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Ci voleva il morto (ma forse non basterà)

ANSA

di Massimo Donelli

“Ci voleva il morto” è un tipico refrain italiano per indicare una situazione di pericolo denunciata da tempo e ignorata da chi doveva vigilare e/o prendere provvedimenti.

Ma nel caso che stiamo per raccontarvi nemmeno il morto sembra bastare.

Forse (e lo diciamo per paradosso, sia chiaro) ci vorrà una strage…

Andiamo con ordine.

Domenica 12 ottobre 2014 una signora di 88 anni muore al Policlinico di MilanoCollegamento esterno poco dopo essere stata investita sulle strisce pedonali da un giovane ciclista.

L’indomani il sindaco, Giuliano PisapiaCollegamento esterno, inaugurando Citytech-BustechCollegamento esterno, a un convegno sulla mobilità dice: “Bisogna rispettare le regole. Purtroppo troppi ciclisti oggi non pensano che non si deve passare con il rosso, perché si mette a rischio la propria incolumità e quella degli altri. Lo vedo tutti i giorni: vanno contromano. Ecco, questo è pericoloso e rischia di creare una situazione di tensione e anche di fastidio nei confronti della bicicletta, che invece è uno strumento favoloso”.

Le ragionevoli e fondate parole di Pisapia aprono una crepa nel muro del politicamente corretto. Che, fin qui, ha permesso ai ciclisti di infrangere spensieratamente il Codice della stradaCollegamento esterno godendo di una inscalfibile immunità amministrativa e sociale .

Era ora.

Infatti, basta leggere ciò che scrivonoCollegamento esterno preoccupati i lettori al Corriere della seraCollegamento esterno o riflettere sulle parole critiche di due giornalisti dichiaratamente evangelisti della bici come Isabella Bossi FedrigottiCollegamento esterno e Cesare ParoliCollegamento esterno per rendersi conto di quanto il problema sollevato da Pisapia sia ampiamente diffuso e socialmente sentito. E non limitatamente a Milano.

La cronaca, purtroppo, offre quasi quotidianamente episodi sconcertanti un po’ in tutta Italia dove i protagonisti sono ciclisti incauti (nella migliore delle ipotesi) o aggressivi.

Episodi che succedono non solo nei grandi agglomeratiCollegamento esterno (e a New York: lo raccontaCollegamento esterno, benissimo, Federico RampiniCollegamento esterno), ma anche in piccoli centri quali BiassonoCollegamento esterno, MestreCollegamento esterno, MontepulcianoCollegamento esterno, MontevecchiaCollegamento esterno, PadovaCollegamento esterno, Porto San GiorgioCollegamento esterno. Le vittime? I poveri pedoni.

Già, i pedoni… La casta più a rischioCollegamento esterno e socialmente più deboleCollegamento esterno sulle strade italiane, come testimonia il racconto, tutto da leggereCollegamento esterno, di una signora, magistrato a Milano, travolta e canzonata da una pedalatrice senza scrupoli.

Quindi?

Il problema andrebbe seriamente affrontato, Ma chi si azzarda a chiedere interventi strutturaliCollegamento esterno, come Achille Lineo Colombo ClericiCollegamento esterno, presidente di AssoediliziaCollegamento esterno, trova immediata opposizioneCollegamento esterno da parte delle associazioni riunite nella FiabCollegamento esterno (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), molto bene organizzate anche sul fronte della comunicazionCollegamento esternoe. E certamente ben spalleggiate: basta scorrere questo articoloCollegamento esterno di Michele FuscoCollegamento esterno, blogger de il Fatto QuotidianoCollegamento esterno, per rendersene conto.

Fusco se la prende con Pietro Gagliardi, delegato Taxi dell’Unione artigiani della provincia di MilanoCollegamento esterno, che ha detto: “I ciclisti sono pericolosi soprattutto per se stessi, dovrebbero essere estromessi dalle corsie preferenziali che sono a scorrimento veloce”.

Nemmeno a farlo apposta, giovedì 30 ottobre, nel capoluogo lombardo, a poca distanza dal Duomo, è successo il patatrac sul percorso riservato alla linea 94: un ciclista è improvvisamente finito a terra davanti al bus che precedeva e l’autista, per non schiacciarlo, ha frenato di colpo, provocando, così, la caduta di molti passeggeri, cinque dei quali (fra cui due donne incinte) sono stati soccorsi dal personale delle ambulanze chiamate in tutta fretta.

Capito?

In un contesto del genere, con gli incidenti causati da ciclisti in aumento, secondo la denunciaCollegamento esterno dell’AneisCollegamento esterno (Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale), e con il mercato della bici che registra una crescitaCollegamento esterno fortissima, l’Italia sta riscrivendo in maniera avventurosa il Codice della strada: la prima bozza, infatti, è pesantemente sbilanciata dalla parte dei pedalatori, anche con scelte prive di logica.

Ora, dopo che c’è scappato il morto, prevarranno il buonsenso, la misura, l’equilibrio?

O l’avranno vinta l’ubriacatura ideologica, il politicamente corretto, la ricerca del facile consenso?

Non resta che attendere.

Il prossimo morto.

La prossima polemica.

L’ennesimo (temiamo) arzigogolo legislativo.

massimo.donelli@usi.ch
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