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Svizzera, “è necessario un nuovo lockdown”

Task Force
"Ogni giorno conta. Non abbiamo né il tempo, né il margine di manovra per testare altre misure progressive", hanno affermato gli esperti della Confederazione. Keystone / Peter Klaunzer

Ci vogliono misure severe a livello nazionale per combattere la diffusione del coronavirus, come la chiusura dei ristoranti e dei commerci non essenziali. I provvedimenti adottati dal governo venerdì scorso sono insufficienti e ora bisogna agire velocemente. Lo ha affermato martedì il presidente della task force scientifica Covid-19 Martin Ackermann.

Gli esperti della task force ne hanno discusso e sono giunti a una conclusione unanime: bisogna emanare provvedimenti più incisivi al più presto, ha spiegato Ackermann precisando che il governo ne è stato informato. “Ogni giorno conta. Non abbiamo né il tempo, né il margine di manovra per testare altre misure progressive e dobbiamo imparare da quanto è stato messo in atto in Romandia, dove i casi si sono velocemente ridotti con il lockdown parziale”. Le misure inoltre devono essere adottate a livello nazionale perché “il virus non ha confini cantonali”.

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Rispondendo a una domanda, Ackermann ha precisato che se fosse un politico proporrebbe la chiusura di ristoranti e dei commerci non essenziali e regole più vincolanti per il telelavoro. “Anche dal punto di vista economico, simili misure avrebbero senso per ridurre il numero dei casi”, ha aggiunto.

Dobbiamo aspettarci che le cifre dei contagi, dei ricoveri e dei decessi aumentino ancora nei prossimi giorni, ha sottolineato Patrick Mathys, capo della Sezione gestione delle crisi e cooperazione internazionale dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Il tasso di riproduzione a livello nazionale si attesta all’1,13, questo significa che in un mese le nuove infezioni raddoppieranno. Nella Svizzera centrale, dove il dato è ancora più alto, si prevede un raddoppio dei casi ogni 15 giorni e solo nella regione del Lemano il tasso è inferiore ad 1 e ci si può aspettare una stagnazione.

Nel paragone con i paesi limitrofi, la Svizzera non brilla di certo. La differenza è che i nostri vicini hanno adottato misure severe, ha aggiunto. L’incremento dei casi si rifletterà anche nelle cifre dei ricoveri e dei decessi. Per ridurre la pressione sul sistema sanitario bisogna ridurre al più presto il tasso di riproduzione, ha ribadito Mathys lanciando nuovamente un appello alla popolazione ad evitare dove possibile i contatti sociali e a rispettare rigorosamente le misure di protezione.

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Negli ultimi cinque giorni, l’occupazione dei letti è aumentata sia nei reparti acuti che in quelli di cure intensive, ha sottolineato Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il Servizio sanitario coordinato. In dieci cantoni, fra cui il Ticino, non ci sono più letti disponibili certificati in terapia intensiva, ha aggiunto. “Abbiamo ancora delle riserve, ma dobbiamo prendercene cura”, ha detto Stettbacher.

La situazione degli ospedali preoccupa pure il presidente dell’associazione dei medici cantonali, Rudolf Hauri. I servizi di pronto soccorso hanno difficoltà a trovare un posto per le persone gravemente ferite, ha detto. “Al momento gli ospedali lavorano a pieno regime”. Per quanto riguarda le vaccinazioni, Hauri ha ricordato che l’obbiettivo è iniziare in gennaio anche se l’organizzazione a livello logistico è alquanto impegnativa per i cantoni. È previsto che le persone vaccinate vengano registrate tramite un sistema elettronico e chiamate per la seconda iniezione.

Quanto al contact tracing, secondo Hauri in alcuni cantoni funziona, in altri è in ritardo. I contagi avvengono spesso tra amici e familiari e durante i pranzi, per questo è importante ridurre ulteriormente i contatti fisici, ha concluso il medico cantonale di Zugo invitando chi non deve lavorare durante le feste a riposarsi e a non organizzare festeggiamenti con tanti partecipanti.

Il servizio del Telegiornale:

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Mentre gli esperti chiedono un nuovo giro di vite, l’Unione svizzera delle arti e mestieri chiede al governo di evitare in tutti i modi una nuova chiusura generalizzata. Nel prossimo video la presa di posizione del presidente dell’Usam Fabio Regazzi:

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