprechi di denaro pubblicoCollegamento esterno, del crollo degli investimentiCollegamento esterno, della disoccupazioneCollegamento esterno, della nuova emigrazioneCollegamento esterno

Morale…

La mafia è stata capace di adattarsi al cambiamento (“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, Tommasi di Lampedusa, Collegamento esternoIl GattopardoCollegamento esterno).

Lo Stato è rimasto opaco e, appunto, parolaio.

Falcone e Borsellino meritavano di meglio di un hashtag e tante chiacchiere…

Così è davvero come se fossero stati uccisi un’altra volta.

massimo.donelli@usi.ch

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