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Cooperazione internazionale Perché il parlamento svizzero diffida del Patto migratorio

migranti in cammino sulla strada

Dei rifugiati in arrivo in Turchia nell'aprile 2017.

(EPA)

L’adesione della Svizzera al Patto globale sulla migrazione ha suscitato una levata di scudi in parlamento. I deputati vogliono poter discutere delle conseguenze di un tale impegno e avere l’ultima parola. Spiegazioni.

La Svizzera è tra i paesi all’origine del Patto mondiale sulla migrazione delle Nazioni UniteLink esterno, che si prefigge di migliorare la cooperazione internazionale nella gestione dei flussi migratori. La Svizzera sostiene il progetto da molti anni e le trattative tra i 191 paesi che vi hanno aderito sono state facilitate dall’ambasciatore elvetico Jürg Lauber.

Alcune settimane prima dell’approvazione ufficiale del documento, delle voci critiche si sono levate in Svizzera e in altri paesi, ciò che ha portato numerosi governi a fare dietrofront e a ritirarsi dal patto. Il parlamento svizzero si è impossessato del dossier ed esige di avere l’ultima parola in merito.

Chi critica l’accordo?

In Europa, gli attacchi provengono essenzialmente dall’estrema destra e dai movimenti populisti. Nel parlamento elvetico, tutti i partiti di destra e di centro, con l’eccezione dei Verdi liberali, diffidano dell’accordo.

Cosa non piace ai deputati?

La maggioranza del parlamento considera di non essere stata sufficientemente informata del seguito dei negoziati e del contenuto del patto. Questo accordo è giuridicamente non vincolante e il Consiglio federale (governo) ha la competenza di aderirvi senza consultare le Camere. Ciononostante, avrebbe però dovuto farlo, ritengono i parlamentari, poiché si tratta di un tema delicato. Inoltre, alcune misure contenute nel documento potrebbero rivelarsi problematiche.

Quali elementi del testo sono contestati?

Molti dei 23 obiettivi del patto suscitano interrogativi o diffidenza tra i deputati. Tra questi:

- Migliorare l’accesso e la flessibilità delle filiere migratorie regolari.

- Ricorrere alla detenzione amministrativa dei migranti solamente in ultima istanza e cercare soluzioni alternative.

- Fornire ai migranti e alle società dei mezzi per favorire una piena integrazione e la coesione sociale.

- Eliminare ogni forma di discriminazione e incoraggiare un dibattito pubblico basato sull’analisi dei fatti al fine di far evolvere il modo in cui sono percepiti i migranti.

Una maggioranza dei parlamentari teme che tali misure incoraggino le migrazioni, siano in contraddizione con le leggi e le pratiche svizzere e nuocciano all’autonomia del paese in quest’ambito.

Perché questo patto non è ben visto pur essendo non vincolante?

I parlamentari di destra non sono convinti del carattere non vincolante dell’accordo. Secondo loro, un’adesione al testo significa che la Svizzera si impegna a rispettarlo. Potrebbe quindi trattarsi di un primo passo verso delle revisioni legislative o degli allentamenti di alcune pratiche.

Sebbene il Consiglio federale assicuri che gli obiettivi del patto sono tutti conformi all’ordinamento giuridico elvetico e che gli strumenti facoltativi di attuazione sono per la maggior parte già applicati, il parlamento ha manifestato tutta una serie di preoccupazioni. Ad esempio: che la nazionalità svizzera sia più facile da ottenere, che il raggruppamento familiare sia facilitato o che la detenzione di migranti in attesa di rimpatrio non sia più possibile.

Chi è favorevole all’accordo?

Il Consiglio federale ha ribadito di fronte al parlamento che la firma del patto sulla migrazione è nell’interesse della Svizzera poiché il documento mira a definire dei parametri per una migrazione ordinata, contribuendo così a ridurre la migrazione irregolare. Anche i deputati socialisti, ecologisti e verdi liberali auspicano di aderire all’accordo, in modo da trovare delle soluzioni internazionali al fenomeno mondiale della migrazione. Il loro timore è che questi tentennamenti possano danneggiare profondamente la reputazione della Svizzera.

Cosa succede adesso?

Le due Camere del parlamento esigono che il governo sottoponga loro un decreto federale sull’adesione della Svizzera al Patto migratorio.  I deputati potranno in seguito dibatterne, votare e persino lanciare un referendum. Il Consiglio federale non è obbligato a consultare il parlamento, ma ha dichiarato che avrebbe seguito la volontà delle Camere. Nell’attesa, la partecipazione elvetica al Patto è congelata.


Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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