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Elezioni al governo 2011


Il parlamento respinge l’attacco della destra conservatrice




Foto di gruppo del nuovo governo svizzero, eletto per la legislatura 2011 - 2015 (Keystone)

Foto di gruppo del nuovo governo svizzero, eletto per la legislatura 2011 - 2015

(Keystone)

Isolata e costretta a pagare la strategia adottata negli ultimi anni, l’Unione democratica di centro non è riuscita a recuperare un secondo seggio in governo. La maggioranza del parlamento ha optato per lo statu quo. Nell’esecutivo è stato eletto il candidato favorito dei socialisti, Alain Berset.

Per l’Unione democratica di centro le elezioni del 14 dicembre dovevano rappresentare un po’ il giorno della grande rivincita, attesa da quattro anni. Il partito di destra non intendeva soltanto riconquistare un secondo seggio in governo, ma anche estromettere dall’esecutivo Eveline Widmer-Schlumpf, che nel 2007 aveva “osato” occupare la poltrona governativa sottratta dai partiti di centro e sinistra al leader dell’UDC Christoph Blocher.

Il partito di destra esce però di nuovo a mani vuote: l’ex rappresentante dell’UDC – rinnegata quattro anni fa dal suo stesso partito ed entrata in seguito nel Partito borghese democratico (PBD) – ha riottenuto la fiducia delle forze che l’avevano portata in governo quattro anni fa. Fallito anche il tentativo dell’UDC di strappare nelle elezioni successive una poltrona governativa al Partito liberale radicale (PLR), l’unico alleato rimasto allo schieramento di destra, e al Partito socialista (PS).

Salvo dimissioni di un ministro nel corso di questa legislatura, l’UDC si vedrà probabilmente costretta ad aspettare almeno fino al 2015 per ottenere un peso politico in governo corrispondente alla sua forza elettorale. Per raggiungere il suo obbiettivo, il maggiore schieramento svizzero dovrà riuscire a dimostrare agli altri partiti di essere di nuovo in grado di perseguire una politica di governo basata sulla ricerca del compromesso e non sullo scontro e le polemiche a fini elettorali.

Scelte strategiche non paganti

Il principio della “concordanza aritmetica”, sostenuto dall’UDC per giustificare il suo diritto ad un secondo seggio, non si è infatti rivelato sufficiente per convincere gli altri partiti, che hanno respinto, quasi in blocco, gli attacchi lanciati dallo schieramento di destra alle poltrone dei loro ministri. Dopo le continue turbolenze politiche degli ultimi anni, la maggioranza del parlamento non è più disposta a ripartire automaticamente le poltrone governative tra i maggiori partiti in base alla loro forza elettorale, come era tradizione per oltre mezzo secolo in Svizzera. 

Sconfitta nelle elezioni parlamentari del 23 ottobre scorso, nei ballottaggi per il Consiglio degli Stati tenuti in diversi importanti cantoni ed ora anche nelle elezioni al governo, l’UDC sarà probabilmente costretta in futuro a rivedere la sua strategia. Le scelte strategiche adottate in questi ultimi anni non hanno irritato soltanto le altre forze politiche: non si sono rivelate paganti neppure dinnanzi all’elettorato.

Nella scorsa legislatura l’UDC ha compiuto una serie di passi senza precedenti nella storia svizzera: ha rinnegato i suoi due rappresentanti in governo – Eveline Widmer-Schlumpf e Samuel Schmid – eletti suo malgrado dagli altri partiti, ha estromesso una sua sezione cantonale dal partito ed è passata per quasi un anno all’opposizione, senza però raccogliere grandi frutti. E, dopo aver subito la scissione della sua ala moderata, confluita nel PBD, ha voluto ritornare in un governo che ha continuato ad attaccare, anche dopo aver ottenuto di nuovo un seggio, attribuito a Ueli Maurer.

Senza amici e alleati

Nelle elezioni al governo del 14 dicembre l’UDC ha quindi pagato soprattutto per le scelte adottate in questi ultimi, più che per gli sbagli tattici delle ultime settimane, tra cui la designazione di un candidato, Bruno Zuppiger, costretto a rinunciare all’ultimo minuto per malversazioni venute a galla la settimana scorsa.

L’UDC aveva tentato negli ultimi tempi di giocare la carta della moderazione per sedurre il parlamento. La direzione del partito aveva scelto dei candidati considerati più “consensuali”, che appena pochi anni fa aveva minacciato di esclusione, nel caso in cui avessero accettato di essere eletti nell’esecutivo al posto di uno dei candidati ufficiali. Dopo aver puntato troppo a lungo sulla linea dura, l’UDC si è però ritrovata quasi totalmente isolata non solo nelle elezioni governative, ma anche in quelle parlamentari dello scorso autunno.

