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Dibattito sull’integrazione dei musulmani


Una stretta di mano che agita tutta la Svizzera




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In un incontro del 2009, il presidente dell'Autorità palestinese Mahmud Abbas stringe cordialmente la mano all'allora segretaria di Stato americana Hillary Clinton. (Keystone)

In un incontro del 2009, il presidente dell'Autorità palestinese Mahmud Abbas stringe cordialmente la mano all'allora segretaria di Stato americana Hillary Clinton.

(Keystone)

Negli ultimi giorni, la Svizzera è stata colpita da una frenesia mediatica attorno a una stretta di mano, che ha suscitato vive reazioni anche all’estero e sulle reti sociali. Cosa è accaduto? Due allievi siriani sono stati dispensati dal dare la mano alle maestre, per motivi religiosi.

Secondo un’interpretazione del Corano, uomini e donne non possono toccarsi se non sono imparentati o sposati. Per una minoranza, questo divieto comprende anche la stretta di mano. Due giovani siriani della scuola secondaria di Therwil, nel cantone di Basilea Campagna, si sono così rifiutati di dare la mano alla maestra per salutarla, come si usa ancora in alcune scuole svizzere.

Poiché il dialogo coi genitori non ha dato alcun frutto, la direzione ha raggiunto un accordo coi due allievi musulmani, dispensandoli dalla stretta di mano ai docenti, siano essi maschi o femmine. Questo accordo non è però stato salutato come un “buon compromesso svizzero”, ma ha suscitato l’indignazione del corpo docenti, dei politici e dei media. E ha scatenato vive reazioni anche sulle reti sociali.   

L’argomento principale è il seguente: la stretta di mano fa parte della cultura svizzera ed è un importante gesto di cortesia. Chi vive in Svizzera deve adattarsi a questi usi. Dispensare i giovani dallo stringere la mano ai maestri corrobora un’attitudine di disprezzo nei confronti delle donne e costituisce una forma di discriminazione.

Perfino la ministra svizzera di giustizia Simonetta Sommaruga ha preso parte al dibattito. In un’intervista alla televisione svizzero-tedesca ha definito “assolutamente inaccettabile” un comportamento come quello della scuola di Therwil. Nella convivenza ci sono anche questioni difficili, ha osservato Simonetta Sommaruga, "ma che un bambino rifiuti di stringere la mano alla sua maestra, no, così non va!". Ed è una cosa che non c'entra neppure con la libertà di religione. Secondo la consigliera federale, la stretta di mano fa parte della cultura svizzera. “Non è così che mi immagino l’integrazione!”.

Scuole divise per genere

Il tema non è nuovo. Anche gli ebrei ortodossi evitano il contatto fisico tra i sessi. Secondo Herbert Winter, presidente della Federazione svizzera delle comunità israelite, finora non ci sono stati problemi di questo tipo con gli allievi ebrei. “Per la maggior parte degli ebrei residenti in Svizzera, la stretta di mano non è un problema”. I giovani che non vogliono avere contatto fisico con una donna, vanno nelle scuole private rigidamente ortodosse. “Lì il problema non sussiste”, afferma Winter. Queste scuole sono infatti divise per sesso.

In Svizzera però esistono pochissimi istituti riservati ai musulmani. Questi giovani frequentano solitamente la scuola pubblica o una scuola privata non religiosa. Le discussioni sulla stretta di mano sono ricorrenti?

Per nulla, afferma Jasmin El-Sonbati, svizzera musulmana e autrice del libro “Moschee senza minareti”. L’attenzione mediatica è disproporzionata rispetto alla realtà del fenomeno. “Si tratta di casi singoli, che si possono contare sulle dita di una mano”. El-Sonbati sa di cosa parla, visto che insegna in un liceo. La scuola pubblica ha certo fatto delle concessioni per i musulmani credenti, ma si concentrano per lo più sulla possibilità per le ragazze di indossare il burkini durante i corsi di nuoto.

Il rifiuto di un giovane musulmano di stringere la mano a una donna è un caso assolutamente atipico. “Nel mondo culturale arabo-musulmano il professore o la professoressa sono figure autorevoli”. Non stringere la mano è un’abitudine “neo islamica”. El-Sonbati ritiene che sia inaccettabile e deplora l’accaduto. Teme inoltre che questa eco mediatica vada ulteriormente a peggiorare la già martoriata immagine dell’Islam.

Celebrità dal carattere dubbio

Se l’incidente ha raggiunto una tale disproporzione, è perché il tema irrita enormemente, afferma Jasmin El-Sonbati. Pur non conoscendo il caso concreto, l’insegnante ritiene possibile che con il loro rifiuto i giovani volessero in un certo senso cercare di spingersi ai limiti e distinguersi. “Ma in questo modo si sono guadagnati una celebrità dal carattere dubbio”.

Anche l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU) è scettico per la risonanza che il caso ha avuto sui media. A swissinfo.ch precisa unicamente di condividere pienamente la posizione della ministra Simonetta Sommaruga. Sylvie Durrer, direttrice dell’UFU, preferisce non aggiungere altro. “È già stato detto tutto. Non vogliamo contribuire a surriscaldare ulteriormente il dibattito”.

Cosa accadrà nella scuola secondaria di Therwil? Ora spetterà al Dipartimento cantonale dell’istruzione esprimersi sulla dispensa concessa ai due giovani. La direttrice della pubblica istruzione di Basilea Campagna ha già lasciato intendere che la dispensa non è una soluzione sul lungo termine. Il cantone intende prima di tutto avere un parere legale sul caso, proprio in stile svizzero. 


(Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter), swissinfo.ch

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