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Festival del film di Locarno


“Siamo probabilmente il festival più libero e autonomo al mondo”




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In 15 anni di presidenza, Marco Solari ha restituito forma e colore al Festival del film di Locarno. Liberale convinto, di spirito calvinista, il 71enne difende l’autonomia artistica della rassegna di fronte ai tentativi d’ingerenza. E spezza una lancia a favore della multiculturalità della Svizzera e di un Ticino sempre più chiuso su sé stesso. 

Marco Solari, 71 anni, da 15 presidente del Festival del film di Locarno. (FOTOFESTIVAL/MASSIMO PEDRAZZINI)

Marco Solari, 71 anni, da 15 presidente del Festival del film di Locarno.

(FOTOFESTIVAL/MASSIMO PEDRAZZINI)


swissinfo.ch: Quando ha ripreso la guida del festival 15 anni fa, Locarno era confrontato con una profonda crisi organizzativa, artistica e finanziaria. Qual è lo stato di salute del festival oggi?

Marco Solari.: Non siamo mai stati meglio: in 15 anni abbiamo portato il budget da 4 milioni agli attuali 13 e siamo riusciti a creare un equilibrio tra finanziamento pubblico e privato. Per salvare il festival, era necessario un approccio imprenditoriale: così ho portato a Locarno lo spirito calvinista al quale ero abituato.

Ma come tutte le manifestazioni culturali, anche Locarno è continuamente a rischio. Ci sono 3mila festival al mondo, ma solo una dozzina contano davvero. E se Locarno vuole continuare a far parte di questi, deve mantenere un’identità forte.

swissinfo.ch: Qual è l’identità di Locarno?

"La direzione artistica gode di piena autonomia, non è sottoposta né a pressioni politiche né economiche"

M.S.: Siamo probabilmente il festival più libero e autonomo al mondo. La direzione artistica gode di piena autonomia, non è sottoposta né a pressioni politiche né economiche.

La libertà e l’autonomia della direzione artistica comportano sforzi operativi non indifferenti. La scelta di ospiti, delegazioni e giurati, per esempio, deve assolutamente rispondere a criteri unicamente artistici, e la variabilità geografica di questi aspetti rende impossibile avere una visione precisa delle uscite e delle entrate.

Economicamente siamo sempre a rischio anche per via dell’estrema meteo-dipendenza. Sulle 8mila entrate per le proiezioni serali in Piazza Grande, 6mila sono abbonamenti e le altre 2mila sono vendute il giorno stesso. Inevitabilmente la situazione meteorologica al momento dell’acquisto di un biglietto gioca un ruolo molto importante. Su una serata da 32 franchi sono 64mila franchi che potrebbero venire a mancare.

swissinfo.ch: Il festival di Locarno è però regolarmente bersaglio di critiche per alcune scelte artistiche: Polanski lo scorso anno, oggi la collaborazione con l’Israel Film Fund…

La polemica

La scelta del festival di collaborare con l’Israel Film Fund – per la selezione di sei film in post-produzione presentati nella sezione "First Look" (ex “Carte Blanche”) – ha suscitato polemiche in Svizzera e all’estero. Il collettivo “Palestinian Campaign for the academic & cultural boycott of Israel” ha invitato il festival a "riconsiderare il suo rapporto con il governo di Israele e a interrompere la collaborazione con il Fondo israeliano del cinema". L’appello, “Non date “Carte blanche” all’Apartheid israeliana” è stato sottoscritto da oltre 200 cineasti.

M.S.: Il festival si svolge in un contesto democratico e ogni dibattito è benvenuto. Ma dal momento in cui le scelte artistiche sono intellettualmente oneste, come in questo caso, non permetterò mai che pressioni esterne abbiano il sopravvento.

Ci sono spesso stati tentativi di persone private, istituzioni, gruppi di interesse o cerchie economiche e politiche di influenzare gli inviti o la programmazione, ma noi abbiamo sempre resistito. Altrimenti tradiremmo l’anima del festival.

