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Federali 2015


L’elettorato ha voglia di stabilità




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Ad approfittare del clima economico dovrebbero essere soprattutto i partiti borghesi.  (Keystone)

Ad approfittare del clima economico dovrebbero essere soprattutto i partiti borghesi. 

(Keystone)

La decisione della Banca nazionale svizzera di non più difendere il tasso minimo di cambio franco-euro getta ombre sullo sviluppo economico del paese e si traduce in un desiderio di stabilità da parte dell’elettorato. È una delle indicazioni che emerge dal barometro elettorale della SRG SSR a poco meno di sette mesi dal voto.

Dal precedente sondaggio, effettuato nel settembre 2014, è intervenuta soprattutto una nuova variabile: l’abbandono a metà gennaio della politica del tasso di cambio minimo tra franco ed euro da parte della Banca nazionale svizzera. Questa decisione ha suscitato «paure di peggioramento del clima economico» ed è sfociata in un’accresciuta «voglia di stabilità» tra l’elettorato. Un’evoluzione che dovrebbe andare a vantaggio soprattutto dei partiti borghesi, in primis il Partito liberale radicale (PLR), rileva Claude Longchamp, responsabile dell’istituto gfs.bern, che ha eseguito il sondaggio per conto della SRG SSR. 

Per il sondaggio, l’istituto gfs.bern ha intervistato telefonicamente 2'017 persone nelle tre regioni linguistiche tra l’11 e il 19 marzo 2015.

Il margine d’errore è del +/- 2,2%.

Liberali radicali ritrovano fiducia

Dal sondaggio effettuato a metà marzo, emerge infatti che il PLR – dopo quasi trent’anni di continua regressione – dovrebbe questa volta riuscire a invertire la tendenza. Il partito guidato da Philipp Müller sembra essere riuscito a porre fine alla smobilitazione del suo elettorato e, stando al sondaggio, conquisterebbe il 16,3% dei suffragi (+1,7% rispetto alle ultime elezioni del 2011).

Contrariamente a quattro anni fa, quando aveva registrato un’emorragia di voti verso una ‘new entry’ come il Partito verde liberale (PVL) e in parte verso l’Unione democratica di centro (UDC), questa volta il PLR dovrebbe riuscire a richiamare all’ovile i suoi elettori. Questo in particolare grazie a una campagna elettorale giudicata fin qui riuscita dagli intervistati e alle competenze riconosciute al PLR per quanto concerne le tematiche economiche.

A registrare una leggera progressione dovrebbe essere anche il Partito socialista (PS), dato al 19,6%, ovvero lo 0,9% in più rispetto al 2011. Il PS dovrà però fare attenzione a mantenere alta la mobilitazione dei suoi elettori, poiché negli ultimi mesi la tendenza è negativa, ha rilevato Longchamp. Se in settembre il 70% dell’elettorato del PS aveva dichiarato che si recherà sicuramente alle urne, questa proporzione era solo del 51% in marzo.

Sempre a sinistra, il Partito ecologista (PES) fa un po’ meglio rispetto al sondaggio di settembre, ma perde lo 0,9% dei consensi rispetto alle federali del 2011.

A destra, l’UDC, il più importante partito svizzero, dovrebbe mantenersi sui livelli di quattro anni fa. Nel 2011 il partito di Toni Brunner conquistò il 26,6% delle preferenze. Se si fosse votato a metà marzo, avrebbe invece incassato il 26,2% dei voti. Dall’ultimo sondaggio, l’UDC è però progredita dell’1,6%. La campagna incentrata su temi come il controllo dei flussi migratori, in cima alla lista dei problemi più urgenti da risolvere agli occhi degli intervistati, sembra rivelarsi pagante.

Lo smacco subito dal Partito popolare democratico (PPD) l’8 marzo scorso, quando il 75,4% dei votanti ha bocciato la sua iniziativa per alleggerire il carico fiscale delle famiglie, non sembra per contro avere pesato oltre misura. Il PPD dovrebbe attestarsi all’11,8%, lo 0,5% in meno rispetto a quattro anni fa, ma lo 0,6% in più rispetto al precedente sondaggio.

Nuovi partiti col fiatone

L’insuccesso dell’iniziativa per sostituire l’IVA con un’imposta sull’energia, spazzata via l’8 marzo da ben il 92% dei votanti, sembra per contro pesare sul Partito verde liberale. Dato al 7,3% in settembre, il PVL è sceso al 5,6%, una quota simile a quella di quattro anni fa. Finora apparso come un vincente, il partito nato nel 2007 si è ritrovato dall’oggi al domani nelle vesti «del più grande partito perdente», come ha titolato un quotidiano svizzero.

Se nel 2011 il PVL aveva potuto approfittare di un travaso di voti dal PLR, questa volta la corrente dovrebbe andare in senso contrario. «Probabilmente molte persone che avevano votato PVL considerano la politica di questo partito troppo verde e troppo poco liberale», osserva Longchamp.

Non dovrebbe andare meglio all’altra formazione da poco arrivata sulla scena politica nazionale. Il Partito borghese democratico (PBD), che nel 2011, tre anni dopo la sua nascita, aveva conquistato il 5,4% dei voti, rischia di subire una netta battuta d’arresto, perdendo lo 0,8% e facendosi superare dal PVL. «Ancora un anno e mezzo fa, gli elettori del PBD erano molto motivati. Poi sono sopraggiunte le sconfitte nel canton Berna [bastione del partito] e, più di recente, a Basilea Campagna, dove il partito è uscito decimato. Ciò ha portato a una grande smobilitazione», sottolinea il responsabile dell’istituto gfs.bern.

Flussi migratori ed Europa prima di tutto

Per quanto concerne le preoccupazioni degli elettori, la questione dei flussi migratori è ancora una volta, come già detto, saldamente in cima alla lista. Il 49% degli intervistati – il 6% in più rispetto al precedente sondaggio – ha infatti indicato che si tratta del primo o del secondo problema più urgente che la politica svizzera deve risolvere.

Al secondo posto - «ed è una novità che sia così in alto», rileva Longchamp – vi è la questione delle relazioni con l’Unione Europea e della crisi dell’euro. Il 24% delle persone contattate lo ha annoverato tra i due problemi prioritari.

Seguono l’ambiente (12%), la disoccupazione (11%) e le assicurazioni sociali (10%).

Sganciare il franco dall’euro, una mossa giusta

Per questo sondaggio, l’istituto gfs.bern ha anche chiesto agli intervistati se ritenessero corretta o meno la decisione della Banca nazionale svizzera di non difendere più il tasso minimo di cambio franco-euro. Il 56% ha detto di ritenerla una scelta giusta, mentre solo il 17% sbagliata. Il 27% non ha invece espresso opinione in merito.

Il tasso di approvazione è particolarmente elevato tra gli elettori di centro e di destra, con percentuali che raggiungono l’83% per il PBD e il 78% per il PLR. Tra i socialisti la proporzione è invece del 54%, mentre tra gli ecologisti del 43%.

Un altro aspetto emerso dal sondaggio è il probabile elevato tasso di partecipazione. Il 48% degli intervistati ha infatti dichiarato che si recherà «sicuramente» alle urne in ottobre e il 26% «probabilmente». «È un anno record – osserva Longchamp. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che viviamo in un’epoca molto politicizzata».

swissinfo.ch

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