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Tre scenari possibili


La Svizzera si prepara a un’eventuale crisi migratoria alle sue frontiere





Con la chiusura della rotta dei Balcani, e la ripresa degli sbarchi in Italia, la Svizzera potrebbe essere confrontata con un sensibile aumento delle richieste d’asilo nei prossimi mesi. Per non farsi cogliere di sorpresa, le autorità hanno messo a punto un piano d’emergenza, che prevede anche l’invio dell’esercito alle frontiere.  

La Svizzera “non si trova in una situazione di crisi”, ha tenuto a sottolineare la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga davanti alla stampa. Le cifre presentate giovedì dalla Segreteria di Stato della migrazione lo confermano: nel primo trimestre del 2016 sono state depositate 8’315 domande d’asilo, il 45% in meno rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno. Un calo legato direttamente alla chiusura della rotta dei Balcani: se a novembre gli sbarchi sulle isole greche avevano raggiunto quota 210mila, in marzo sono scesi a 27mila.

Nessuno può però prevedere come evolverà la situazione, ha avvertito Sommaruga. L’accordo siglato in marzo tra l’UE e la Turchia, e il ritorno del bel tempo, potrebbero infatti spingere un numero crescente di migranti e rifugiati a scegliere la via del Mediterraneo, verso l’Italia. La Svizzera si troverebbe così indirettamente in prima linea.

Confederazione, cantoni e comuni hanno dunque messo a punto un piano d’emergenza, con tre possibili scenari: il primo ipotizza l’arrivo di 10mila profughi in 30 giorni, il secondo 10mila al mese per tre mesi, mentre il terzo prevede 30mila domande d’asilo in pochi giorni. L’obiettivo dichiarato è semplice: registrare tutti i richiedenti l’asilo e garantire loro un alloggio e l’assistenza necessaria. 

In caso di afflusso massiccio di profughi, la Svizzera potrebbe essere chiamata a trovare 9mila alloggi supplementari, hanno spiegato le autorità. Oltre alle strutture dell'esercito, già utilizzate in alcuni cantoni, potrebbero essere utilizzate anche strutture civili come le palestre o le sale polivalenti. 

Il piano d’emergenza prevede una separazione delle responsabilità tra Confederazione, cantoni e comuni. La ricerca di nuovi alloggi rischia tuttavia di essere il problema più difficile da affrontare in caso di emergenza, viste le difficoltà già incontrate in passato in alcune regioni, analizza il corrispondente da Berna della RSI, Fabio Storni. 

E l’invio dell’esercito alle frontiere? È il punto più sensibile del dossier. Il Dipartimento federale della difesa ha già deciso di anticipare a luglio e agosto i corsi di ripetizione di 4mila soldati, per permettere all’esercito di sostenere le autorità civili e le guardie di confine nel caso di un afflusso importante di profughi.

Il ruolo esatto dell’esercito sarà discusso probabilmente dal governo svizzero mercoledì prossimo. 

swissinfo.ch, agenzie e RSI (TG del 14.04.2016)

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