Per quanto riguarda Israele, non va dimenticato che Locarno è un luogo di dialogo. E se questo dialogo a livello politico non esiste, è forse una mezza illusione poterlo creare a Locarno. Ma la disponibilità c’è e a volte i miracoli esistono.

swissinfo.ch: Nel 2014, il festival del film di Locarno ha registrato quasi 170mila entrate, tra spettatori e professionisti. Qual è l’impatto del festival sul turismo?

M.S: L’impatto è enorme e non solo in termini di presenze, ma anche in quanto vettore promozionale per la regione e il cantone. Si può stimare tra i 30 e i 50 milioni di franchi, come minimo. Per avere successo è però fondamentale che il festival continui ad essere un evento culturale, senza scendere a patti con nessuno. Spesso i film presentati a Locarno non sono la conclusione tranquilla di una giornata trascorsa tra fiumi, laghi e grotti. A volte sono duri, come un pugno allo stomaco, proprio perché il cinema è un sismografo del mondo ed oggi siamo di fronte ad eventi terribili.

swissinfo.ch: Il festival è confrontato con un costante impoverimento delle strutture alberghiere. Un problema che l’ha coinvolta da vicino anche come ex presidente di Ticino Turismo…

M.S.: È un problema che mi assilla! Sempre più spesso siamo costretti ad alloggiare gente a Lugano [40 km da Locarno, ndr]. La carenza di strutture alberghiere non ci permette di sviluppare il festival e far sì che diventi veramente, oltre ad evento culturale, anche una piattaforma di dialogo politico per la Svizzera. Una micro, micro Davos, per intenderci.

swissinfo.ch: Nei 15 anni di presidenza, le sarà capitato spesso di rappresentare il festival e la Svizzera all’estero. Che visione si ha fuori dai confini?

La Svizzera a Locarno

La 68esima edizione del festival si tiene dal 5 al 15 agosto.

Tra i 19 film in concorso internazionale vi è anche "Heimatland", opera collettiva di dieci giovani registi elvetici.

La Svizzera sarà in Piazza Grande con "La Vanité", ultimo film del regista romando Lionel Baier, con il cortometraggio "Erlkönig" di Georges Schwizgebel e con "Amnesia", del franco-svizzero Barbet Schroeder. 

M.S.: È vero che Locarno è un festival conosciuto in Svizzera e magari anche presso un’opinione pubblica attenta in Europa, ma si ferma li. Fuori dall’Europa, il festival è noto solo alle persone del mestiere. E questo vale anche per la Svizzera.

L’esperienza d’altronde la facciamo tutti: Quanto è conosciuto il Ticino già solo a Milano? Quanti luoghi comuni! Quando vado a spiegare il festival o la Svizzera all’estero, mi ritrovo in un campo immenso; semino cinque semi e magari con un po’ di fortuna un giorno crescerà una pianta.

In una realtà in cui tutto viene amplificato - soprattutto coi media ticinesi che gonfiano anche un piccolo raffreddore di un ministro – pensiamo di essere importanti agli occhi del mondo, mentre siamo infinitamente piccoli. E ciò vale anche per la Svizzera. Certo, puntualmente il nostro paese può svolgere un ruolo di peso, nel campo dell’aiuto umanitario, dei buoni uffici… ma di norma la percezione della nostra importanza è indirettamente proporzionale alla reale importanza che abbiamo. E questo, faccio atto di umiltà, vale in parte anche per il festival di Locarno.

swissinfo.ch: Il festival del film di Locarno si presenta come un luogo di apertura e d’incontro, ma si svolge in un cantone sempre più ripiegato su sé stesso…

M.S.: Il festival deve rispettare e riconoscere le paure della popolazione. Personalmente, in quanto presidente, ho l’obbligo di essere "super partes". Pur essendo un liberale convinto, cerco dunque di rimanere fuori dalle realtà partitiche che spesso sono coinvolte in discussioni che lasciano morti e feriti. A volte, chiaramente, mi costa un po’ di fatica… ma è il prezzo che pago.

