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Rassegna della stampa


Gli svizzeri vogliono una riforma equilibrata delle pensioni




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Dopo il voto popolare, il dibattito sul futuro del sistema di previdenza per la vecchiaia prosegue ora, da lunedì, in Parlamento. (Keystone)

Dopo il voto popolare, il dibattito sul futuro del sistema di previdenza per la vecchiaia prosegue ora, da lunedì, in Parlamento.

(Keystone)

Il massiccio no all’iniziativa “AVS plus” rappresenta una chiara sconfitta per la sinistra, ma non va considerato come una cambiale in bianco per i piani della destra di indebolire il sistema previdenziale. Così la stampa interpreta il voto di questa domenica sull’assicurazione statale. I commentatori considerano positivamente anche la decisione dei votanti di attribuire maggiori mezzi al servizio delle attività informative. 

“Il risultato della votazione sull’iniziativa ‘AVS plus’ delude le aspettative dei sindacati. La maggioranza dei votanti non ha creduto alle loro affermazioni, secondo le quali sarebbe possibile finanziare senza problemi un ampliamento dell’AVS, nonostante i previsti disavanzi miliardari dell’assicurazione statale”, rilevano il Tages-Anzeiger e il Bund nel loro commento comune. “Nei prossimi 15 anni andrà in pensione la generazione del ‘baby boom’. Se si vuole mantenere anche per loro il livello attuale delle prestazioni, occorre mobilitare ulteriori mezzi finanziari per garantire le rendite e non per aumentarle ulteriormente”. 

Il chiaro no espresso dalle urne - prevedono i due giornali - rafforzerà la maggioranza di destra alla Camera del popolo, che intende imprimere il proprio marchio alla riforma del sistema previdenziale, Previdenza 2020, sottoposta attualmente all’esame dei parlamentari. “Il Parlamento non deve però trarre conclusioni sbagliate da questo voto. Il popolo non ha sempre bocciato solo le iniziative volte ad ampliare l’AVS, negli ultimi 15 anni ha respinto anche le riforme che miravano a ridurre le sue prestazioni”. 

“Chi vuole quindi servirsi di Previdenza 2020 per preparare il popolo ad un aumento a 67 anni dell’età di pensionamento, rischia di compromettere una riforma del sistema di previdenza sempre più urgente. E chi vuole ridurre il tasso di conversione delle casse pensioni, approvando dei tagli alle rendite di una parte degli assicurati, non riuscirà a spuntarla in  votazione federale”, prevedono il Tages-Anzeiger e il Bund. 

Ipoteca troppo grande 

Per la Neue Zürcher Zeitung, il chiaro no espresso dal popolo all’iniziativa ‘AVS plus’ va letto come un triplice segnale: “Innanzitutto i votanti non pensano solo ai loro interessi immediati, ma al futuro del sistema previdenziale. In secondo luogo la maggioranza ha capito che l’AVS si trova di fronte a grandi problemi legati all’evoluzione demografica e che un aumento delle rendite non farebbe che ingrandire il buco finanziario. E, terzo, gli svizzeri confidano nel fatto che il governo e il parlamento sapranno raggiungere una soluzione equilibrata nel quadro della riforma Previdenza 2020”. 

Anche il foglio zurighese mette però in guardia la maggioranza di destra alla Camera del popolo: “Un aumento dell’età di pensionamento a 67 anni è, a lungo termine, inevitabile. Tentare di includere questo aumento nella riforma attuale costituirebbe però un’ipoteca troppo grande per questo progetto. Per giungere a un’età di pensionamento di 67 anni, ci vuole un vasto dibattito all’interno della società e molto lavoro di convincimento”. 

Sconfitta per la sinistra 

Una visione condivisa da Le Temps: “La sconfitta è evidente per la sinistra e i sindacati, che non sono riusciti a convincere una maggioranza di votanti con la loro iniziativa ‘AVS plus’. Ma la destra avrebbe torto di gridare alla vittoria: un 40,6% dei cittadini ha infatti approvato l’iniziativa, un numero superiore alla base elettorale della sinistra”. 

