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Diritti democratici


@slim404, pirata tunisino della #libertà


Di Benjamin Keller, Tunisi


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Nulla predestinava Slim Amamou, figlio di due medici, a diventare militante. (Benjamin Keller)

Nulla predestinava Slim Amamou, figlio di due medici, a diventare militante.

(Benjamin Keller)

Il cyberattivista Slim Amamou ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta contro la censura sotto il regime di Ben Ali. Oggi il cofondatore del Partito pirata in Tunisia sogna tra le altre cose di instaurare una democrazia diretta basata su internet.

Come fare a essere seguiti da 173'000 persone su Twitter? «Bisogna essere stati in prigione», scherza Slim Amamou. Il cyberattivista tunisino 37enne è stato una delle figure simbolo della rivoluzione del 14 gennaio 2011. Partecipa al Global Forum on Modern Direct Democracy 2015, organizzato dal 14 al 17 maggio a Tunisi, di cui swissinfo.ch è partner. L’abbiamo incontrato alcuni giorni prima dell’evento, in un ristorante della capitale.

È la sua lotta contro la censura sul web durante il regime di Ben Ali che ha reso famoso Slim Amamou. Il suo soprannome su Twitter, @slim404, è una citazione di Ammar 404, il personaggio fittizio creato in Tunisia in relazione al messaggio «404 NotFound» che appariva sulle pagine dei siti bloccati dal regime. Prima della rivoluzione, la Tunisia figurava nella lista dei «peggiori nemici di internet» stilata da Reporter senza frontiere, insieme alla Cina, a Myanmar e alla Corea del Nord. Tutte le email erano filtrate.

Inizio della lotta

Nulla lasciava presagire che il figlio di due medici fosse destinato a diventare un militante. «Il motivo scatenante sono state forse le elezioni del 2009. È stato rivoltante. Il tipo [Ben Ali, NdR] aveva più di 70 anni, era al potere da oltre 20 anni e non mollava. C’erano spese enormi per la campagna quando tutti sapevano che non c’erano vere elezioni». All’epoca l’informatico scrive già di censura sul suo blog.

L’anno successivo passa all’azione. Con altri attivisti lancia una campagna virale di mobilitazione contro il controllo sul web –«Sayeb Salab» – e tenta di mettere in piedi una manifestazione in centro a Tunisi. «Tenta», perché la manifestazione è vietata e Slim Amamou è arrestato in pieno giorno dagli sgherri del regime, insieme all’altro organizzatore, Yassine Ayari. I due sono rilasciati dopo alcune ore.

Sette date

8 novembre 1977: nascita a Tunisi

agosto 2007: primo tweet

2008: creazione di una società che fornisce applicazioni web a imprese

6 gennaio 2011: arresto in Tunisia; liberazione il 13 gennaio, la vigilia della rivoluzione.

17 gennaio 2011: ingresso nel governo di unità nazionale come segretario di Stato alla gioventù e allo sport.

25 maggio 2011: dimissioni dal governo.

Aprile 2012: fondazione del Partito pirata in Tunisia.

Il piccolo gruppo all’origine della campagna contro la censura non cessa di crescere e quando nel dicembre del 2010 la rivolta esplode a Sidi Bouzid, nel centro del paese, in seguito alla drammatica protesta del commerciante ambulante Mohamed Bouazizi, che si uccide dandosi fuoco, la battaglia entra in un’altra dimensione. «Bisogna chiamare la gente a manifestare, informare la stampa, istruire gli oppositori tunisini sui metodi per aggirare i limiti all’uso di internet».

Nuovo arresto

Messo in allarme, il collettivo di hacker Anonymous lancia l’«Operazione Tunisia» e prende di mira i siti governativi. La stampa internazionale comincia a interessarsi ai tumulti che scuotono il paese. Il 6 gennaio 2011, Slim Amamou è nuovamente arrestato per complicità con gli attacchi di Anonymous, insieme all’amico Azyz Amami. Questa volta conoscerà i tormenti delle galere del ministero degli interni. «Ho ricevuto degli schiaffi e dei calci, ma soprattutto mi è stato impedito di dormire durante cinque giorni e sono rimasto ammanettato tutto il tempo»

È liberato il 13 gennaio, appena dopo l’ultimo discorso televisivo di Ben Ali, la vigilia della fuga del dittatore in Arabia Saudita. «Quando sono uscito non camminavo più. Ne sconto ancora i postumi alla schiena». Slim Amamou insiste sul fatto che il trattamento di cui è stato vittima non è «niente» rispetto a quello che hanno subito altri. «Alcune persone, in particolare gli islamisti, hanno subito cose orribili».

In seguito a un sorprendente ribaltone della storia, subito dopo la rivoluzione Slim Amamou si vede proporre il posto di segretario di Stato con delega alle politiche giovanili e allo sport nel governo di unità nazionale. Molti ministri del vecchio regime siedono ancora al loro posto, tra cui il primo ministro Mohamed Ghannouchi (che rassegnerà le dimissioni poco dopo in seguito alla pressione popolare). Per questo Slim Amamou è criticato da una parte dei rivoluzionari, che l’accusano di essersi compromesso. Entrato in funzione il 17 gennaio 2011, si dimette dopo appena quattro mesi.

È stato un errore accettare? «Assolutamente no. Al momento era insopportabile. Mi insultavano dalla mattina alla sera. Ma era importante che fossi lì. Membri del vecchio regime di cui nessuno si fidava mi proponevano di assistere alle loro sedute ministeriali. Era un’offerta che non potevo rifiutare. Il mio ruolo era di andare alle riunioni e verificare quel che dicevano, se facevano sul serio. Mandavo dei tweet in tempo reale. Ho atteso che la legge elettorale fosse messa in cantiere prima di andarmene».

Il potere al popolo

Da allora la Tunisia ha fatto molta strada. Alla fine del 2014 si sono tenute le elezioni legislative e presidenziali e la censura è scomparsa. Slim Amamou rimane tuttavia vigile. Lo inquietano i tentativi di sorvegliare la rete in nome della proprietà intellettuale o della lotta contro il terrorismo o la cybercriminalità. Le sue battaglie attuali, condotte con il Partito pirata che ha contribuito a fondare nel 2012, vanno dalla depenalizzazione della marijuana alla neutralità del web passando per la riforma della proprietà intellettuale (è contrario alla «mercificazione delle idee») e la democrazia diretta.

In quest’ultimo ambito, l’informatico mira a dare un potere assoluto al popolo attraverso internet. Detto in termini semplicistici, l’obiettivo finale sarebbe di concepire una piattaforma tipo Facebook che permetta a ogni tunisino di proporre e votare direttamente delle leggi. In questo modello, i parlamentari non avrebbero più nessuna prerogativa di proposta o decisione. Diventerebbero dei «professionisti della mediazione», incaricati di dibattere i progetti di legge e di redigerli in modo che corrispondano alle norme legali in vigore.

Il Partito pirata – da non confondere con il Partito pirata tunisino, non riconosciuto dal Partito pirata internazionale – militerà per questa idea in occasione delle elezioni legislative del 2019. «La nostra strategia consiste nel far entrare almeno un candidato in parlamento». È possibile che questo candidato sia Slim Amamou. «Conto di mettermi in lizza».


Traduzione di Andrea Tognina, swissinfo.ch

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