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Assicurazione maternità: 60 anni di discussioni

Da quasi 60 anni, la Costituzione federale prevede la realizzazione di un’assicurazione maternità.

Ora il popolo svizzero è chiamato a votare su una proposta che prevede un’indennità per le madri pari all’80% del salario, durante 14 settimane dopo il parto.

Quello dell’assicurazione maternità è un tema che da decenni riaffiora periodicamente nel dibattito politico elvetico. Fin dal 1945, la Costituzione federale svizzera ne prevede infatti l’istituzione. Ma il dettato costituzionale è rimasto finora sulla carta.

A più riprese, tentativi di creare una nuova assicurazione o di integrare la protezione delle madri nell’assicurazione malattia si sono arenati in parlamento o sono stati respinti in votazione popolare.

L’ultimo episodio risale al 13 giugno 1999. Oltre il 60% dei votanti ha respinto in quell’occasione un progetto di legge che prevedeva un congedo di maternità di 14 settimane, e una compensazione pari all’80% del salario, nonché una prestazione di base per le madri senza stipendio.

La situazione attuale

Le norme in favore delle madri attualmente vigenti si limitano alla protezione dal licenziamento durante la gravidanza e per 16 settimane dopo il parto e al divieto di lavoro per 8 settimane dopo il parto. Le spese per le prestazioni sanitarie durante il parto e la gravidanza sono coperte dall’assicurazione malattia.

Quanto al pagamento del salario durante il congedo maternità, la legislazione lascia ampio spazio all’interpretazione. I datori di lavoro sono tenuti a versare almeno tre settimane di stipendio nel primo anno di servizio e quindi ad aumentare “adeguatamente” la compensazione negli anni successivi. La prassi è però diversa da cantone a cantone.

Nei servizi pubblici e in alcuni contratti collettivi di lavoro nel settore privato sono previste misure di compensazione più generose. La Confederazione paga per esempio un congedo maternità di quattro mesi a partire dal 3° anno di servizio.

Dopo la votazione del 1999, alcuni cantoni hanno dato il via a progetti per la realizzazione di assicurazioni maternità cantonali. L’unico progetto a giungere finora in porto è stato quello ginevrino. Dal 1° luglio 2001, le partorienti di Ginevra ricevono l’80% del salario durante 16 settimane.

Un nuovo tentativo

Dopo il no popolare del giugno 1999, numerose iniziative parlamentari hanno rilanciato il tema dell’assicurazione maternità. Nel 2001 il Consiglio federale ha presentato un progetto di modifica del Codice delle obbligazioni, che prevedeva l’obbligo per i datori di lavoro di addossarsi i costi dell’indennità per la perdita di salario.

Il progetto si è scontrato con l’opposizione degli ambienti padronali. In parlamento ha finito per prevalere una proposta del consigliere nazionale radicale Pierre Triponez, direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri, che prevede di finanziare l’assicurazione maternità con il fondo d'indennità per la perdita di guadagno in caso di servizio militare o civile (IPG).

In concreto, le mamme che lavorano da almeno 5 mesi sarebbero equiparate – dal punto di vista finanziario - a soldati in servizio militare e riceverebbero per 14 settimane un’indennità pari all’80% dell’ultimo salario percepito. Sono invece escluse dall’assicurazione le madri che non lavorano, così come le madri che adottano un figlio.

Il costo dovrebbe aggirarsi attorno 483 milioni annui, più altri 60 milioni per finanziare l’aumento dal 65% all’80% dell’indennità percepita da chi presta servizio militare o civile – un adattamento voluto per evitare disparità di trattamento.

Le riserve del fondo IPG, alimentato in misura paritaria da lavoratori e datori di lavoro, dovrebbero consentire di finanziare l’assicurazione maternità per i prossimi anni. Nel 2008 le quote dovranno essere però aumentate dal 3 al 4 per mille e nel 2012 dal 4 al 5 per mille del salario.

Parlamento d’accordo, destra contraria

L’iniziativa Triponez, approvata dal Consiglio nazionale con 129 contro 27 voti e dal Consiglio degli Stati con 21 voti a 12 voti, è stata fatta propria anche dal governo. Contro il nuovo progetto di assicurazione maternità si sono schierati quasi tutti i deputati dell’Unione democratica di centro (UDC) e una parte dei deputati radicali.

E proprio dall’UDC e dalla destra del Partito liberale radicale (PLR) è stato lanciato il referendum contro l’ennesimo tentativo di creare un’assicurazione maternità in Svizzera.

Uno dei principali argomenti degli avversari del progetto è di natura finanziaria. A loro avviso, il sistema di assicurazioni sociali in Svizzera non deve essere ulteriormente ampliato. La protezione delle madri sarebbe un compito dell’economia e dei datori di lavoro, non dello stato.

Inoltre, la proposta Triponez discriminerebbe le madri non lavoratrici, escluse dall’assicurazione. Paradossalmente, proprio l’estensione delle indennità alle madri non lavoratrici era stato determinante per la sconfitta alle urne del progetto di assicurazione del 1999.

I fautori dell’assicurazione sottolineano invece che il progetto attuale è frutto di un compromesso tra esigenze delle madri e considerazioni di natura finanziaria e che permetterà a molti datori di lavoro di risparmiare rispetto a quanto spendono oggi per i congedi maternità.

Ovvio il richiamo all’articolo costituzionale del 1945. Ma mentre il centro-sinistra insiste sul fatto che è ormai giunto il tempo di metterlo in pratica, la destra sostiene che il dettato costituzionale è già stato esaudito con la legge sull’assicurazione malattia, che contempla la copertura delle spese mediche causate dalla gravidanza e dal parto.

swissinfo, Andrea Tognina

Fatti e cifre

Legislazione attuale:
protezione dal licenziamento durante la gravidanza e per 16 settimane dopo il parto
divieto di lavoro per 8 settimane dopo il parto
indennità minima: tre settimane di stipendio

In breve

Il progetto in votazione prevede un'indennità per le madri pari all'80% del salario, durante 14 settimane dopo il parto. L'indennità sarebbe finanziata dal fondo per la perdita di guadagno in caso di servizio militare o civile. Il fondo è alimentato paritariamente da lavoratori e datori di lavoro.



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