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Espulsione dei criminali stranieri


Uno schiaffo all’UDC che preserva lo Stato di diritto




I membri del comitato di ONG contrarie all'iniziativa di attuazione festeggiano la sconfitta dell'UDC. (Keystone)

I membri del comitato di ONG contrarie all'iniziativa di attuazione festeggiano la sconfitta dell'UDC.

(Keystone)

Per la stampa elvetica, la chiara bocciatura in votazione popolare dell’iniziativa di attuazione è un vero e proprio smacco per l’Unione democratica di centro (UDC). Con il voto di domenica, i cittadini svizzeri hanno voluto preservare lo Stato di diritto e respingere le soluzioni populiste. Ora tocca però ai magistrati applicare la nuova legge sull’espulsione dei criminali stranieri, avvertono i commentatori.

«Il popolo la fa all’UDC», «Espulsioni, l’autorete dell’UDC», «La grande disapprovazione», «Uno schiaffo per l’UDC» o ancora «La rivolta di una Svizzera che ama la sua democrazia». Quasi all’unanimità, i quotidiani svizzeri rilevano la sonora sconfitta dell’UDC e della sua iniziativa “Per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati”, respinta dal 58,9% dei votanti. A prevalere sono state la ragione e la fiducia nelle istituzioni, sottolineano gli editorialisti dei principali giornali del paese.

Gli svizzeri hanno preferito «la strada della saggezza alla pirotecnica politica», scrive il romando Le Temps, per il quale il popolo non si è fatto ingannare dalle «menzogne» e dal «rimescolamento dei fatti» da parte dei rappresentanti del partito conservatore. «Il no all’iniziativa per l’attuazione è una batosta per i populisti e una vittoria della ragione e dell’empatia», indica anche Der Bund. Una netta maggioranza di cittadini ha resistito alla tentazione di sfogarsi sugli stranieri criminali e sulla loro famiglia, osserva il giornale bernese. «La fiducia che il popolo ripone nei giudici e nel parlamento è molto più grande di ciò che ha sempre ritenuto l’UDC».

Per il partito che aveva fatto di questa votazione un simbolo del tradimento della volontà popolare da parte della “casta” politica, «si tratta di una giornata da dimenticare», secondo La Regione Ticino. «La “regola” era che l’UDC vince alle urne quando si vota sugli stranieri. Ma domenica non è stata seguita siccome la posta in gioco andava ben oltre: si trattava anche dei principi fondamentali dello Stato di diritto e del rispetto dei trattati internazionali in materia di diritti umani sottoscritti dalla Svizzera», commenta il giornale di lingua italiana. Il risultato è «uno smacco per l’UDC», che deve darsi per vinta su uno dei suoi temi principali, la politica degli stranieri, insiste il Tages Anzeiger.

Lo Stato di diritto è salvo

Il secondo tentativo di inasprire le norme sull’allontanamento dal paese degli stranieri che commettono reati è «nettamente naufragato alle urne», constata il Corriere del Ticino. «La maggioranza del popolo e la stragrande maggioranza dei cantoni hanno respinto un testo che rimetteva in discussione, per di più a svantaggio di una sola categoria di persone, i fondamenti dello Stato di diritto, la divisione dei poteri, l’indipendenza della giustizia e il principio di proporzionalità».

Sulla stessa lunghezza d’onda, il 24 Heures sostiene che la negazione dello Stato di diritto, dei suoi principi fondamentali, della proporzionalità e della separazione dei poteri, che avrebbe comportato il testo dell’UDC, sostituendosi al parlamento e ai giudici, «ha fatto rivoltare la popolazione». «Lo Stato di diritto è salvo», commenta anche la Tribune de Genève. Nessun paese ragionevole iscrive un minuzioso catalogo di delitti nella Costituzione e degrada i suoi giudici a delle specie di secondini, osserva il Tages Anzeiger.

L’UDC ha fallito nel suo tentativo di appioppare alla Svizzera un’identità che non ha: qui gli svizzeri, là gli stranieri, analizza il Blick, che vede nella bocciatura dell’iniziativa dell’UDC un sì a una «svizzera accogliente», a «una Svizzera del cuore e della ragione». Per il romando Le Matin, gli svizzeri sono forse «stanchi degli attacchi a ripetizione contro il sistema e le istituzioni» e hanno così detto no a un partito «che trasforma il nostro paesaggio politico in una campagna perpetua».

Due anni dopo il 9 febbraio 2014, l’impressione che l’UDC sollevi dei problemi senza però fornire soluzioni ha senza dubbio pesato, ritiene il 24 Heures. Gli strateghi del principale partito della Svizzera, sottolinea il quotidiano romando, «non hanno capito da dove soffiava il vento» malgrado un contesto internazionale favorevole, con gli attentati di Parigi, la crisi migratoria e le aggressioni di Capodanno a Colonia.

Ancora una volta, è andata bene, si rallegra la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), secondo cui gli svizzeri non hanno voluto un sistema di giustizia a due velocità. «Lo Stato di diritto non è stato danneggiato, la separazione dei poteri rimane intatta e i giudici non sono diventati degli ausiliari dei politici». Ma soprattutto, annota la NZZ, «gli stranieri che vivono in Svizzera possono tirare un sospiro di sollievo».

