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Donald Trump presidente


Quale mondo con un «maschio alfa» alla Casa Bianca?


Di Frédéric Burnand Ginevra


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Le Nazioni Unite a Ginevra. Donald Trump ridurrà il budget che Washington consacra alle organizzazioni internazionali? (Reuters)

Le Nazioni Unite a Ginevra. Donald Trump ridurrà il budget che Washington consacra alle organizzazioni internazionali?

(Reuters)

Diversi capi di Stato, che condividono lo stesso temperamento, hanno congratulato calorosamente il nuovo presidente americano Donald Trump. Cosa significa tutto questo per il sistema internazionale, di cui numerose organizzazioni hanno sede a Ginevra?

Con una maggioranza repubblicana nelle due camere del parlamento, Donald Trump dispone di un ampio margine di manovra per affrontare il suo mandato alla Casa Bianca. Durante il suo primo discorso ufficiale, il nuovo presidente degli Stati Uniti ha illustrato cosa intende fare a livello internazionale.

«Andremo d’accordo con tutte le nazioni che vorranno andare d’accordo con noi. Dobbiamo riprendere in mano il destino di questo paese, dobbiamo sognare in grande. Voglio dire alla comunità internazionale che, se l’America sarà sempre al primo posto, saremo giusti con tutti. Con tutti i popoli e tutte le altre nazioni. Cercheremo un terreno d’intesa, non l’ostilità, il partenariato e non il conflitto». Parole che non possono che sollevare i diversi capi di Stato che temevano un nuovo interventismo degli Stati Uniti, nel caso in cui Hillary Clinton fosse succeduta a Barack Obama.

Tra i primi a reagire, il presidente russo Vladimir Putin ha manifestato la speranza di assistere a un miglioramento delle relazioni russo-americane, dicendosi «certo che tra Mosca e Washington verrà instaurato un dialogo costruttivo, basato sui principi di uguaglianza, di rispetto reciproco di considerazione reale delle posizioni degli uni e degli altri nell’interesse dei (loro) popoli e della comunità internazionale».

Condividendo lo stesso gusto di Donald Trump per le dichiarazioni altisonanti e le affermazioni offensive, il presidente filippino Rodrigo Duterte ha espresso le sue «calorose congratulazioni» al prossimo inquilino della Casa Bianca, aggiungendo di attendere con interesse di poter lavorare con Trump per migliorare le relazioni tra i due paesi. E questo nonostante il fatto che Duterte abbia in passato minacciato di rompere l’alleanza privilegiata con Washington per voltarsi invece verso Pechino.

Il rapporto di forza invece del diritto internazionale

Tuttavia, per numerosi governanti, l’elezione del miliardario americano rappresenta un salto nel buio, all’immagine del presidente della Repubblica francese François Hollande, il quale ha parlato di «un periodo d’incertezza».

Anche Daniel Warner, politologo americano residente a Ginevra, è della stessa idea. «Il suo carattere lo spinge a vedere le situazioni unicamente in termini di rapporti di forza. Nei suoi affari non ha lavorato con gli altri. È un maschio alfa che non è di indole consensuale. Con lui, o vinci o perdi. Si vanta di essere un grande negoziatore. Ma la politica e la diplomazia, ambiti in cui non ha alcuna esperienza, non funzionano come il mondo degli affari. Sebbene le relazioni bilaterali possano essere intese in termini di rapporti di forza, la situazione sul fronte delle organizzazioni sovranazionali e delle loro trattative, dove bisogna cercare il compromesso e dar prova di finezza, è alquanto diversa. Donald Trump è in grado di capirlo?».

Martin Naville, direttore della camera di commercio Svizzera-Stati Uniti, ha qualche dubbio. «Ha detto di voler imporre delle tasse sui prodotti cinesi e messicani e di volersi ritirare dagli accordi commerciali dell’OMC. Se gli Stati Uniti inizieranno ad adottare una strategia commerciale protezionista, la Svizzera ne risentirà sicuramente gli effetti e verrà danneggiata».

Quale amministrazione Trump?

La posizione isolazionista che rischiano di assumere gli Stati Uniti è però sostenibile nel mondo attuale? L’elezione di Donald Trump conferma sì una tendenza che seduce numerosi europei, a cominciare dagli svizzeri. Sarà però in grado di rispondere alle crisi che minacciano il pianeta, a iniziare dal riscaldamento climatico a cui il nuovo presidente non crede?

Per vederci più chiaro bisognerà aspettare che l’amministrazione Trump s’instauri da qui al 20 gennaio. «Per questo, il suo team di transizione deve reclutare migliaia di persone. È un lavoro enorme, tanto più che Trump ha urtato l’establishment repubblicano. Ha espresso la sua preferenza per persone che non hanno un profilo perfetto e ha respinto le élite di Washington. Ci vogliono però dei professionisti per dirigere la prima potenza mondiale», sottolinea Daniel Warner.

Altra fonte di inquietudine: il disprezzo manifestato da Donald Trump durante la campagna elettorale nei confronti delle minoranze e delle donne, in altre parole dei diritti umani.

Un aspetto che non ha mancato di rilevare Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. «Il presidente eletto Donald Trump ha provocato la costernazione generale a più riprese durante la sua campagna elettorale e ha suscitato preoccupazioni profonde in merito alla serietà degli impegni in favore dei diritti umani che ci attendiamo in futuro dagli Stati Uniti. Ora deve abbandonare questo discorso, riaffermare e mantenere gli impegni assunti dagli Stati Uniti nel campo dei diritti umani, nel suo paese come all’estero».

«Non parla di diritto, bensì di potenza», osserva dal canto suo Daniel Warner. «Il diritto internazionale non è tra le sue priorità. Se ciò si confermerà, le conseguenze si faranno sentire a livello della Ginevra internazionale, in particolare al Consiglio dei diritti umani».


Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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