“Questo 40% rischia di gonfiarsi ulteriormente, se la destra volesse continuare a smantellare il sistema previdenziale, squilibrando un pacchetto che il governo ha messo assieme nel corso di diversi anni”, avverte il giornale romando. “Gli eletti sanno da questa domenica che i cittadini non si aspettano dei regali. Ma sarebbero mal ispirati, se pensassero che gli svizzeri sono favorevoli ad una riduzione delle rendite delle casse pensioni e a un aumento dell’età di pensionamento, perfino progressivo e in un orizzonte lontano, come propongono il Partito liberale radicale (PLR) e l’Unione democratica di centro (UDC)”. 

Nessuna cambiale in bianco 

Anche il Corriere del Ticino mette in guardia i parlamentari in vista del lungo dibattito sulla riforma del sistema previdenziale. “Il no popolare toglie ora un’ipoteca dal dibattito, particolarmente ostico e delicato, in corso alle Camere sul progetto Previdenza 2020, che mira ad una riforma complessiva del sistema pensionistico e a mantenere in equilibrio i conti dell’AVS. Ma la pur chiara bocciatura di una proposta puntuale non è una cambiale in bianco sulla direzione da prendere”. 

“È semmai un’ulteriore dimostrazione che le riforme tese a modificare gli equilibri acquisiti, perché ritenute troppo pericolose per la stabilità del sistema o ingiustificatamente severe per gli assicurati, sono destinate ad incontrare fortissime resistenze. Insomma, c’è un implicito invito a trovare soluzioni bilanciate, senza la pretesa di tornaconti immediati”, prosegue il quotidiano ticinese. 

“Si dovrà quindi dare prova di equilibrio quando si discuterà dell’aumento della rendita di 70 franchi deciso in prima lettura dagli Stati per compensare la riduzione del tasso di conversione del secondo pilastro. Sul tavolo però ci sono interventi ben più incisivi come l’aumento automatico e graduale dell’età pensionabile a 67 anni in caso di persistenti difficoltà del fondo AVS. E qui bisogna fare attenzione a come muoversi”. 

Più mezzi per i servizi d’informazione 

Anche l’approvazione della nuova Legge federale sulle attività informative, viene considerata positivamente dalla maggior parte dei commentatori della stampa. Per la Basler Zeitung, “con il chiaro no espresso dal popolo, il Servizio delle attività informative della Confederazione (SOC) ottiene i mezzi necessari per svolgere il suo mandato politico. La maggioranza dei votanti ha riconosciuto una discrepanza evidente nel fatto che, da una parte, si chiede al SOC di informare tempestivamente le autorità delle minacce esistenti e, dall’altra, non è nemmeno autorizzato a sorvegliare le conversazioni telefoniche per prevenire degli attentati”. 

Agli occhi della Luzerner Zeitung, il responso delle urne va legato anche al clima d’insicurezza fomentato dagli attacchi terroristici degli ultimi mesi. “Nizza, Parigi, Bruxelles, Ansbach: questi attentati non hanno mancato il loro bersaglio. L’impressione di un terrorismo sempre più vicino ha spinto il popolo svizzero ad accordare maggiori mezzi al servizio d’informazione. Chi teme per sé e per il suo prossimo, è pronto ad accettare anche delle ingerenze nella propria sfera privata”. 

Per la Tribune de Genève e 24 Heures, lo “Stato islamico ha battuto Snowden”. Il risultato di questa domenica si spiega innanzitutto in base al contesto internazionale e al sangue sparso alle porte della Svizzera. Parigi, Bruxelles, Nizza, queste città martoriate dagli attentati hanno lasciato il segno anche in Svizzera. Di fronte alla minaccia terroristica, gli svizzeri hanno dunque deciso di rafforzare i servizi d’informazione. Questi ultimi avevano un campo d’azione troppo ridotto. Dovevano accontentarsi di sorvegliare negli spazi pubblici”. 


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