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Elezione del governo svizzero


Un ritorno alla normalità che metterà alla prova l’UDC




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Guy Parmelin, vodese di 56 anni, è il nuovo membro del governo svizzero. (Keystone)

Guy Parmelin, vodese di 56 anni, è il nuovo membro del governo svizzero.

(Keystone)

Con l’elezione di un secondo democentrista nel Consiglio federale, il nuovo governo svizzero ritrova la concordanza aritmetica venuta meno otto anni fa, commenta la stampa svizzera. L’Unione democratica di centro (UDC) è ora chiamata ad assumersi le sue responsabilità e a dar prova di collegialità, avvertono gli editorialisti, che esprimono opinioni contrastanti sul valore del nuovo ministro Guy Parmelin.

«Il nostro paese torna alla normalità. Quella della formula di governo definita magica che attribuisce due seggi ciascuno in Consiglio federale ai tre maggiori partiti e uno al quarto», scrive il Corriere del Ticino, che analogamente ad altri giornali elvetici sottolinea che l’UDC, il partito più forte della Svizzera, «viene reintegrata a pieno titolo, con due ministri, nella condivisione delle responsabilità governative».

L’UDC ha nuovamente due consiglieri federali ed è giusto così, concorda il Tages-Anzeiger. Per il quotidiano di Zurigo, la concordanza aritmetica rimane infatti «la miglior regola per la composizione del governo». Il 9 dicembre è stato «un giorno importante per l’UDC e un buon giorno per la Svizzera», commenta anche la Basler Zeitung. «Il parlamento ha giocato la carta del consenso fino in fondo», rileva il romando Le Matin.

Dopo una notte senza lunghi coltelli, il giorno delle elezioni è trascorso fortunatamente in modo non spettacolare, osserva la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), per la quale «è un bene che sia andata così: il Consiglio federale è ritornato alla normalità». Il 9 dicembre, sottolinea, segna la fine di un periodo di otto anni marcato dall’instabilità, iniziato quando un’insolita alleanza sinistra-centro aveva deciso di liquidare il ministro UDC Christoph Blocher, sconvolgendo di fatto la concordanza aritmetica.

Più potere per l’UDC, ma anche più responsabilità

Con l’elezione del 56enne vodese Guy Parmelin, «l’UDC ha ottenuto ciò per cui si batte da anni», rammenta il Tages-Anzeiger, ribadendo che con l’entrata in governo di uno dei suoi candidati, l’UDC ha ora «più responsabilità». Il primo partito nazionale «deve ora presentare delle soluzioni, trovare compromessi e creare delle maggioranze», auspica la Berner Zeitung.

Parmelin alla difesa

Il neoeletto ministro Guy Parmelin assumerà la guida del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Lo ha deciso il governo svizzero nella sua seduta dell'11 dicembre. Ueli Maurer, anch’esso UDC e finora a capo della difesa, riprenderà invece il Dipartimento federale delle finanze, guidato in precedenza da Eveline Widmer-Schlumpf.

Per quanto riguarda gli altri dipartimenti, nulla è cambiato: Alain Berset (socialista) agli interni, Simonetta Sommaruga (socialista) al Dipartimento di giustizia e polizia, Johann Schneider-Ammann (liberale radicale) all'economia, formazione e ricerca, Didier Burkhalter (liberale radicale) agli esteri e Doris Leuthard (popolare democratica) all'ambiente, trasporti, energia e comunicazioni.

Pure l’altro quotidiano della capitale, Der Bund, rileva che con due ministri, per l’UDC diventa ora difficile accusare continuamente il governo di sbagliarsi. «Più potere e influsso in governo comportano più responsabilità», insiste il foglio bernese, che chiama l’UDC a tener conto del tratto caratteristico del sistema multipartitico svizzero e della democrazia diretta: l’obbligo di cercare dei compromessi. L’UDC, scrive, «deve re-imparare a scostarsi dalle posizioni estreme».

Sulla stessa lunghezza d’onda, la NZZ sostiene che l’UDC deve ora smetterla di appropriarsi degli strumenti tipici dell’opposizione, ovvero le iniziative popolari e il referendum. «Deve costruire soluzioni solide e formare maggioranze parlamentari con gli altri partiti borghesi». Per l’UDC si preannuncia un periodo molto esigente, insiste la Basler Zeitung. Dopo la sua vittoria alle legislative di ottobre e il suo nuovo peso in governo, il partito si assume de facto «la responsabilità per tutto ciò che non funziona».

L’UDC riprenderà a fare i compiti come prevedono i principi della tanto decantata concordanza oppure continuerà ad andare in libera uscita anche quando la stessa non è concessa?, s’interroga La Regione Ticino, per la quale è questa la vera scommessa sulla quale ha giocato mercoledì il parlamento.

Le Temps osserva che il governo - in cui siedono tre romandi e quattro svizzeri tedeschi - deve ora mostrarsi inventivo «per avanzare nelle trattative con l’Europa, calmare l’ardore dei promotori di iniziative che minano la stabilità del paese e affrontare tutta una serie di dossier», tra cui quelli su fiscalità, transizione energetica e pensioni, in modo da «assicurare la prosperità». Un potere, insiste il Tages-Anzeiger, che deve agire «secondo le migliori tradizioni svizzere. Ciò significa: creare delle alleanze, trovare il compromesso e tener conto delle posizioni delle minoranze».

Se l’UDC crede di continuare ad agire come ha fatto in precedenza, anche dopo il ritorno di un secondo consigliere federale, avverte la NZZ, «allora tra quattro anni l’Assemblea federale sarà libera di riportare indietro le lancette».