Ci tengo però a sottolineare che, per la quarta volta da quando sono presidente, il Gran Consiglio ticinese [Parlamento cantonale, ndr] ha approvato all’unanimità i crediti a favore del festival. Ciò dimostra che c’è una classe politica intelligente e che, al di là delle polemiche, riconosce l’importanza del festival.

swissinfo.ch: Come si spiega questo sentimento di chiusura del Ticino, che si sente abbandonato e incompreso dal resto del paese?

M.S.: Agli altri cantoni chiedo sempre una certa comprensione per la situazione particolare del Ticino. Il buon ticinese non è semplicemente il ticinese che la pensa come lo svizzero-tedesco o francese, ma si esprime in un’altra lingua. Il ticinese ha un altro approccio alle cose, un’altra scala di valori, altri modi di relazionarsi.

"Bisogna finirla di trattare il Ticino come uno scolaretto indisciplinato"

Se ci teniamo alla multiculturalità di questo paese, dobbiamo innanzitutto riconoscerla e rispettarla. Bisogna finirla di trattare il Ticino come uno scolaretto indisciplinato.

A Zurigo non si rendono conto che il Ticino ha davanti alla porta il più grande spazio europeo urbano, con 8 milioni di persone. E non si rendono conto che la differenza salariale tra Lombardia e Ticino è di uno a tre, uno a quattro o uno a cinque. E questo non vale per Ginevra o Basilea.

Dal momento in cui la Svizzera ha scelto la via bilaterale, e con essa l’apertura delle frontiere, il Ticino è stato automaticamente invaso da uno tsunami di 65mila frontalieri, disposti a lavorare per un minimo salariale. Questo ha avuto delle ripercussioni sul mondo del lavoro ticinese e ha creato dei risentimenti.

Il Ticino non si è sentito compreso da una parte della Svizzera tedesca; non è disposto ad accettare determinati tranquillanti, perché la realtà era ed è un’altra. L’Italia è vista, per quanto attiene ai posti di lavoro, come una minaccia.

swissinfo.ch: Che soluzione propone?

M.S.: Nessuno ha una bacchetta magica. A mio avviso la Svizzera ha però urgentemente bisogno di un consigliere federale ticinese, che manca ormai dal 1999. Non si tratta solo di difendere gli interessi del cantone. A mancare è soprattutto una personalità forte, super parte, in grado di trasmettere e spiegare certe decisioni di Berna al Ticino. E non mi si dica che non esistono personalità carismatiche in grado di ricoprire questo ruolo… perché potrei citare almeno sei papabili di tutti i partiti, da destra a sinistra.

swissinfo.ch: Dopo 15 anni di presidenza, il 71enne Marco Solari ha mai pensato alla pensione?

M.S.: Il presidente di Locarno deve riuscire a fare tre cose: trovare i finanziamenti, trovare i finanziamenti, trovare i finanziamenti. Finché riuscirò a trovarli, finché ci credo, vado avanti e non mi pongo la domanda. Anzi tutta la squadra, me compreso, ha un grande obiettivo: Locarno 75, nel 2022. Fate voi i calcoli! 


Biografia

Nato a Berna nel 1944, originario di Barbengo, Marco Solari si è laureato in Scienze sociali a Ginevra.

Nel 1972 è stato nominato direttore di Ticino Turismo e dal 1988 ha assunto l'incarico di delegato del Consiglio federale per le celebrazioni dei 700 anni della Confederazione.

Nel 1992 Marco Solari è entrato a fare parte della Federazione delle Cooperative Migros, quale amministratore delegato, carica lasciata nel 1997 per assumere il ruolo di vice presidente della direzione generale della Ringier, uno dei maggiori gruppi editoriali svizzeri, attivo anche a livello internazionale.

Tra il 2007 e il 2014 è stato presidente di Ticino Turismo. Dal 2000 occupa la carica di presidente del Festival del film di Locarno. 

swissinfo.ch

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