"Per far eleggere i propri candidati, bisogna avere degli amici, dei partner. E l'UDC non ne aveva, poiché ha lottato per anni contro tutti gli altri partiti", rileva Georg Lutz, politologo dell'Università di Losanna. Un’opinione condivisa dal politologo zurighese Michael Hermann. “L’UDC, come si è già visto nei ballottaggi per la Camera dei cantoni, incontra grandi difficoltà a costituire una maggioranza. Se si mette contro tutti, non vi è da stupirsi che tutti gli altri siano contro i suoi candidati”.

Passaggio all'opposizione

Il partito di destra intende ora valutare nuovamente la possibilità di un passaggio all’opposizione. Dopo l’esperienza poco concludente di 3 anni fa, è però probabile che rinuncerà a questo nuovo passo. “Attualmente l’UDC è divisa. Alcuni vogliono ritornare nell’opposizione e intendono lanciare un messaggio chiaro in questa direzione. Altri sono invece disposti ad ammettere di aver perso in seguito alla mancanza di alleati”, ritiene Georg Lutz.

Per l’UDC potrebbero prospettarsi invece dei cambiamenti ai suoi vertici, confrontati negli ultimi giorni anche ad alcune critiche interne. Secondo Lutz, i dirigenti del partito e, in particolare, Christoph Blocher, non sembrano però ancora disposti a mettersi da parte. “Credo che Blocher continuerà anche in futuro a dominare il partito, nonostante le critiche sorte in seguito agli insuccessi dell’attuale strategia".

Un cambiamento di strategia, se non di direzione, sarà in ogni caso determinante per affrontare di nuovo con successo le forze rivali, le quali non potranno giustificare ancora a lungo una sotto rappresentazione in governo del maggiore partito svizzero. O, in caso contrario, dovrebbero definire chiaramente su quali basi deve poggiare la ripartizione dei seggi nell'esecutivo: l'attuale formula di governo non è il frutto di un programma politico comune e coerente, ma piuttosto il risultato di una reazione anti UDC. 

Nuovo ministro socialista

Dopo la riconferma in tempi molto più rapidi del previsto dei ministri in carica, l’Assemblea federale ha eletto in soli due turni Alain Berset alla successione della ministra socialista dimissionaria Micheline Calmy-Rey. Un risultato senza sorprese: il senatore friburghese era dato favorito dai pronostici di fronte al suo unico concorrente, il ministro vodese Pierre-Yves Maillard.

Berset, che diventa il quarto ministro friburghese della storia, si era fatto apprezzare in parlamento anche dalle altre forze politiche per la competenza e lo stile affabile evidenziato dal suo ingresso nel 2003 nella Camera dei cantoni. Con la sua elezione in governo, il Consiglio federale ritorna così ad avere una maggioranza maschile, dopo un solo anno in cui le donne sono state per la prima volta maggioritarie.

Elezione del governo

Doris Leuthard (PPD) 216 voti, altri 11. 

Eveline Widmer-Schlumpf (PBD) 131, Hansjörg Walter (UDC) 63, Jean-François Rime (UDC) 41.

Ueli Maurer, (UDC) 159, Hansjörg Walter (UDC) 41, Luc Recordon (PES) 13.

Didier Burkhalter, (PLR) 194, Jean-François Rime (UDC) 24.

Simonetta Sommaruga  (PS) 179, Jean-François Rime (UDC) 61.

Johann Schneider-Ammann (PLR) 159, Jean-François Rime (UDC) 64.

Alain Berset, primoturno: Alain Berset (PS) 114, Pierre-Yves Maillard (PS) 59, Jean-François Rime (UDC) 59, Marina Carobbio (PS) 10.

Secondo turno: Alain Berset (PS) 126, Pierre-Yves Maillard (PS) 63, Jean-François Rime (UDC) 54.

Elezione alla presidenza

Eveline Widmer-Schlumpf è stata eletta alla presidenza della Confederazione per il 2012 con 174 voti.

•Quale vicepresidente, il parlamento ha eletto invece Ueli Maurer con 122 voti.

Alain Berset

Nato nel 1972 a Friburgo, sposato e padre di tre figli, Alain Berset ha studiato scienze politiche ed economiche all’Università di Neuchâtel.

Dopo aver lavorato quale ricercatore scientifico e consigliere politico, è entrato nel 2003 nel Consiglio degli Stati, di cui è stato presidente nel 2009.

Il senatore friburghese è tra l'altro vice-presidente del gruppo socialista alle Camere federali.

swissinfo.ch



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