L’enigma Parmelin

In merito al nuovo volto in Consiglio federale, le opinioni degli editorialisti divergono. «Nel governo federale entra il vodese Guy Parmelin, il quale non presenta un grande ‘curriculum’ politico», osserva La Regione Ticino. Difficile dire se con Parmelin sia stato scelto l’uomo dell’UDC più competente, scrive il Tages-Anzeiger, per il quale l’elezione del politico vodese è anche legata alle debolezze degli altri due candidati. Il ticinese Norman Gobbi appartiene infatti alla Lega dei Ticinesi, un partito minoritario, mentre il candidato di Zugo Thomas Aeschi è troppo vicino a Blocher.

Per Le Temps, Parmelin rimane ampiamente «un enigma». Nessuno sa se colui che è stato parlamentare per dodici anni ha la capacità di dirigere, rileva il quotidiano romando, che sottolinea però una particolarità importante della politica svizzera: «Permette l’accesso al potere di persone relativamente banali, da cui nessuno si aspetta grandi cose, se non che siano dei buoni amministratori e si mettano d’accordo con i loro colleghi».

Di avviso contrario, il vodese 24 Heures scrive che «contrariamente a quanto affermato durante la campagna, l’uomo è competente, intelligente, dotato di senso politico e di una pasta umana che ne fanno un interlocutore solido, affidabile e riflessivo. Sarà un buon membro del collegio». Molti si prendono gioco di Guy Parmelin e lo considerano una persona mediocre, poco ispirata e noiosa, osserva Der Bund. Ma forse «un giorno entrerà nei libri di storia per essere stato un consigliere federale che ha contribuito ad allentare le tensioni della politica svizzera».

Con Guy Parmelin, rammentano L’Express e L’Impartial, si è lontani dalle diatribe e dalle posizioni estreme di Christoph Blocher. Il neoeletto, sostengono i due giornali romandi, possiede un modo di difendere le sue idee che è di buon auspicio per la coesione dell’esecutivo federale.

La normalizzazione dovrebbe giovare al clima politico, anche se, come sempre, determinante sarà la levatura dei singoli consiglieri federali, e non solo la loro capacità o disponibilità a collaborare, cioè a trovare i necessari compromessi, avverte da parte sua il Corriere del Ticino. «Guy Parmelin dovrà dimostrare ora il suo valore nel governo. È bene e corretto evitare di giudicarlo prima di vederlo all’opera. Un bravo deputato non è detto che sia anche un bravo ministro. E viceversa: un mediocre parlamentare non è detto che non possa diventare un buon consigliere federale».

Delusione per l’esclusione del Ticino

I quotidiani a sud delle Alpi danno ovviamente ampio spazio alla mancata elezione del leghista Norman Gobbi, presidente del governo ticinese. «Se Norman Gobbi tutto sommato esce onorevolmente dalla battaglia (50 voti sono un discreto bottino), il Ticino ne esce invece malamente», commenta il Corriere del Ticino. Ammesso che riesca a candidare ufficialmente una personalità di rilievo al momento giusto, prosegue, «la Svizzera italiana dovrà attendere che uno dei tre consiglieri federali romandi lasci la carica. E se si guardano le anzianità - per modo di dire - di servizio, i tempi si annunciano lunghi».

A Norman Gobbi, scrive la Regione Ticino, «riconosciamo di aver giocato bene le sue carte: i vari gruppi che lo hanno sentito lo hanno considerato preparato. Per lui però la strada è sempre stata tortuosa». In questa tornata, prosegue, si trattava di ridare al partito vincitore delle elezioni un secondo seggio in Consiglio federale. «Lo si è voluto fare con un UDC doc, non con un leghista trasformatosi all’ultimo momento in un soldatino al seguito di Toni Brunner (presidente dell'UDC)».

L’entrata in governo di un terzo romando, conclude La Regione Ticino, allontana ulteriormente il possibile ingresso di un ticinese in Consiglio federale, visto che, chiuso il capitolo Gobbi, il più gettonato è Lombardi per il post Leuthard. «Ma oggi la Svizzera tedesca ha già ceduto una carta ai vodesi. I tempi per il Ticino tornano dunque lunghi».

Reazioni della stampa estera

Un ministro in più per la destra populista, titola l’Agence France Presse (AFP), secondo cui Guy Parmelin ha un’immagine di «centrista pragmatico», ciò che ha sedotto la sinistra e il centro, che rimproveravano invece agli altri due candidati UDC il loro «radicalismo a destra».

La destra segna punti in governo facendo leva su una politica antimmigrazione, sottolinea il Wall Street Journal. Lo spostamento verso la destra rischia di rendere difficili le relazioni svizzere con l’Unione europea, si legge sul suo sito online.

Il governo svizzero continua a svoltare a destra, commenta il tedesco Spiegel-Online, per il quale la conquista di un secondo seggio in governo da parte della destra «segna finalmente il ritorno a una certa normalità politica».

Dal canto suo, l’agenzia di stampa tedesca dpa paragona la crescita dell’UDC a quella osservata in Francia con il Front National o in Olanda con il Partito della libertà. I dibattiti sull’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, osserva la dpa, si preannunciano tesi in Consiglio federale. «La capacità tanto vantata dagli svizzeri di trovare dei compromessi sarà rapidamente messa a dura prova».

Sottolineando il sostegno di Parmelin all’iniziativa sull’immigrazione di massa e la sua propensione populista, il francese Le Monde si sorprende che «il fatto che l’UDC abbia un secondo ministro non faccia sobbalzare nessuno» in Svizzera.

swissinfo.ch

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