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La (breve?) rivincita dell’idroelettrico

Una diga e relativo lago artificiale viste in una giornata di sole da una delle montagne circostanti.
Zervreilasee, Vals, Canton Grigioni. Keystone

Gli impianti idroelettrici svizzeri stanno approfittando di una congiuntura favorevole: i prezzi dell'elettricità in Europa sono cresciuti e le prospettive sono buone, nonostante la rinuncia al nucleare decisa in Svizzera e la concorrenza di atomo e carbone europei.

La redditività della forza idrica è stata messa a dura prova. La Confederazione ha dovuto sostenerla, negli ultimi anni, poiché il mercato europeo è inondato da elettricità prodotta da combustibili fossili, che costa meno.

Infine, però, sono arrivate la canicola e la crescita economica. Il prezzo della corrente è salito, ed è qui che gli impianti idroelettrici svizzeriCollegamento esterno hanno potuto mettere a frutto la loro flessibilità.

Potenza quando serve

“Ci sono dighe che hanno molta potenza, e dunque possono produrre rapidamente molta energia”, spiega Philippe JacquodCollegamento esterno, fisico professore all’Alta scuola specializzata della Svizzera occidentale HES-SO, Vallese.

“Penso che le dighe che abbiamo in Svizzera in questo momento possono essere davvero redditizie”, dice.

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Ma come risolvere, a lungo termine, il problema del prezzo? L’energia nucleare e fossile che abbondano in Europa pregiudicano la possibilità di vendere l’energia idroelettrica al giusto prezzo.

“Per vendere l’elettricità a un buon prezzo”, stima Jacquod, “la transizione energetica deve accelerare. Ci vuole una riduzione della capacità di produzione di energie fossilli, e della produzione a base di carbone in Europa. E una riduzione del nucleare, anche in Svizzera”.

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Ammesso che si possa convincere l’Europa sulle intenzioni, come si può intervenire?

La chiave: la tassa sul carbonio

“Oggi la tassa sul CO2 applicata in Europa è ridicola”, osserva il professore. “Se fosse ai livelli svizzeri, anche solo la metà, le centrali a carbone tedesche e polacche chiuderebbero domani. E sarebbe una buona cosa”.

In Svizzera, il CO2 è tassato 96 franchi alla tonnellata. Sul mercato europeo, il diritto di emissione si acquista a circa un quarto di tale importo.

“Un costo che va oltre i 30 euro per megawattora influenzerebbe le dinamiche delle fonti energetiche sul mercato”, conferma Benoît Revaz, direttore Ufficio federale dell’energiaCollegamento esterno. “E renderebbe meno redditizie le centrali che inquinano di più”.

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