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Crisi ucraina


Sanzioni UE-Russia: posizione svizzera controversa




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Nella crisi russo-ucraina la Svizzera è un'approfittatrice o una mediatrice credibile? La decisione della Confederazione di non aderire alle sanzioni dell'UE contro Mosca suscita reazioni contrastanti. Anche tra esperti di relazioni internazionali i pareri divergono.

In seguito all'embargo di Mosca nei confronti dell'UE, verdura e formaggi svizzeri sono ora molto richiesti in Russia. (Keystone)

In seguito all'embargo di Mosca nei confronti dell'UE, verdura e formaggi svizzeri sono ora molto richiesti in Russia.

(Keystone)

Mentre gli Stati membri dell'Unione europea (UE) – al più tardi dallo schianto in Ucraina del velivolo della Malaysia Airlines, probabilmente abbattuto da un missile – si sono mostrati uniti e hanno deciso una terza fase di sanzioni contro la Russia, le autorità elvetiche vogliono mantenere la loro posizione neutrale e non aderire all'azione di Bruxelles. Il governo federale ha adottato i propri provvedimenti, ad esempio un embargo sulle forniture di armi, e ha predisposto misure per impedire che il territorio elvetico sia utilizzato per aggirare le sanzioni europee e statunitensi.

La Svizzera giustifica la posizione neutrale, tra gli altri, con il fatto che attualmente detiene la presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). In tale ruolo vuole dunque rimanere credibile come mediatrice anche agli occhi della Russia.

La neutralità un asso nella manica per mediare?

È una motivazione comprensibile, dice Michael Brzoska, direttore scientifico dell'Institut für Friedensforschung und Sicherheitspolitik (Istituto di ricerca sulla pace e la politica di sicurezza) dell'università di Amburgo. "Dal profilo puramente tecnico le sanzioni possono essere compatibili con la neutralità, ma politicamente sarebbe una presa di posizione". Ciò nonostante, aggiunge Brzoska proseguendo nel ragionamento, "si può anche sostenere che la Svizzera potrebbe trarre vantaggio. E anche questo sarebbe una sorta di posizionamento".

Tali accuse sono state mosse non solo dall'UE. Recentemente, i media russi hanno asserito che la Svizzera è utilizzata per aggirare l'embargo di Mosca. In risposta alle sanzioni contro Mosca, il Cremlino ha infatti chiuso dall'oggi al domani l'accesso diretto al mercato russo, di oltre 140 milioni di persone, ai produttori alimentari dell'UE. Ma, suggerisce per esempio il quotidiano Izvestia, c'è una scappatoia attraverso la Svizzera, che non è colpita dall'embargo russo. Finora, tuttavia, i media vicini al Cremlino non hanno fornito alcuna prova in merito.

È però un dato di fatto che la domanda russa di taluni prodotti lattiero-caseari e ortaggi svizzeri è aumentata drasticamente, pur partendo da un livello modesto. Accusare per questo la Svizzera di trarre profitto dall'embargo, secondo Alexandre Vautravers, professore di relazioni internazionali alla Webster University a Ginevra, non è comunque sostenibile.

Al centro del problema non vi sono formaggio o verdure, ma beni che hanno un impatto economico molto più importante, vale a dire armi, transazioni finanziarie e materie prime. A suo avviso, i membri dell'UE sarebbero solo in apparenza compatti. "Constato che la Francia continua la vendita di navi da guerra alla Russia, che l'industria britannica prosegue le esportazioni in Russia di certi prodotti nel campo dell'elettronica e dell'aviazione, per esempio, visori notturni, e che il veicolo blindato più importante dell'esercito russo, attualmente in fase di sviluppo, è una fabbricazione su licenza italiana".

"Ragioni di politica interna"

L'esperto di Ginevra esprime comprensione per la posizione della Svizzera. "È uno Stato sovrano neutrale, e deve stare attenta a non essere coinvolta in questo conflitto". Per Vautravers, il governo federale ha affermato a giusto titolo che occorre essere vigili nel commercio con la Russia, in particolare nella vendita di armi e nel settore finanziario. "Ma la situazione oggi non giustifica che la Svizzera riprenda l'embargo dell'UE e degli Stati Uniti".

Il fatto che gli USA e l'UE abbiano imposto sanzioni, è principalmente legato a motivi di politica interna, "per tranquillizzare le loro opinioni pubbliche", sottolinea Alexandre Vautravers.

Di tutt'altro avviso è Susan Stewart, della Stiftung Wissenschaft und Politik (Fondazione scienza e politica) di Berlino. La ricercatrice riconosce che effettivamente le sanzioni sono solo una delle tre componenti della strategia seguita per affrontare la crisi. Anche l'aiuto dell'UE all'Ucraina e i tentativi di negoziazione in corso sono significativi, afferma. "Ma le sanzioni rafforzano la posizione dell'UE nei negoziati, perché dimostrano che gli Stati membri sono uniti e determinati nei confronti della Russia. Questo è un segnale importante".