Gli elettori si sono schierati in modo chiaro in favore della separazione dei poteri e dello Stato di diritto, ribadisce la Südostschweiz. Per il quotidiano grigionese, il voto del 28 febbraio è un segnale non trascurabile verso l’estero: la Svizzera può continuare a essere presa sul serio per ciò che riguarda la protezione dei diritti umani.

Mobilitazione senza precedenti

Le ragioni di fondo che hanno portato a questo inequivocabile risultato sono essenzialmente due, analizza il Corriere del Ticino. La prima è la fortissima mobilitazione. «Da praticamente tutti i partiti agli ambienti economici, dalle ONG a molti ex consiglieri federali, è stata avviata una contro-campagna su larga scala e senza precedenti, con tanto di raccolta di fondi, che nel giro di poche settimane è riuscita ad invertire il trend favorevole all’iniziativa».

Reazioni della stampa internazionale

Corriere della sera: Il governo svizzero tira un sospiro di sollievo: una vittoria del sì avrebbe messo in ulteriore imbarazzo la Svizzera di fronte alla comunità internazionale. Ma il 59% uscito dalle urne conferma il controverso rapporto tra l’opinione pubblica svizzera nei confronti degli stranieri, un sentimento che oscilla tra rifiuto e accoglienza tra le più organizzate d’Europa.

Financial Times: La chiara bocciatura dell’iniziativa di attuazione, che fino a pochi mesi fa sembrava destinata al successo, ha mostrato i limiti dell’influsso dell’ultra conservatrice UDC, vittoriosa in occasione delle legislative dello scorso ottobre.

BBC: questo risultato è un duro colpo per il partito di destra. L’alta partecipazione, superiore al 60%, e la grande maggioranza contro l’iniziativa di attuazione mostrano chiaramente che il popolo era dell’opinione che il partito si sia spinto troppo in là.

Libération: Questo rifiuto netto degli svizzeri rappresenta un brusco stop per l’UDC, un partito noto per le sue campagne contro l’immigrazione e l’Unione europea.

El País: il voto ha evidenziato una volta di più la divisione della società svizzera sul tema della politica di immigrazione e di asilo.

La seconda ragione del fallimento dell’iniziativa è l’UDC stessa, che ha voluto strafare, forzando la mano su un tema su cui era già riuscita ad ottenere ragione una prima volta davanti a popolo e cantoni, obbligando il parlamento ad attuare un giro di vite a livello di espulsioni, commenta il giornale di Lugano. «Con l’alternativa a portata di mano della nuova legge, elaborata su impulso della stessa UDC, molti elettori hanno preferito una soluzione equilibrata a quella più estrema».

La «mobilitazione eccezionale», la «campagna accanita ma trasparente» e il lavoro d’informazione sul terreno hanno pagato, sostiene il 24 Heures. E anche per La Regione Ticino, l’iniziativa dell’UDC è stata respinta in modo chiaro «grazie a una vasta, inedita mobilitazione della “società civile” a Nord delle Alpi». Secondo il Tages Anzeiger, è stata la campagna elettorale «più folle, appassionante e importante da anni».

Il voto di domenica conferma una tendenza in atto da decenni: gli aventi diritto di voto discutono e litigano su quale sia la politica sugli stranieri più adeguata, scartando però le soluzioni fittizie e più estreme come l’iniziativa per l’attuazione, scrive la NZZ. Ad aver unito i detrattori non sono stati soltanto gli interessi della piazza economica, ma anche la volontà di «difendere i diritti fondamentali e la grande minoranza dei residenti stranieri», si legge nell’editoriale comune di La Liberté (Friburgo) e L’Express (Neuchâtel).

La palla nel campo dei magistrati

Ad aver vinto non è la “società civile”, come è stato detto nel campo dei vincitori, ma la fiducia di una maggioranza di elettori, per i quali l’applicazione dell’iniziativa per l’espulsione accettata dal parlamento è sufficiente per allontanare effettivamente i criminali dal paese, osserva la Basler Zeitung, giornale di cui il democentrista Christoph Blocher è tra gli azionisti principali.

Secondo il quotidiano renano, si può parlare di una vittoria della Svizzera liberale soltanto se la gente e le loro proprietà in Svizzera saranno meglio protette. «La fiducia nella giustizia è positiva e corretta. Ma da ieri è sul banco di prova», avverte.

Il partito ha perso un po’ di credibilità, ma non esce indebolito dallo scrutinio e il suo messaggio anti stranieri rimane portante, fa notare la Tribune de Genève. E anche dopo il no, rammenta il Tages Anzeiger, la Svizzera possiede una delle leggi sugli stranieri più severe d’Europa.

«Nell’euforia per la vittoria, i contrari sbaglierebbero a considerare la sconfitta di giornata dell’UDC come una disfatta. Innanzitutto perché ora i magistrati dovranno applicare la nuova legge e dimostrare nei fatti il giro di vite in materia di espulsioni», sottolinea il Corriere del Ticino. Se non lo facessero, ammonisce, l’UDC avrebbe buon gioco a tornare all’attacco e a conquistare i favori popolari.

Oltre il 40% dei votanti (quelli che hanno votato a favore dell’iniziativa) hanno ritenuto che la loro voce non era stata ascoltata. La palla è ora nel campo dei giudici e dei cantoni: tocca a loro mettere in atto l’iniziativa dell’UDC nella sua versione parlamentare, scrive Le Matin. «Gli svizzeri hanno accettato ieri di fidarsi di loro. Ora si tratta di onorare questa fiducia».

swissinfo.ch

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