Se uno Stato membro infrange le decisioni dell'UE, come suppone Alexandre Vautravers, ciò dovrebbe allora essere affrontato, dice l'esperta di Berlino. "Ma bisogna esaminare attentamente la questione". Anche Susan Stewart considera problematico il progetto francese con le navi da guerra Mistral: "ma semplicemente non rientra tra le sanzioni, perché queste riguardano solo i nuovi progetti".

La ricercatrice di Berlino non vuole commentare il fatto che la Svizzera non aderisce alle sanzioni dell'UE. Fa però presente che, per esempio, la Norvegia, pure paese non membro dell'UE, si è associata. "Questo è naturalmente accolto con favore dall'UE. Più Stati partecipano, più forte è il segnale verso la Russia".

Esportazioni militari Svizzera-Russia

Il governo federale ha bloccato l'esportazione di materiale bellico svizzero in Russia in seguito alla crisi nell'Ucraina orientale. In agosto, ha esteso il divieto di esportazione a determinati beni militari. Inoltre, le autorizzazioni di esportazione per prodotti a duplice uso, civile e militare, sono ora rilasciate solo in modo restrittivo.

In questi giorni, i media svizzeri hanno riferito che due membri dell'ambasciata svizzera hanno preso parte a una fiera di armi a Mosca. All'esposizione sono stati presentati anche prodotti di società svizzere, tra le quali la Schleuniger di Thun (cantone di Berna). L'azienda ha affermato che non ne era a conoscenza e che le sue macchine per la lavorazione di cavi, utilizzate principalmente nell'industria automobilistica, ma anche in quella militare, erano state presentate dai partner russi.

(Fonte: Ats)

Neutralità come licenza per buoni affari?

Susan Stewart non si unisce al coro di voci che rimproverano alla Svizzera di utilizzare la sua posizione neutrale per trarre vantaggi economici. Ma mette in guardia dal far prevalere guadagni economici a breve termine sulla politica di sicurezza a lungo termine.

"La situazione è molto grave. La Russia ha dimostrato di avere un approccio egemonico, non solo con l'annessione della Crimea e la destabilizzazione dell'Ucraina orientale, ma anche con altre azioni negli anni scorsi – soprattutto nella guerra in Georgia – e in generale nei rapporti con l'area post-sovietica". Per l'Europa ciò non promette nulla di buono: perciò l'approccio politico dovrebbe avere la priorità.

Inoltre l'esperta di relazioni internazionali e politica di sicurezza non mette in dubbio l'effetto delle sanzioni. "I membri dell'élite russa capiscono che per loro queste possono avere conseguenze in termini di viaggi o di averi. Esse aumentano almeno la consapevolezza in Russia, che i costi di tali azioni saranno elevati".

Dal canto suo Michael Brzoska valuta positivamente certe sanzioni, soprattutto quelle mirate verso determinate persone e l'embargo sulle armi e sui beni a duplice uso (civile e militare). Ma con le sanzioni non si può fare di un'erba un fascio, avverte. "Se sono troppo dure, possono innescare una spirale di escalation".

Decisivo nell'imposizione di sanzioni è il messaggio percepito nel paese sanzionato, prosegue lo specialista di Amburgo. "Se danno l'impressione che si tratta di un attacco a tutta la popolazione, le sanzioni sono controproducenti". In particolare, alcune misure nel settore finanziario, secondo Brzoska, vanno troppo lontano, perché aumentano la pressione sul governo di Vladimir Putin di reagire a sua volta con misure di escalation contro l'UE.

Brzoska teme che l'Unione europea e gli Stati Uniti non siano finora riusciti a convincere l'opinione pubblica russa che le sanzioni sono dirette solo contro certi decisori del loro paese, che opererebbero una politica sbagliata. "Al momento domina ancora il messaggio di Putin, secondo cui si tratta di un attacco a tutto il paese".

Viaggio in Russia rimandato

Il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha deciso di rimandare il viaggio previsto in ottobre in Russia a una data ancora da definire, ma non prima del 2015.

Il ministro dell'economia intende aspettare un ritorno alla calma nella crisi russo-ucraina e la ripresa dei negoziati per un’intesa che liberalizzi gli scambi tra Mosca e l’Associazione europea di libero scambio (di cui fa parte anche la Svizzera).

Una decina di giorni fa è pure stata annullata la visita del presidente della Duma di Stato russa, Sergey Naryschkin, al presidente del Consiglio nazionale Ruedi Lustenberger, prevista per il 23 e il 24 settembre.


(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch

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